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Cultura > Teatro > 02 Gennaio 2007

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Debutta “Il Mercante di Venezia”

Il Mercante di Venezia al Politeama Rossetti

Trieste (TS) - Al Politeama Rossetti, dal 3 al 7 gennaio, va in scena “Il Mercante di Venezia”, commedia di William Shakespeare, con Eros Pagni, Gaia Aprea, Max Malatesta, Sebastiano Tringali, Giovanni Calò, Cosimo Coltraro e Piergiorgio Fasolo. Lo spettacolo, che debutterà mercoledì 3 gennaio alle 20.30, verrà replicato fino a domenica 7 gennaio. Le scene sono di Antonio Fiorentino, la traduzione dell'opera di Masolino D'Amico, le musiche di Antonio Di Pofi ed i costumi di Vera Marzot.
Con "Il Mercante di Venezia" ritornano sul palcoscenico del Rossetti un amato capolavoro shakespeareiano e un attore molto apprezzato, Eros Pagni, la cui interpretazione – nella stagione scorsa – di Willy Loman in "Morte di un commesso viaggiatore" ha emozionato profondamente il pubblico. Il personaggio affascinante ed enigmatico di Shylock con cui si confronterà ora, gli offrirà di certo spunti preziosi per il suo straordinario lavoro espressivo, ricco di slancio, basato su una preparazione e un’analisi di rara profondità.
Lo attornierà un nutrito cast in cui si riconoscono nomi ben noti al pubblico dello Stabile, come quelli di Gaia Aprea, di Max Malatesta, di Sebastiano Tringali che affronterà il ruolo di Antonio, e da Piergiorgio Fasolo. Il regista, Luca De Fusco, a fronte di un allestimento scenografico essenziale, mosso e sfumato d’irrealtà ha voluto condurre sul testo un lavoro pregnante, teso a evidenziare i molti livelli di lettura dell’opera, una commedia ricca di piani interpretativi e d’infinite ambiguità. Vi leggiamo celebri monologhi che sono il culto di ogni ideologia antirazzista come pure forti accenti di antisemitismo, atmosfere esotiche e momenti di malinconia, vi troviamo un crudo ritratto dell’usuraio ebreo, ma anche una dura critica della comunità veneziana che lo disprezza, ma non meno di lui è asservita alle vili ragioni del denaro. E restiamo colpiti infine dalla dimensione del mondo di Porzia: parallela, nello svilupparsi dell’opera, a quella concreta e cinica del vivere veneziano eppure assolutamente lontana da essa. Dove Porzia agisce infatti c’è amore, poesia, magia, gioco…
Un apologo sull’arte, dunque, sulla forza dell’immaginazione, sul teatro: armi che vincono anche la logica squallida dell’arricchimento e dell’interesse. Tanto è vero che se Shylock ha la meglio su Antonio e lo stringe nelle spire del contratto che assicura all’usuraio – in cambio del denaro non restituito – una libbra della carne del Mercante, nulla può l’ebreo contro la fantasia delicata di Porzia che travestita da avvocato riesce a ingannare tutti, compreso il suo amato, a far sì che Antonio sia salvo e che a Shylock si riservi una severa punizione.

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