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Cultura > Arte > 18 Novembre 2010

Tappeti della tradizione bosniaca in mostra alla Bottega del Mondo

tappeti bosniaci

Trieste (TS) - Grazie al sostegno dell’Assessorato alla Politiche di Pace della Provincia di Trieste, alcune donne bosniache potranno guadagnarsi da vivere col loro lavoro, senza dipendere da nessuno, iniziando una produzione artigianale di kilim, i tradizionali tappeti bosniaci. Alcuni di essi resteranno in mostra presso la Bottega del Mondo “Senza Confini – Brez Meja” (via Torrebianca, 29/B – Trieste) dal 19 al 27 novembre 2010.

Con l’intervento della Provincia di Trieste, che ha finanziato il 60% del progetto, l’associazione italo-bosniaca Most ha potuto offrire ad un gruppo di donne di Gracanica tutto ciò che occorre per avviare una piccola produzione di kilim da rivendere sul mercato locale ed estero: un telaio, i tessuti, le tinture, gli strumenti e l’adeguata formazione professionale, curata dall’associazione Bosfam di Tuzla.

Commenta l’assessore provinciale alle Politiche di Pace Dennis Visioli: «Questa è davvero una bella iniziativa, che come Amministrazione siamo orgogliosi di sostenere». A proposito di Most, dice l’assessore: «Mi sembra assai significativo che questi ragazzi bosniaci di diverso credo si siano conosciuti qui a Trieste, città di frontiera per antonomasia; e nella nostra Università, a riprova che il sapere promuove, con l’intelligenza, la pace e la convivenza».

«Non ce l’avremmo mai fatta senza il sostegno della Provincia» conferma il presidente di Most Semso Osmanovic; «già così è stata molto dura e abbiamo dovuto trovare da noi il restante 40%». La storia di Semso spiega da sé l’importanza dell’iniziativa: nato a Srebrenica nel 1982, nel 1995, in seguito al drammaticamente noto eccidio di luglio nel corso del quale unità speciali “Drina” della Repubblica serba di Bosnia uccisero quasi ottomila musulmani, si trasferì con la famiglia a Sarajevo. Nel 1999 arrivò a Duino per iscriversi al Collegio del Mondo Unito e oggi, laureatosi in Scienze Politiche a Trieste, è iscritto al secondo anno del dottorato di ricerca in Politiche transfrontaliere per la vita quotidiana presso il polo universitario di Gorizia.

Nel 2008 ha fondato Most insieme a un gruppo di connazionali di diversa etnia, e ad alcuni italiani: lui, musulmano, insieme a un ragazzo ebreo, Aleksandar Altarac, una croata (Dunja Selmanagic), un serbo, Sinisa Kracalic e un altro musulmano, Mehmed Kurbasic. Ma ormai l’associazione conta già una trentina di soci. «La Bosnia è come una piccola Gerusalemme d’Europa che ci deve ricordare che i diversi popoli possono vivere insieme sulla Terra, sotto l’unico cielo e l’unico Dio», afferma.

Le donne coinvolte nel progetto sono al momento cinque, tre musulmane, una serba e una croata. Rimaste senza uomini a causa della guerra, contano di riuscire a mantenersi da sole: la nascita del Progetto Kilim vorrebbe fungere da start-up per avviare un mercato, ed allargare la produzione.he dei giovani bosniaci, conosciutisi a Trieste, terra di frontierostenere.

INFO/FONTE: Ufficio Stampa Provincia di Trieste

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