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Cultura > Teatro > 15 Ottobre 2011

“Svola cicogna”: imprevedibile e divertente farsa kafkiana in scena al Teatro Bobbio

di Claudio Bisiani

Ariella Reggio e Fulvio Falzarano - “SVOLA CICOGNA” (foto©Marino Sterle)

Trieste (TS) - Stati di allucinazione collettiva o comico delirio di massa? Non è l'ambigua diagnosi di un cervellotico psicoterapeuta freudiano e nemmeno il sottotitolo di una riedizione de “L'ultima follia di Mel Brooks”, ma davvero poco ci manca. Il testo brillante in dialetto triestino di Enrico Luttmann “Svola cicogna”, che ha inaugurato la nuova stagione di prosa della Contrada al Teatro Bobbio, sconfina abbondantemente nella farsa demenziale. Tanto che, alla fine dello spettacolo, viene da chiedersi se tutta la kafkiana vicenda si sia probabilmente svolta in un centro di salute mentale.

L'inizio della storia è invece ben altra cosa, perché i protagonisti di questa imprevedibile e surreale parodia si presentano in scena come soggetti all'apparenza normali: un premuroso neo-papà, Giorgio Renzi, una fresca neo-mamma, i genitori di lei e un giovane medico, in vero un po' distratto e alquanto bizzarro. Insomma, l'intero quadretto sembra rientrare abbastanza nella norma e racchiudere alcuni di quegli effetti emotivi e psicologici che spesso l'arrivo di un figlio determina in una famiglia. Il problema è che l'eccitazione collettiva per il “lieto evento” inizia a trasformarsi in furore di massa, causando comportamenti sempre più assurdi e paradossali. Lo stress e le paranoie della moglie, l'invadenza ossessiva della suocera logorroica, l'ottusità del suocero “cagnolino” e l'eccentricità del medico cominciano così progressivamente a degenerare.

Una degenerazione collettiva che ben presto assume le sembianze di un gigantesco incubo. Alla faccia delle gioie della paternità! L'inconsapevole neonato – ignobilmente chiamato Fidardo – scatena infatti attorno a sé un fuoco incrociato contro il malcapitato Giorgio, accusato di esser un cattivo padre, un pessimo marito, perfino un violentatore di donne e un seviziatore di infanti. Robe da matti, pensa a ragione l'attonito neo-papà, che si ritrova sempre più invischiato in una rete soffocante e ormai senza via d'uscita. Almeno che tutta questa delirante tragicommedia non sia davvero il classico brutto sogno da cui risvegliarsi. O forse solo l'inizio di un incubo ancora peggiore...

Per la regia di Francesco Macedonio, “Svola cicogna” si gioca sul forte affiatamento di un cast di interpreti brillanti che nella sapiente presenza attoriale, nel rispetto dei tempi comici, nel perfetto contrappunto dei botta e risposta si muovono come un orologio svizzero sul palcoscenico: da Fulvio Falzarano, nei panni di Giorgio, a Marzia Postogna, nel ruolo della moglie; da Maria Grazia Plos e Adriano Giraldi, due suoceri eccezionalmente insopportabili, a Massimiliano Borghesi, medico “fora coi copi”, fino all'adorabile Ariella Reggio, teutonica psicanalista molto più di scuola nazista che freudiana... Senza dimenticare la frizzante penna di Enrico Luttmann, autore di una “farsa nera” – come lui stesso l'ha definita – che strizza l'occhio, per la stesura surreale del testo, ad “Alice nel paese delle meraviglie” di Carroll e attinge spunti comici da pellicole culto come “Frankenstein Junior”, un'altra straordinaria follia cinematografica firmata Mel Brooks.

Un mix esplosivo di paradossi e colpi di scena che raccoglie i meritati applausi di un pubblico forse un po' spiazzato dall'inaspettata demenzialità della storia. Forse perché, proprio come nella follia o nell'invenzione, anche l'estro creativo necessita a volte di un temerario e demenziale salto dell'ostacolo. Di un incosciente avventurarsi al di fuori del banale. Di uno spregiudicato viaggio in terre sconosciute che solo con una provocatoria fantasia – di autori, scrittori, attori, musicisti, pittori, artisti e perfino critici un po' “fuori di testa” – è possibile realizzare.

“Svola cicogna” si replica al Teatro Bobbio fino a domenica 23 ottobre. Spettacoli serali alle 20.30, pomeridiani (martedì e domenica) alle 16.30.

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