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Cultura > Arte > 16 Novembre 2006

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Serena Bellini: incanto e joie de vivre

di Claudio Bisiani

Il sogno, Lesina (tecnica mista, 2003)

Trieste (TS) - Delicatezza, incanto e joie de vivre. In queste parole si potrebbe riassumere lo spirito che dà linfa e anima i dipinti di Serena Bellini, esposti fino al 19 novembre a Villa Prinz. Nella sede della III Circoscrizione del Comune di Trieste in Salita di Gretta 38, è stata infatti inaugurata di recente una personale della giovane artista triestina dal titolo “Percorsi 2003-2006”. La mostra presenta quaranta opere suddivise fra tecniche miste, pastelli, acrilici, disegni su carta e oli su tela, che riassumono i tre ultimi anni di instancabile e meticoloso lavoro della Bellini.
«Tenacia e riflessione - ha commentato il critico Marianna Accerboni durante la vernice della rassegna - si sposano nella ricerca di questa artista che elabora in silenzio e intensamente la propria creatività. Talento e tecnica l’accompagnano nell’istintiva e paziente volontà di decrittare il reale, materia e sensazioni attraverso il colore e la graduale semplificazione delle forme». I lavori esposti a Villa Prinz raccontano sezioni di pensiero, gioco e sentimento, portate alla luce con diverse tecniche espressive e con l’uso di svariati materiali.
In uno studio continuo di tratto, geometria e colore Serena Bellini trasmette la prorompente energia della sua giovane età, la voglia di scoprire l’inespresso, sempre però con un tocco di femminile e delicata raffinatezza. Come negli originali collage sulla segnaletica che riecheggiano le ardite visioni matissiane - da sempre punto di riferimento pittorico della Bellini - e nella serie dei “motivi” dedicati alla terra d’Istria, di Dalmazia e al mondo floreale, in un incedere di danze fra tulipani, giacinti e azalee. E ancora le particolari postcard sugli amori d’epoca che ripropongono la figura femminile del primo Novecento rivisitata con colori fauvisti, pastosi e decisi, pieni di grande modernità. Una pittura in sospeso fra neoromanticismo e avanguardia, che si spinge al concettualismo fino ad esempi di sintesi estrema. Le pennellate di Serena Bellini, su tela o perfino su carta velina, risuonano di vibrante musicalità, sposandosi «alla capacità di coniugare la volontà con il sogno»: un’armonia vivente di toni, un’armonia simile ad una esaltante composizione sonora.
Le opere in mostra svelano un’artista in piena ricerca, una ricamatrice del colore che, ha messo in evidenza Accerboni, «affina il segno e la tecnica attraverso l’esercizio quotidiano del pennello, del pastello e della matita, ridonandoci anche su carta l’essenza della natura, dei suoi fiori e del paesaggio, sintetizzato con quel quid di aerea leggerezza e di profondo sentire, che la conducono, figlia del suo tempo, alla rastremazione del dato materiale e visivo». Seguendo le orme di Matisse: giocando alla vita con euforica delicatezza e puerile incanto. Con la gioia e oltre.
La personale di Serena Bellini, ideata e curata dall’architetto Marianna Accerboni, è visitabile dal lunedì al sabato, dalle 16.00 alle 19.00, e la domenica mattina dalle 10.00 alle 13.00.

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