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Cultura > Teatro > 11 Dicembre 2010

Mirandolina, uomini-burattino e personaggi in cerca d'autore: al Bobbio un'inedita “Locandiera”

di Claudio Bisiani

"La locandiera” di Goldoni

Trieste (TS) - Scriveva Calvino: «Un classico è un'opera che non ha mai finito di dire quel che doveva dire». Parole quanto mai adatte anche a questa nuova e intensa rilettura de “La locandiera” di Goldoni, uno dei massimi capolavori del teatro italiano di tutti i tempi, splendidamente portata in scena al Teatro Bobbio dalla Compagnia Le Belle Bandiere.

In un allestimento modernizzato che anticipa – grazie all'originale interpretazione degli attori e al sapiente mix scenico di luci pastello, musica fra l'antico e il dodecafonico, ombre cinesi e metaforici scricchiolii – le suggestioni, il minimalismo e l'introspezione della commedia contemporanea, il progetto firmato da Elena Bucci e Marco Sgrosso coglie in pieno l'essenza del celebre testo goldoniano, mettendone in risalto alcune importanti sfumature. Sfumature che alla fine risultano come sempre illuminanti e lasciano spazio a diverse considerazioni e ragionamenti.

Innanzitutto che “La locandiera” non è affatto una commedia sull'amore, ma semmai un divertissement sull'egoismo e – mutuando un concetto caro a Stendhal – sull'egotismo. Un'esaltazione enfatica dell'io e una gara a ostacoli per l'affermazione di se stessi. I cinque protagonisti in scena, alla stregua di figure pirandelliane ante litteram, non sono infatti altro che personaggi in cerca d'autore. Individui ancora senza una chiara identità umana prima che sociale: dall'irriverente e scaltra Mirandolina, allo spiantato Marchese di Forlipopoli; dal “parvenu” Conte d'Albafiorita, al misogino Cavaliere di Ripafratta, fino all'ingenuo cameriere/servo Fabrizio. Tutti esempi antropologici di incompiutezza e insoddisfazione – che alla fine della pièce resteranno tali – e della profonda rivoluzione goldoniana che stava trasformando la vecchia commedia dell'arte nella moderna commedia di carattere.

Seguendo il “tono medio” classico di Goldoni, il testo mette in gioco aspetti psicologici e sociologici che si esaltano nella sapiente affermazione del ruolo femminile. Mirandolina – apparentemente impegnata solo a “governare” la sua locanda – è il tipico esempio di donna che usando le raffinate armi dell'intelligenza, della finzione e della furbizia gioca e si diverte con l'altro sesso e con l'amore: «Mirandolina, voi siete una gran donna - le rinfaccia il Conte -, voi avete l'abilità di condur gli uomini dove volete». Un gioco che le consente di vestire un ruolo inedito nella società dell'epoca, proprio in un momento in cui le gerarchie consolidate stavano contrapponendo l'intraprendente ceto borghese mercantile ad un'aristocrazia in crisi.

Alla fine, anche nell'allestimento diretto da Elena Bucci, è però l'amarezza che predomina nella commedia, dove tutti i protagonisti – dagli “uomini/burattino” alla “locandiera burattinaia” – escono in qualche modo sconfitti. In primis Mirandolina che scopre a sue spese quale sia stato il risultato del suo “giocare e fingere” con gli uomini. Il gusto della seduzione e la sfida al cavaliere misogino l'hanno infatti portata al rassegnato matrimonio con il cameriere/servo Fabrizio, verso cui nutre affetto ma non certo passione. Una sconfitta che si affianca a quella dello stesso Cavaliere, che inviperito vede svanire il suo sogno d'amore, del Marchese, ridicola macchietta di un'aristocrazia decadente, e del Conte, simbolo di una borghesia mercantile rozza e impacciata.

Ottima la regia, ottima la suggestiva scenografia e ottimi gli attori della Compagnia Le Belle Bandiere, interpreti di un teatrino grottesco di maschere decadenti tra le quali si scorge la psico"La locandiera" di Goldonilogia profonda di personaggi universali e senza tempo.

“La locandiera” di Goldoni, quarto spettacolo della Stagione di prosa 2010/2011 della Contrada, replicherà al Teatro Bobbio fino a domenica 19 dicembre e verrà rappresentata nei consueti orari dello Stabile triestino: serali alle 20.30, martedì e festivi alle 16.30 (lunedì riposo).

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