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Cultura > Arte > 02 Dicembre 2006

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Lo specchio di Alice

di Claudio Bisiani

Omaggio a Magritte

Trieste (TS) - Quindici scatti digitali con moderne elaborazioni al computer sono le opere di Alice Zen in mostra da giovedì 30 novembre nella Sala Comunale d’Arte di piazza Unità. La personale, intitolata “Lo specchio di Alice”, si articola in tre sezioni: Infinito (Wanda Wulz), Gaia (maternità) e Omaggio a Magritte. I pannelli fotografici in esposizione rappresentano «un incantevole e significativo trittico di “visioni” - ha sottolineato il critico Marianna Accerboni - realizzate con lo strumento digitale su un originale supporto di poliestere specchiato». I tre grandi polittici, formati ognuno da cinque fotografie che giocano a specchiarsi l’una nell’altra, ci proiettano in una dimensione aerea totalizzante, di grande suggestione, che attrae e coinvolge lo sguardo dell’osservatore in prospettive nuove e fantasiose.
Alice Zen, laureata in filosofia e studiosa di teologia, è stata prima discepola e poi amica della nota fotografa triestina Wanda Wulz, del cui ricco patrimonio fotografico di famiglia fu responsabile fino all’inizio degli anni Ottanta. L’artista ha curato, fra l’altro, numerosi testi e importanti mostre sempre di carattere fotografico.
«Un istinto fortemente visionario - ha aggiunto Accerboni - guida la mano e l’animo dell’artista per uscire dalla realtà, come la giovanissima protagonista del romanzo di Lewis Carroll “Alice nel paese delle meraviglie”, e risorgere attraverso la catarsi dell’arte per volare verso altre mete creative». Nei tre grandi pannelli sono riassunte altrettante tappe fondamentali della vita di Alice Zen, che l’artista imprime e sovrappone a pensieri, riflessioni ed emozioni, riallacciando così passato, presente e futuro. Uno scenario di visioni che fa spazio e rende omaggio anche ad uno dei massimi esponenti del surrealismo pittorico mondiale, René Magritte, e alle sue acrobatiche e affascinanti provocazioni su tela.
Un altro polittico di cinque scatti rilegge invece il capolavoro “Io + gatto” di Wanda Wulz (conservato al Museo Nazionale della Fotografia Alinari), mentre la terza opera, “Gaia” - come ha commentato ancora Marianna Accerboni - prende in esame la poetica della maternità «con ardita modernità e tenGaia (maternità)erezza neoromantica, in cui l’incontro/scontro fra i cristalli di un’architettura moderna e la tenerezza dell’angelo e dell’amore materno, colto da immagini cimiteriali, compone un lirico momento di silenzio».
La personale “Lo specchio di Alice” resterà aperta fino al 20 dicembre e sarà visitabile tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.30.

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