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Cultura > Film > 18 Maggio 2011

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“L’innocente” di Visconti nel quarto appuntamento di "Venerdì Liberty" al Salone degli Incanti

L’innocente” (1976) di Luchino Visconti

Trieste (TS) - Il ciclo di appuntamenti dei “Venerdì Liberty”, proiezioni e conferenze a ingresso libero nella sede dell'Auditorium della ex Pescheria – Salone degli Incanti, prosegue venerdì 20 maggio, alle ore 17.30, con L’innocente” (1976) di Luchino Visconti, il quarto titolo della rassegna di film, organizzata dall'Area Cultura del Comune di Trieste in collaborazione con La Cappella Underground. Presentazione a cura di Luciano De Giusti (Università di Trieste).

“L’innocente” è l’ultimo film di Visconti, che morì dopo averne approntato un primo montaggio e che fu presentato al Festival di Cannes 1976, due mesi dopo la sua scomparsa.
Il film si apre con un’inquadratura che riporta un dettaglio della mano dello stesso regista milanese che sfoglia una vecchia edizione dell’omonimo romanzo (1892) di Gabriele D’Annunzio, da cui il film è tratto, seppur con profonde differenze strutturali, narrative e figurative. Ambientato nella Roma umbertina del 1891, narra le vicende di Tullio Hermil (Giancarlo Giannini), aristocratico libertino che non dimostra remore nell'esibire pubblicamente la propria relazione extra-coniugale. Ma allorché apprende dell’amicizia tra la moglie (Laura Antonelli) e il letterato di origini popolari Filippo D'Arborio, cerca di riconquistarla; dopo aver saputo che la moglie è incinta di un figlio adulterino, la sua gelosia si rivolge al nascituro.

Girato principalmente a Roma, Visconti utilizzò come set principale Villa Mirafiori, residenza costruita nel 1874 per Rosa Teresa Vercellana, poi contessa Fontanafredda e Mirafiori, moglie morganatica di Vittorio Emanuele II. Gli studenti della Facoltà di Lettere dell’Università di Roma, che il palazzo oggi ospita, possono ancora vedere le porte e i plinti che l’art director Mario Garbuglia e i suoi assistenti dipinsero espressamente per Visconti, che intendeva evocare nel modo più vivido possibile l’ambiente fin-de-siècle del romanzo di D’Annunzio.

I costumi e gli arredi, storicamente accurati, sono infatti frutto di un lungo lavoro di documentazione tratto da foto, ma anche da copie di quadri, disegni e stampe, che servirono come elemento di confronto, ma anche come strumento di appropriazione del codice artistico di un periodo, con l’obiettivo di elaborare da esso un progetto originale.

Se infatti in Visconti il realismo sembra naturale, esso è invece costruito, carico di simbolismi, e presenta inquadrature, prospettive e illuminazioni consapevoli, ideate con l’obiettivo di trasmettere l'atmosfera di una scena e le emozioni del protagonista e di innalzare il dramma al di sopra della vita quotidiana.
Non da meno è il modo in cui Visconti ingrandisce la sensazione di tridimensionalità attraverso un largo impiego di specchi, che utilizza per la costruzione dell’immagine e per mostrare lo spazio alle spalle della cinepresa, creando l’illusione che il mondo non si fermi sul margine dello schermo.

Il prossimo appuntamento con i “Venerdì Liberty” è il 27 maggio con “Isadora” (1968) di Karel Reisz, che ripercorre la biografia della danzatrice Isadora Duncan (1878-1927) e ne rievoca le tappe del successo e gli incontri sentimentali prima della tragica fine.

INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste





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