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Cultura > Teatro > 03 Febbraio 2007

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In scena “Il sorriso di Daphne”

Il sorriso di Daphne

Pordenone (PN) - Da venerdì 2 a domenica 4 febbraio, nella Sala grande del Teatro Comunale “Giuseppe Verdi”, va in scena “Il sorriso di Daphne” di Vittorio Franceschi, con Vittorio Franceschi, Laura Curino e Laura Gambarin. Lo spettacolo è diretto da Alessandro D’Alatri,
Fra libri di botanica, ricordi di viaggio e d’amore, si assiste al tramonto della vita di un burbero studioso del mondo vegetale, il professor Vanni, ora inchiodato sulla sedia a rotelle, con tutti i malumori, le insofferenze e gli egoismi che si crede in diritto di esercitare a risarcimento della malattia.
Rosa è la sorella di Vanni e vive con lui nella vecchia casa di famiglia dove è tornata ad abitare dopo essere rimasta vedova. E’ una donna semplice e piena di buonsenso. E’ legatissima al fratello ed è molto fiera di lui, anche se ci litiga ogni santo giorno. La sua concretezza è quella dell’umanità che non appare ma che manda avanti il mondo; che è capace di grandi rinunce e sa accettare il dolore.
Sibilla ha 26 anni. Ex allieva di Vanni, subito dopo la laurea lo accompagnò in un viaggio di ricerca in Thailandia. Sta scrivendo un libro di botanica e chiede al professore la prefazione. Quel soggiorno in Thailandia ha significato molto. Anche la scoperta dell’amore. Con il suo carico di bellezza e di paura, con i suoi abbandoni e le gioie sempre contraddette.
Daphne è una pianta, esemplare unico e misterioso proveniente dal Borneo, dispensatrice di morte ma anche simulacro dell’eterna continuità della vita naturale ed è probabilmente la scoperta più importante del professore. Potrebbe dargli la fama. Ma tutti siamo in precario equilibrio su una lama, tutti abbiamo un tarlo dentro che lavora incessantemente a nostra insaputa. E tutti siamo ospiti di un mistero che ci fa paura. Di quel mistero le piante sono forse la parte più oscura, anche se talvolta ci offrono in silenzio una grande opportunità. Possiamo immaginare il sorriso della ninfa Daphne quando incontra Apollo.
Sensuale e tenero, ammaliante e enigmatico: insomma, pericoloso. Dietro a ogni sorriso c’è un abisso e anche la nostra Daphne, la nostra piccola pianta, ne nasconde uno terribile e salvifico. E ora è lì, in quella stanza, in attesa. Vittorio Franceschi ha costruito una trama che commuove, ma sa anche strappare la risata.

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