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Cultura > Arte > 13 Aprile 2012

Presentata la mostra "Il tempo sospeso. La storia del Monte di Pietà di Gorizia"

Il tempo sospeso

Gorizia (GO) - Oltre 3700 pezzi archivistici, databili fra il 1831 e gli anni Settanta del ‘900, riordinati e inventariati nell’ultimo decennio - fra il 2002 e il 2012 – compongono oggi il patrimonio documentario dell’Archivio Storico del Monte di pietà e della Cassa di Risparmio di Gorizia, integrato dai documenti di altri istituti di credito confluiti nel tempo, a seguito di processi di liquidazione e incorporazione. Un archivio articolato e prezioso per la possibilità che offre di “raccontare” il suo tempo e la storia di diverse generazioni che, sul territorio isontino e in città, si sono succedute nei 180 anni dalla costituzione del Monte dei pegni per iniziativa del conte Giuseppe Della Torre Valsassina.

E a vent’anni dall’avvio ufficiale dell’attività della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, il certosino e capillare lavoro di archiviazione realizzato dagli studiosi Luca Olivo e Lucia Pillon, su incarico della Fondazione Carigo, si traduce nella grande mostra Il tempo sospeso. La storia del Monte di pietà di Gorizia (1831-1929). Tra beneficenza e credito che, da sabato 21 aprile fino al 30 settembre 2012, sarà allestita negli splendidi spazi espositivi di Palazzo Della Torre a Gorizia, celebrando la storia e le vicissitudini di un istituto intimamente intrecciato alle sorti e al tessuto sociale della città e dei suoi abitanti. Particolarmente emozionante sarà la perfetta coincidenza di sede e “contenuto” d’indagine della mostra: Palazzo Della Torre è infatti lo storico edificio che ospitò il Monte di pietà e fu sede storica della Cassa di Risparmio goriziana. Il luogo di un “tempo sospeso”, appunto: concetto che la mostra intende evidenziare, proprio per l’assoluta peculiarità della “doppia vita” che i beni acquisiscono quando sono utilizzati a garanzia della restituzione di un prestito: dopo essere costati a chi ne è entrato in possesso, acquistano in pegno uno status particolare e divengono per la stessa persona fonte di introito senza che, per questo, essa sia costretta ad alienarli.

Il progetto è promosso dalla Fondazione Carigo con il contributo della Cassa di Risparmio del FVG ed in collaborazione con la Soprintendenza per i beni storici, artistici ed etnoantropologici e la Soprintendenza Archivistica per il Friuli Venezia Giulia, i Musei Provinciali di Gorizia, la Scuola dei Corsi Merletti e il Liceo Artistico “Max Fabiani” di Gorizia, e si avvale di un Comitato scientifico composto da Lucia Pillon, Luca Geroni, Paolo Iancis e Maddalena Malni Pascoletti. La rassegna gode inoltre del patrocinio del Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dell’ACRI, della Regione autonoma Friuli Venezia Giulia, dell’Ufficio Scolastico Regionale per il Friuli Venezia Giulia - Direzione Generale Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, della Provincia di Gorizia, del Comune di Gorizia e della mediapartnership del quotidiano Il Piccolo.

Il percorso espositivo, nell’allestimento affidato allo Studio Modland di Gorizia, sarà focalizzato in un nucleo centrale, dedicato alle testimonianze dei “pegni”: vecchie carte ed oggetti, composti in una sorta d’installazione, serviranno a ricostruire il vecchio Ufficio dei pegni e a ricrearne le atmosfere. Di suggestivo e certo piacevolissimo impatto visivo sarà la sezione che espone gli oggetti preziosi conferiti alla Fondazione nel 2002, dalla Cassa di Risparmio. Si tratta di gioielli e bigiotterie, con alcuni pezzi d’argenteria, prevalentemente risalenti all’Ottocento e ai primi anni del Novecento, in gran parte connessi a vecchi depositi vincolati, ai quali erano pervenuti negli anni successivi al primo conflitto mondiale, parte dai magazzini del Monte di pietà, parte dall’Ufficio responsabile della tenuta dei depositi giudiziali, rimasti a lungo, perciò, in una condizione di “tempo sospeso”. Interessati nel 2011 da un’attenta catalogazione condotta da Luca Geroni, quindi da un intervento di pulitura e restauro, questi gioielli saranno affiancati da altri simili ma appartenenti a collezioni diverse, e messi in collegamento con dipinti e abiti che, provenienti dalle raccolte dei Musei Provinciali, permetteranno di ricostruirne i contesti.
Una sezione particolare sarà dedicata alle vicende costruttive dell’edificio che fu costantemente la sede del Monte di pietà e della Cassa di Risparmio e al nucleo documentario si affiancherà una selezione di documenti individuati in altri istituti come l’Archivio storico provinciale, l’Archivio di Stato di Gorizia e quello di Trieste, che conserva l’imponente archivio della famiglia Della Torre.

Di notevole interesse si preannuncia il catalogo della mostra. L’edizione, che si colloca in continuità con la precedente Storia di una fondazione. Il conte Giuseppe Della Torre e la Cassa di Imprestanza di Gorizia tra Ancien Regìme e Restaurazione (1753-1831), pubblicata nel 2007, prevede contributi di Gian Paolo Gri, Paolo Iancis, Lucia Pillon, Luca Geroni e Raffaella Sgubin; le schede dei materiali esposti, oggetti preziosi e documenti, sono rispettivamente compilate da Geroni e Pillon. Due brevi interventi richiamano, in chiusura, le collaborazioni allacciate con la Scuola dei Corsi Merletti e con il Liceo Artistico “Max Fabiani” di Gorizia, che hanno prodotto splendidi lavori ispirati alla raccolta di preziosi; agli studenti del Liceo Artistico sarà affidata, inoltre, la conduzione dei laboratori didattici.

Da rilevare, inoltre, la collaborazione attivata con i Musei Provinciali di Gorizia in occasione del Corso di catalogazione dei costumi, che si terrà dal 16 al 20 aprile 2012. Saranno proprio gli allievi del Corso che, guidati da docenti di chiara fama, provvederanno all’allestimento presso la Fondazione dei costumi di proprietà dei Musei Provinciali.

La panoramica sui gioielli dell’Ottocento che prende spunto dalla storia del Monte di pietà prosegue nella contemporanea mostra “Delle mie gioie ed oggetti d’oro…”. Le mode e gli affetti nei gioielli dei conti Coronini Cronberg di Gorizia, allestita nelle Scuderie di Palazzo Coronini Cronberg (viale XX Settembre 14 - Via Coronini 1) aperta da domenica 22 aprile e fino al 2 settembre 2012. Per la prima volta saranno esposti i gioielli dei conti Coronini Cronberg: un’opportunità unica per scoprire il gusto di un’epoca, ma soprattutto il modo in cui una famiglia della nobiltà goriziana dell’Ottocento seppe recepire le mode, le tendenze e le convenzioni sociali che, tra il XIX e l’inizio del XX secolo, condizionarono la produzione, le forme e l’uso dei gioielli. Organizzata dalla Fondazione Palazzo Coronini Cronberg, realizzata grazie al sostegno e con la collaborazione della Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia, la mostra, curata da Cristina Bragaglia Venuti e Maddalena Malni Pascoletti, poggia sulle numerose tracce fornite dalle ventilazioni ereditarie, da elenchi compilati all’epoca della Seconda Guerra Mondiale e dalle iscrizioni apposte sugli oggetti stessi che hanno consentito di individuare, all’interno della preziosa collezione lasciata dal conte Guglielmo Coronini, i gioielli più strettamente legati alla famiglia. Su queste basi sono stati selezionati 108 pezzi, su un totale di oltre trecento. Un ruolo assai significativo per la composizione della collezione è stato giocato nel tempo da due figure femminili che entrarono a far parte della famiglia Coronini attraverso il matrimonio: Carolina Ritter de Zàhony e Olga Westphalen Fürstenberg, rispettivamente nonna e madre del conte Guglielmo. Grazie alla loro rete di parentele, nei primi anni del Novecento i Coronini entrarono in possesso di cospicue eredità comprendenti arredi, dipinti e numerosi gioielli. Lungo il percorso espositivo della mostra, accanto agli ornamenti appartenuti alle diverse generazioni di Coronini, si troveranno dunque anche gioielli legati ad altri importanti rappresentanti della nobiltà e dell’alta borghesia goriziana, come Heinrich e Angiolina Ritter de Zàhony, i banchieri di origine inglese Smart e i baroni Löhneysen. I gioielli esposti rappresenteranno, per varietà di forme e tipologia, uno spaccato in linea con il gusto diffuso presso la grande aristocrazia e le case regnanti di tutta Europa. Attraverso le nove sezioni in cui è suddivisa la mostra la raccolta Coronini offrirà una testimonianza significativa della straordinaria varietà del gioiello ottocentesco, soggetto a rapidi mutamenti sotto la spinta di mode e tendenze suggerite da regine e imperatrici, ma anche da eventi storici, scoperte scientifiche e tecnologiche.

Accanto ai preziosissimi gioielli esibiti dall’alta nobiltà a corte o nelle serate mondane, in cui dominava lo sfavillio dei diamanti e l’iridescenza delle perle, nel corso del XIX secolo si assiste per la prima volta all’affermazione di una produzione in serie, in parte meccanizzata, di ornamenti meno costosi, destinati principalmente alla borghesia, la nuova classe emergente che inseguiva, anche attraverso l’ostentazione di ornamenti preziosi, la propria affermazione sociale. Questi gioielli, strettamente legati ai capricci e alle bizzarrie della moda, che si ispirava contemporaneamente alle forme dello stile Gotico, del Rinascimento e del Rococò, ai monili degli etruschi e degli antichi egizi, alla natura, alle scoperte tecnologiche e alle attività sportive, incontrarono in realtà un ampio apprezzamento anche presso le classi aristocratiche.
Inoltre, il confronto con materiale documentario, dipinti e fotografie, che accompagnerà i gioielli nel suggestivo allestimento ideato dallo studio Modland di Gorizia, permetterà di focalizzare le “gioie” non solo come beni materiali, ma come un patrimonio di ricordi e di valenze direttamente legato alla sfera dei sentimenti e degli affetti più cari. Il testamento di Angiolina Ritter de Zàhony, da cui è tratto il titolo della mostra, è da questo punto di vista illuminate. Nei due lasciti con cui dispose la suddivisione “Delle sue gioie ed oggetti d’oro” fra la figlia Carla Coronini e la nipote Eleonora Palffy Daun, la nobildonna non mancava di ricordare le circostanze, liete o tristi, a cui erano legati o le persone da cui li aveva ricevuti. “Gioielli sentimentali”, dunque, ai quali veniva attribuito un particolare valore simbolico e affettivo per il fatto di essere pegni d’amore, segni d’amicizia, o ricordi legati a una persona cara scomparsa. Da segnalare, infine, fra le testimonianze all’interno della raccolta Coronini, una significativa presenza di ornamenti maschili: catene da orologio appesantite da ciondoli, anelli, gemelli, bottoni da sparato e spilloni da cravatta, arricchiti da gemme preziose o connotati da forme fantasiose, confermano come anche i conti Coronini prestassero attenzione a quei piccoli, ricercati dettagli che spesso costituivano per l’abbigliamento maschile, solitamente piuttosto sobrio e monotono, le uniche concessioni al mutare della moda e del gusto.

Durante il periodo di apertura delle due mostre sono previsti numerosi eveIl tempo sospesonti collaterali, realizzati con il concorso delle diverse realtà operanti sul territorio: ricordiamo che la messa in rete e la creazione di sinergie mirate alla promozione e allo sviluppo culturale e turistico del territorio è, oggi più che mai, uno dei principali obiettivi perseguiti dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Gorizia.

Info: www.fondazionecarigo.it

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