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Cultura > Arte > 18 Febbraio 2011

I paesaggi della memoria di Bruno Ponte in mostra a Palazzo Costanzi

di Claudio Bisiani

Bruno Ponte - opera

Trieste (TS) - «Un artista di “alta liricità”, una liricità che nasce dentro, capace sempre di sorprendere in modo non eclatante, ma profondo per il suo modo persuasivo, gentile ma forte, colto, meditativo, artisticamente compiuto, quanto mai contemporaneo e allo stesso tempo in perfetta sintonia con l'eterna lezione dell'arte». Con queste parole il critico Giulio Montenero descrisse la figura e il gesto pittorico di Bruno Ponte a cui è dedicata una mostra antologica allestita alla sala “Umberto Veruda” di Palazzo Costanzi.

Curata da Claudio H. Martelli e Claudio Sivini, la rassegna “Bruno Ponte. Opere 1952-2010” è stata promossa dall'associazione ArteCultura in collaborazione con l'Assessorato alla Cultura e l'Area Cultura e Sport del Comune di Trieste. In esposizione una settantina di opere dell'ormai novantenne maestro giuliano che abbracciano un arco temporale che va dalla seconda metà del '900 ai nostri giorni. Una galleria di suggestioni iconiche, alcune dai colori pastello altre di tonalità cromatica più accesa, che immortalano il nostro territorio dal Carso al mare, fra scorci, frammenti e riflessi di matrice espressionista, orientata col passare degli anni alle provocatorie avanguardie postcubiste dell'informale. Uno stile singolare, «capace di conciliare la dissoluzione dell'immagine e la sua ricomposizione attraverso la dicotomia che scaturisce dalla visione e dalla ricostruzione mnemonica, che nasce da un lato dall'oggettività del vedere e dall'altro dall'intimità del sentire».

La rassegna di Palazzo Costanzi si sviluppa come «la mostra della vita - ha sottolineato l'assessore Massimo Greco -, il racconto autobiografico di Bruno Ponte, che seguendo diverse esperienze pittoriche descrive se stesso, la propria vita e Trieste, ma anche la storia, la guerra e l'arte del Novecento. Una narrazione profonda, completa, intensa, che induce alla riflessione e alla meditazione».
Artista schivo e riservato, ha aggiunto il direttore dell'Area Cultura Adriano Dugulin, Ponte è stato costantemente «al servizio della poesia e della bellezza, tanto da suscitare fortissimo impatto emotivo in chi osserva le sue opere». Opere che parlano con «un linguaggio personale che mira all'interiorità, alla sua anima. Anima umile che scava nel profondo».

I paesaggi della memoria dipinti da Bruno Ponte sconfinano spesso in suggestioni di segno metafisico-religioso, espresse nei quadri “Il lavoro di Cristo” e “L'apprendista divino”. O ancora nella riflessione sulle dolorose esperienze umane della prigionia o dei ricoverati nell'Ospedale Psichiatrico di Trieste: «il semplice guardare da una finestra, sintesi tra figurazione e poesia», che sa parlare agli occhi, alla mente e soprattutto al cuore. Immagini di vita, tratteggiate con tocco delicato e sensibile. Testimonianze eloquenti di un artista che attraverso la pittura e l'incisione, lontano dai clamori dell'urlata notorietà e dalla ricerca effimera del successo modaiolo, ha saputo rappresentare invece un tassello importante e originale nel variopinto mosaico culturale triestino del secondo Novecento.

La personale “Bruno Ponte. Opere 1952-2010”, visitabile a ingresso gratuito tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20, resterà aperta dal 18 febbraio al 15 marzo. In occasione della mostra è stato realizzato un volume monografico a colori di 160 pagine, pubblicato da Hammerle Editori.

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