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Notizie > Incontri > 04 Marzo 2011

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Cinema: il regista Andrea Molaioli e la produttrice Francesca Cima ospiti in Friuli

Andrea Molaioli

Udine e Pordenone (--) - “Ho scelto il crack Parmalat come tema ispiratore del mio nuovo film perché vedevo in questa vicenda quella che stava prefigurandosi come la crisi globale. Avevo la percezione di una sorta di disastro che incombeva sopra le nostre teste, senza che i protagonisti avessero la percezione di quello che realmente capitava; senza che nessuno avesse la reale consapevolezza del disastro”. Così parla de "Il gioiellino", la sua ultima fatica cinematografica, già uscito nelle sale, il regista romano Andrea Molaioli che mercoledì 9 marzo sarà in Friuli Venezia Giulia, ospite di Cinemazero e del Centro Espressioni Cinematografiche.

L’incontro con il pubblico è in programma al Visionario di Udine alle ore 20.00 e a Cinemazero di Pordenone alle ore 22.00. Terra particolarmente amata da Molaioli il Friuli Venezia Giulia: il suo lungometraggio d’esordio, infatti, "La ragazza del lago", thriller di grande successo, è stato girato tra Udine, Moggio Udinese e il Lago di Fusine.

A dialogare con il pubblico di Udine e Pordenone insieme al regista ci sarà anche il musicista di origini pordenonesi Teho Teardo, compositore sempre più apprezzato dal cinema italiano: ha curato le musiche di pellicole importanti come "Il divo" di Paolo Sorrentino e ora, dopo aver lavorato con Molaioli in "La ragazza del lago", firma la colonna sonora originale del film "Il gioiellino".

A Udine e Pordenone sarà graditissima ospite anche Francesca Cima (anche lei di origini pordenonesi, è sacilese), produttrice de "Il gioiellino" con la sua Indigo Film, la casa di produzione fondata insieme a Nicola Giuliano che sta contribuendo enormemente, con pellicole come questa, a dare nuova linfa al cinema italiano.

Una grande prova d’autore, "Il gioiellino", interpretato dai bravissimi Toni Servillo e Remo Girone. Un film in cui Molaioli si è cimentato con il mondo della finanza e le sue contraddizioni. Il caso Parmalat è stato il più grande scandalo per bancarotta fraudolenta che coinvolgesse un’azienda privata, con 14 miliardi di euro spariti nel nulla a danno di quasi 100.000 risparmiatori. “Mi sono interessato alla materia creandomi una sorta di glossario per capire qualcosa del pianeta finanza ed ho cominciato a studiare una serie di casi che sono accaduti negli ultimi anni tra cui Parmalat, ma non solo” dichiara Molaioli. “Tutti avevano un comune denominatore, ovvero una sorta di entusiasmo nei confronti della finanza creativa e questa creatività aveva prodotto enormi squilibri. Racconto però la storia di un tracollo vissuto dall’interno, analizzato attraverso coloro che fanno parte del management, di chi muove quei meccanismi che conducono al crack”.

Un mondo, quello della finanza, in cui in pochi riescono ad entrare. “Per parlare di finanza bisogna usare dei codici, avere strumenti retorici che non appartengono ad altri ambiti” dice Molaioli. “Il meccanismo è strumentale: si vuole far conoscere a pochi le regole che governano la finanza, ma sono invece molti i risparmiatori a cui viene fatta fruire, che hanno il mero ruolo di “utilizzatori finali”. Il fatto di potersi appropriare di alcuni termini, di alcuni di questi codici, per avere piccoli strumenti per decriptare la realtà, ci apre un mondo e ci dà una minima capacità di discernere e di tutelarci. Una delle cose che mi sono apparse più deprimenti rispetto al nostro paese è proprio la finanza. La scoperta drammatica e sconvolgente del crac Parmalat è la più eclatante, ma non ha prodotto la vigilanza, il controllo su certe cose che hanno potuto invece perpetrarsi e crescere incontraste. Quello che è totalmente mancato è una reazione vera e autentica, che del resto manca anche rispetto alla generale crisi nella quale siamo immersi”.

Ma "Il gioiellino" è anche un racconto metaforico sull'impunità a cui gli italiani ormai da anni sono tristemente abituati. “La componente dell'impunità è molto forte in chi tratta nel malaffare” dice Molaioli. “Costoro hanno una convinzione precisa: quella di tentare sempre di farla franca. Sono persuasi che non stiano delinquendo e considerano così un sopruso essere colti in flagrante. È quello che fa dire a persone importanti, colte appunto in flagrante «Ma cosa fate? Mettete così in crisi posti di lavoro! Io creo solo i presupposti di sviluppo e ricchezza al paese». Questa è la triste storia dell’Italia”.

INFO/FONTE:
Cinemazero/Ufficio Stampa
www.cinemazero.it

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