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Cultura > Arte > 14 Novembre 2006

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Antonio Lasciac: un architetto fra Gorizia e l’Impero Ottomano

Dairadjelal

Gorizia (GO) - Proseguirà fino al 4 febbraio 2007, presso i Musei Provinciali di Gorizia a Palazzo Attems, la mostra “Da Gorizia all’Impero Ottomano. Antonio Lasciac architetto”. La rassegna espone i tre preziosi album della collezione Alinari che rappresentano un apporto fondamentale per la conoscenza dell’architettura di Antonio Lasciac, essendo il più ricco e completo repertorio disponibile di immagini fotografiche che documentano opere e progetti finora inediti. In mostra quasi 160 fotografie arricchite da preziose annotazioni autografe dell’architetto che permettono di sviluppare il suo articolato percorso professionale (documentando oltre quaranta opere) caratterizzato da diverse mutazioni stilistiche con molti richiami alla modernità.
Antonio Lasciac nasce a Gorizia, studia al Politecnico di Vienna. Poi si perfeziona a Roma, allora dominata dall'eclettismo e, nel successivo soggiorno a Napoli entra in contatto con i primi fermenti del liberty. A Roma progetta il Tempio israelitico e diverse case d'abitazione, mentre a Collalto Sabino cura il restauro del castello medievale. A Perugina, infine, progetta la villa Barbiellini.
Ha 26 anni quando, nel 1882 viene chiamato ad Alessandria d'Egitto per realizzare la galleria monumentale Menasce su modello della galleria milanese del Mengoni. La stessa impronta, sollecitata da motivi esotici, caratterizza anche la Stazione ferroviaria di Ramleh, oggi demolita.
Nel 1886 rientra a Roma dove lavora al progetto di un palazzo in piazza Colonna impostato ancora sullo stile eclettico. Disegna anche le rampe d'accesso allo scalone di Palazzo Venezia e la facciata di una chiesa episcopale adottando stilemi neo-gotici. La notorietà acquisita gli vale la nomina a socio dell'Accademia di San Luca.
Torna in Egitto nel 1897 stabilendosi al Cairo e dando l'avvio ad una intensa attività sulla linea di un linguaggio floreale decisamente acquisito. Le suggestioni turco-arabe-egiziane, innestate su motivi classici europei, assumono un fascino intenso.
Viene nominato, nel 1907, architetto capo dei palazzi khediviali e riceve la carica onorifica di bey.
Rientrato a Gorizia, nel 1909, vuole fissare il ricordo e la nostalgia della sua esperienza orientale, che gli era rimasta nell'animo come una malattia dolcissima, in una villa progetta e costruita per sè sul colle del Rafut, ora in territorio jugoslavo.
Nell'imminenza dello scoppio della Prima Guerra Mondiale, torna a Roma dove disegna un piano regolatore di Gorizia definito un piccolo capolavoro. Negli anni del dopoguerra l'attività di progettista si attenua per far posto ad altri interessi: la storia, la poesia, la musica, la raccolta di oggetti rari.
Lo scoppio del secondo conflitto mondiale lo sorprende a Gorizia dove solitamente trascorreva l'estate. Alla fine della guerra non sa resistere al desiderio di rivedere l'Egitto. Nel settembre del 1946, novantenne, stanco, malatpalazzo, disegnoo, tormentato dalla nostalgia africana, torna al Cairo dove muore due mesi dopo.
La mostra su Antonio Lasciac a Palazzo Attems, in piazza De Amicis 2, è visitabile dal martedì alla domenica dalle 9.00 alle 19.00. Informazioni allo 0481-547541/547499 e sul sito www.provincia.gorizia.it. Ogni prima domenica del mese l’ingresso ai Musei Provinciali di Gorizia è gratuito.

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