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Cultura > Teatro > 20 Febbraio 2007

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“Il letterato Vincenzo”: omaggio de L’Argante a Umberto Saba

statua di Umberto Saba a Trieste

Trieste (TS) - Nell’ambito del grande e multiforme omaggio che sarà reso quest’anno ad Umberto Saba in occasione del cinquantenario dalla morte, la compagnia teatrale indipendente L’ARGANTE - che vanta un repertorio quanto mai vario, spaziando dai classici alla drammaturgia contemporanea, con produzioni proposte nell’ambito di numerose manifestazioni cittadine e regionali (Musei di sera, Le vie del caffè, Estate a Villa Manin, La biblioteca passa per…) – ha scelto di mettere in scena un lavoro giovanile (e molto poco conosciuto) del grande poeta e scrittore triestino.
Lo spettacolo, diretto da Corrado Travan, è realizzato da L’Argante con il contributo dell’Assessorato alla Cultura della Regione Friuli Venezia Giulia, che ha voluto attivamente collaborare alla realizzazione di questo omaggio a Umberto Saba.
Sabato 24 febbraio alle 20.30 (con replica domenica 25 alle 16.30) il Teatro Miela di Trieste ospita “Il letterato Vincenzo”. Si tratta dell’unico testo teatrale di Saba che ci sia giunto completo. Andò in scena solo una sera del 1913, a Trieste, davanti ad un pubblico pregiudizialmente ostile, e non fu mai più rappresentato. E’ indubbiamente una prova giovanile, un tentativo, compiuto, però, da un Saba già poeta, già conscio di sé e del proprio talento, e già segnato dai dolori, dai timori e dalle manie o fissazioni che lo accompagneranno lungo tutta la vita.
In questo piccolo testo, opera di un artista forse ancora un po’ esitante nel trattamento di dialoghi e voci recitanti - di questa qualità sabiana saranno, un giorno, eccellenti testimonianze molti versi, e soprattutto molte pagine dell’Ernesto - si trovano in nuce temi e riflessioni che innerveranno poi l’intera produzione di Saba: il mestiere del poeta, la paura della decadenza e della malattia, il vittimismo (storico e cosmico), il doppio e alternato complesso di inferiorità e superiorità, l’egoismo e la bontà, e soprattutto i rapporti familiari, o, meglio, i rapporti coniugali.
E’ questo, infatti, il tema principale della breve pièce sabiana: una crisi fra marito e moglie, scandita ed accompagnata dal mistero dell’innamoramento, della bellezza, del carattere, e poi dal dolore oscuro della separazione, dell’orgoglio, della nostalgia.
Ed è inutile far notare quanto sia forte, in tutto ciò, l’impronta autobiografica: Saba, molto prima di conoscere le tecniche psicanalitiche, capì che un ottimo sistema per liberarsi dai propri segreti è quello di raccontarli agli altri, e quindi mise in scena se stesso, la propria moglie (il personaggio femminile si chiama Lena) e la loro storia.
Nel rileggere e rivedere sul palcoscenico Il letterato Vincenzo sembra di entrare nell’officina dell’artista, di scoprire il modo semplice, a volte ingenuo, con cui appaiono per la prima volta alcuni degli spunti che troveranno nella sua opera seguente ben altri sviluppi estetici.
Una produzione, questa dell’Argante, che vuole essere quasi un viaggio sentimentale verso il grande poeta, un’occasione per riascoltarne la giovane voce mentre si sforza di tradurre in arte le proprie debolezze, e quelle in cui molti possono riconoscersi.
In occasione del cinquantenario dalla scomparsa di Saba, dare una nuova possibilità a questo testo, dopo 94 anni, sembra all’Argante un giusto omaggio al suo autore, e può rivelarsi, forse, un modo di dimostrare al maggiore poeta triestino, e ad uno dei più grandi poeti italiani, l’affetto che gli negò quel pubblico di quasi un secolo fa.
In scena gli attori Francesca Campello, Giulio Cancelli, Giulio Morgan, Fabio Musco e Corrado Travan, che firma anche la regia. Al pianoforte Marco Barbato, mentre le scene sono di Gabriele Cancelli.

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