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Cultura > Film > 11 Maggio 2011

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Venerdì Liberty al Salone degli Incanti: il 13 maggio si proietta “Szindbád” di Zoltán Huszárik

Scena da "Szindbád", film di Zoltán Huszárik

Trieste (TS) - “Szindbád” (1971) di Zoltán Huszárik, è il titolo del film in programma venerdì 13 maggio, all'Auditorium della ex Pescheria – Salone degli Incanti, per il ciclo “Venerdì Liberty”, proiezioni e conferenze a ingresso libero, organizzato dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste in collaborazione con La Cappella Underground.

Il film - in edizione originale con sottotitoli italiani che sarà presentato da Annamaria Percavassi (Alpe Adria Cinema / Trieste Film Festival) – narra la vita e le memorie del viaggiatore e casanova Szindbád (Zoltán Latinovics), all’inizio del Novecento. E con uno sguardo inedito sull'Europa Centrale, negli ultimi anni dell'Impero Austro Ungarico, visti attraverso un prisma che rimanda alle storie delle Mille e una notte. Tratto dall'omonimo romanzo del 1911 dello scrittore decadente Gyula Krúdy, il capolavoro di Huszárik si caratterizza per i colori caleidoscopici e per le immagini cristalline, frutto di un'accuratissima fotografia di Sándor Sára che si ispira alle atmosfere estetizzanti dell'Art Nouveau. È considerato dalla critica come uno dei dieci migliori film mai prodotti in Ungheria.

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"Szindbád" (Ungheria, 1971, col., 90’), con Zoltán Latinovits, Éva Ruttkai, Eva Leelossy, è un film fortemente radicato nella cultura ungherese, vagamente ispirato alla biografia dello scrittore del romanzo originario, Gyula Krúdy (1878-1933): una celebrazione della vita, composta attraverso una collezione di ricordi delle esperienze di un'esistenza dedita alla soddisfazione dei sensi, realizzata da un regista noto egli stesso sia come pittore che come viveur. La costruzione dell'opera sfugge dall'impianto narrativo per inseguire le memorie del protagonista attraverso una catena di libere associazioni di immagini, caratterizzate da una squisita bellezza e intercalate attraverso un montaggio estremamente rapido. Ne risulta un effetto caleidoscopico che agisce come un richiamo per i sensi e un invito a sperimentare la vita in tutte le sue forme, che ricrea perfettamente sullo schermo la poetica del romanziere, paragonato spesso per l'enigmaticità trasognante dei suoi lavori a Marcel Proust.

Grazie al portentoso contributo di Sándor Sára nella direzione della fotografia, "Szindbád" si configura come una sinfonia di colori, in cui la componente estetica si sovrappone e prevale sistematicamente sulle pulsioni decadenti del protagoniste, intrise di melanconia e narcisismo, misoginia e ossessione per la morte.
Il grande fascino del film, e la sua originalità, sta proprio nella capacità di rendere il contrasto fra la vanità e la "joie de vivre", celebrando la vita senza dimenticare l'immanenza della mortalità.

INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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