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Cultura > Arte > 13 Febbraio 2007

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Colore e luce: in mostra le opere di Ennio Cervi

di Claudio Bisiani

Ennio Cervi

Trieste (TS) - La luce come gioco, ricerca ed elaborazione. La luce come fonte primigenia di creazione pittorica e architettonica. Le opere di Ennio Cervi si nutrono di luce, vivono attraverso sfumature, trasparenze, opacità e rifrazioni che danno vita a multiformi tonalità di colore. Per festeggiare gli ultimi dieci anni di attività del pittore triestino, il 1° febbraio presso il Museo della Comunità ebraica di Trieste “Carlo e Vera Wagner”, è stata inaugurata una mostra dei suoi lavori più recenti. Per l’occasione Ennio Cervi, prima di tutto apprezzato architetto, ne ha curato l’allestimento nei rinnovati spazi espositivi al primo piano del museo ebraico di via del Monte.
Nella personale sono esposti quadri di grande sensibilità pittorica nei quali l’impatto cromatico è decisivo ed eloquente. I soggetti ritratti, sostenuti da un segno delicatamente vigoroso, ci immergono nel mondo acquatico dove le sfumature di verde e blu degradano, si rafforzano, trasmutano, per sciogliersi in opacità trasparenti. «Opere – ha evidenziato il critico Luisa Crusvar - piene di vibrazioni, evanescenze e liricità. Una pittura poetica, quasi demiurgica, che vive per se stessa».
L’intero percorso espositivo raccoglie l’ultima tappa, il decennio 1996-2006, dell’iter artistico di Ennio Cervi. Così, dopo i periodi del bianco e nero, dei colori acrilici pastello, ecco soprattutto negli ittiogrammi la svolta tra frustoli di fossili e cupi abissi marini dove i colori si rafforzano fino a tendere al nero più completo. Quasi un azzeramento totale, una voglia di ritorno all’ancestrale, senza per questo fare tabula rasa del passato, con il richiamo a salpare verso nuovi e sconosciuti orizzonti di luce, verso nuove sfide stimolanti di colore. Tonalità scure, pennellate blu intenso, incisioni e schegge di luce bianca a rappresentare sciami di pesci che invadono le profondità marine creando nel dipinto quasi una sorta di scrittura antica e misteriosa.
Nell’osservare in parallelo alcuni lavori esposti, si evidenzia una contaminazione di matrice tipicamente fotografica, un altro antico amore di Cervi, che porta l’artista a realizzare una sequenza di quadri, uno di fianco all’altro, quasi fotogramma per fotogramma. Una formula che dà grande slancio e movimento all’esposizione, analizzando da più punti di vista e cogliendo da diverse prospettive uno stesso soggetto. Forse la volontà di far vedere la realtà come essa è: sfuggente, parziale, multiforme, mutevole e sempre soggettivamente interpretabile. Anche se con uno spirito vivo e vitale, teso alla costante ricerca di una pittura che non accetta limiti e si mette ogni volta in gioco.
La mostra di Ennio Cervi sarà visitabile fino al 29 marzo, il martedì dalle 16 alle 18, il giovedì dalle 10 alle 13 e la domenica dalle 17 alle 20. Per maggiori informazioni è possibile contattare il Museo “Carlo e Vera Wagner” allo 040-636919.

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