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Cultura > Teatro > 02 Novembre 2011

"Lei dunque capirà" in scena alla Sala Bartoli dal 3 al 6 novembre

"Lei dunque capirà" con Daniela Giovanetti

Trieste (TS) - Il Cairo, Vienna, Budapest, Innsbruck… applausi in tutta Italia, repliche a Roma in due stagioni diverse, l’apprezzamento della critica e del pubblico fin dall’esordio nel 2006… Ed ora il coronamento: l’invito dell’Istituto di Cultura Italiano a New York dove lo spettacolo sarà dato l’11 novembre alle 18 alla Casa Italiana “Zerilli Marimò” alla presenza dell’autore che poi terrà un dibattito sullo spettacolo, condotto da Ingrid Rossellini (docente di letteratura italiana ad Harvard e figlia di Ingrid Bergman e Roberto Rossellini).

La presentazione di "Lei dunque capirà" rientra nell’ambito di una due giorni che l’Istituto Italiano di Cultura di New York dedica a Claudio Magris: il giorno precedente, infatti, è in programma presso la sede dell’Istituo a Park Avenue , la Third Gaetano Salvemini Honorary Lecture dal titolo Claudio Magris: Borders of Identity, al termine della quale Magris dialogherà con il giornalista Edwin Frank del New York Review of Books

"Lei dunque capirà" di Claudio Magris è una delle più felici produzioni che lo Stabile regionale ha presentato negli ultimi anni: diretto da Antonio Calenda e interpretato da una Daniela Giovanetti assolutamente emozionante, lo spettacolo dà seguito al prezioso rapporto di reciprocità dello Stabile con il grande germanista, intellettuale, scrittore triestino, iniziato nel 2003 con la bella messinscena de "La Mostra".

Prima di approdare negli Stati Uniti, "Lei dunque capirà" andrà in scena per poche repliche alla Sala Bartoli dal 3 al 6 novembre (alle due repliche inizialmente programmate il 3 e 4 novembre, ormai completamente esaurite, si sono aggiunte altre due, sabato 5 novembre alle ore 21 e domenica 6 novembre alle ore 17): un’occasione per riapprezzare una rara, commovente prova d’attrice, uno spettacolo poetico e coinvolgente.

Rispetto al resto dell’opera di Claudio Magris, "Lei dunque capirà" infatti è sorprendente: topoi della sua scrittura come il tema del disincanto, i richiami alla cultura mitteleuropea (evocata qui da suggestive atmosfere kafkiane) percorrono un testo che si incentra però su una storia intima ed avvincente, sulla verità e l’impossibilità di un amore struggente e totale, raccontato in una dimensione che gioca sul filo fra realtà e metafora, rifacendosi al mito d’Orfeo.

Suggestioni che Antonio Calenda ha tradotto sul palcoscenico costruendo un universo di spazi, luci, ombre, suoni ove il realismo si fonde al mistero. È la rappresentazione attuale dell’Averno, così come lo intuisce Magris, così come lo sente Calenda: una casa silenziosa e grigia, essenziale negli arredi, inquietante talvolta. Forse una casa di riposo… Un posto, comunque, ove si entra per non uscirne più: come vorrebbe la sorte di Euridice, la toccante figura monologante cui Daniela Giovanetti si avvicina intrecciando appassionate memorie e malinconica dolcezza a una lancinante, femminile determinazione.

La protagonista al suo uomo ha dato e insegnato tutto: a scrivere, a misurarsi con la vita, ad amare e ad essere generoso, coraggioso… Fino all’estremo sacrificio che – lasciandosi travolgere da un meraviglioso mare di nostalgie e ricordi – la donna confida ora al misterioso Presidente che la sta ad ascoltare: è stata lei a chiamare il suo Orfeo, a costringerlo a guardarla, rimandandola nell’Averno…

Il racconto antico vuole invece che Orfeo straziato – dopo aver perso la propria sposa, morsa da un serpente – l’insegua, e con il suo canto commuova a tal punto Persefone, da ottenere di riportarla con sé sulla terra. A condizione che l’uomo non si volga mai a guardarla prima di essere uscito dall’Ade: ma egli, misteriosamente, non resiste, ed Euridice viene restituita per sempre suo destino di morte.

La novità e le ragioni della scelta di Magris rappresentano il punto focale della sua rilettura del mito greco: che in Lei dunque capirà appare arricchito di induzioni attuali che ci toccano profondamente.
Pur conservando il senso profondo del mito originale i suoi moderni Orfeo ed Euridice sono tratteggiati nella loro umanità, conosciamo ogni vibrazione del loro animo: la reciproca nostalgia, i sogni, la forza di Euridice, le fragilità di Orfeo, l’egoismo, l’amore, i sensi di colpa, la gioia assoluta e disarmante che solo chi ama conosce. Per la prima volta, forse, nella storia del teatro è lei a raccontare la propria storia «(…) la felicità, il vuoto, la catastrofe, la pienezza insostenibile di stare insieme».

Per l’allestimento di Lei dunque capirà Antonio Calenda si è avvalso dell’apporto di Pier Paolo Bisleri – per la creazione della scenografia – di Elena Mannini per i costumi e di Nino Napoletano per la concezione del disegno luci.

La Stagione 2011-2012 del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia va in scena grazie al sostegno della Fondazione CRTrieste.

Informazioni dettagliate sulla stagione nonché su tutte le formule di abbonamento con i relativi prezzi, sono disponibili in tutti i punti d’informazione e vendita del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia: assolutamente nuovo e dedicato agli studenti universitari, dal 2011-2012 parte il punto vendita di Radio Incorso, nel campus universitario.

Tutta la stagione e le possibilità di adesione ai diversi cartelloni sono illustrate anche sul sito www.ilrossetti.it; inoltre il Teatro può essere contattato telefonicamente al centralino 040.3593511.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Politeama Rossetti - Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

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