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Cultura > Film > 04 Maggio 2011

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“Venerdì Liberty”: all'auditorium dell'ex Pescheria si proietta "Lautrec" di Roger Planchon

LAUTREC (1998) DI ROGER PLANCHON

Trieste (TS) - Il “Venerdì Liberty”, il ciclo di proiezioni e conferenze a ingresso libero nella sede dell'Auditorium della ex Pescheria – Salone degli Incanti, prosegue venerdì 6 maggio alle ore 17.30, il secondo appuntamento della rassegna di film, organizzata dall'Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste in collaborazione con La Cappella Underground, è con “Lautrec” (1998) di Roger Planchon, che sarà proiettato nell'edizione originale con sottotitoli italiani, presentazione a cura di Martina Palaskov.

La rassegna “Venerdì Liberty” è abbinata alla mostra “Trieste Liberty” allestita nell’ex Pescheria e che – inaugurata il 12 marzo e visitabile fino al 19 giugno - ha già superato i 10.000 visitatori.
“Lautrec” è un film biografico che svela lati inediti del popolare pittore Henri Toulouse-Lautrec, l'artista che meglio di ogni altro ha raccontato, con i suoi quadri e manifesti, il clima della Belle Époque nella Parigi di fine Ottocento.

La breve vita di Lautrec (1864-1901), ultimo erede dei conti di Toulouse, antica famiglia aristocratica di provincia di cui s'intravede il fulgido declino, viene descritta dall'infanzia, complicata da una rara malattia genetica, alla giovinezza dissoluta, fino alla morte alla stessa età di Mozart fra le braccia della madre. La sceneggiatura di Planchon, rinomato regista teatrale, qui al suo terzo lungometraggio dopo “Dandin” (1988) e “Louis, enfant roi” (1992), attinge all'epistolario dell'artista.

Al centro della narrazione vi è l'amore tra Henri (Régis Royer) e Suzanne Valadon, popolana ragazza madre (di Maurice Utrillo), modella per Renoir, Degas, Puvis de Chavannes, prima di diventare una grande pittrice. Altrettanto importanti sono i rapporti di Henri con i genitori, la madre devota (Anémone) e l'eccentrico conte Alphonse (Claude Rich). Viene evocata anche la grande rivoluzione pittorica di fine Ottocento e gli incontri con Van Gogh (Karel Vingerhoets), Bruant (Jean-Marie Bigard), Degas (Victor Garrivier).

Senza seguire le orme di John Huston e del classico “Moulin Rouge” (1952), Planchon mette in scena un bio-pic profondamente accurato nei dialoghi di impronta teatrale, ma nello stesso tempo pieno di colore, di vita e di speranza, immerso nelle immagini e nei suoni della Parigi fin de siècle, con un ampio corredo del carattere maudit della Ville Lumiere.

Non possono mancare il Moulin Rouge e i suoi cancan; le Chat Noir, tabarin per eccellenza in cui le prime canzoni d'autore serie di Aristide Bruant convivevano con numeri del più sordido varietà; i bordelli di lusso, vere e propri regge, impressionanti per magnificenza; i bistrot e le strade e di Montmartre, popolate da pittori, artisti e poeti, ricostruite con grande precisione filologica sulle location originali. Sono questi i soggetti dell'arte pittorica di Toulouse-Lautrec, certamente non riconducibile per quanto riguarda i dipinti ai tratti e allo stile del Liberty; ma Lautrec seppe anche negli stessi anni sintetizzare linea e colore per le esigenze decorative proprie del manifesto, rinnovando completamente ed elevando a dignità artistica la tecnica dell'affiche.

I manifesti di Toulouse-Lautrec, realizzati per vari cabaret o prodotti commerciali, a cominciare da quelli per il Moulin Rouge, ebbero un influsso determinante su tutta la cartellonistica e la grafica posteriori, annullando il confine tra l’arte figurativa e la cosiddetta arte applicata, e anticipando per molti versi il gusto dell'Art Nouveau.

INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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