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Notizie > Incontri > 09 Settembre 2010

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Il tragico affondamento della "Berenice" rivissuta oggi in Municipio da Domenico Sterni

Domenico Sterni e l'assessore Michele Lobianco (foto Ufficio Stampa Comune di Trieste)

Trieste (TS) - Tutti i ricordi, le tristezze e le paure di quella tragica giornata di 67 anni fa sono ancor oggi ben vivi e presenti nella mente di Domenico Sterni, classe 1923, ultimo reduce vivente tra i sopravvissuti della Regia Nave “Berenice”, affondata il 9 settembre 1943 dalle batterie tedesche, nella Baia di Muggia, all’indomani dell’armistizio fra l’Italia e gli Alleati.

Lo si è ben visto e capito oggi, quando, nell’anniversario dell’affondamento, e dopo l’annuale cerimonia commemorativa in Capitaneria di Porto e poi in mare aperto dove da una motovedetta è stata lanciata una corona d’alloro in ricordo dei marinai Caduti, Domenico Sterni è stato ricevuto in Municipio dall'Assessore (ed ex marinaio) Michele Lobianco.

Nelle parole dell’antico marinaio Sterni, allora un ragazzo triestino di vent’anni, c’era, anche oggi, tutta la drammaticità terribile e spaventosa della guerra, i colpi, le paratie squarciate, i proiettili che ti passano a pochi centimetri e se sei vivo devi considerarti un miracolato. E poi la nave che inizia ad affondare, chi può si lancia in acqua, e alcuni – racconta Sterni – pur essendo marinai, ma forse poiché da poco imbarcati, ancora non sanno nuotare, e allora il triestino, naturalmente più “esperto”, cerca altruisticamente di aiutarli, anche a proprio rischio personale. Impressionante e terribile la descrizione della visione del repentino – e per certi versi inatteso -, improvviso affondamento della “Berenice”.

Sterni sta nuotando, rivolto alla costa di Muggia, si volta per un’occhiata alla nave e d’un tratto la vede con sgomento colare velocemente a picco ! Un tristissimo spettacolo, probabilmente alcuni erano ancora a bordo, lui stesso era sulla nave fino a pochi minuti prima!

Eppure la “Berenice” era una nave modernissima per l’epoca, una corvetta appena varata dai nostri Cantieri del C.R.D.A. (Cantieri Riuniti dell’Adriatico) nel maggio del 1943 e dotata dei più recenti mezzi per la lotta antisommergibile, compreso un apparato motore alternativo a propulsione elettrica per la caccia silenziosa. Ma – fors’anche per questi motivi – il fuoco tedesco, non appena i germanici si avvidero del tentativo della “Berenice” di lasciare Trieste per dirigersi verso Sud (ed effettivamente l’ordine era di raggiungere il resto della Flotta a Malta), fu immediato, pesantissimo e concentrico, dai moli, dalle alture attorno al Golfo, da alcune navi tra le quali il piroscafo armato “Knudsen”, e non lasciò scampo alla corvetta.

Il marinaio Sterni non può dimenticare i tanti morti: il comandante Bonelli ripescato senza testa, il guardiamarina Walter Dovis, soccorso gravemente ferito e morto 24 ore dopo, anche lui triestino e figlio di un ufficiale, Alfredo, inabissatosi a sua volta nel gennaio di quello stesso anno, quando la guerra aveva ancora un’altra “direzione” ma recava gli identici frutti luttuosi; e ricorda gli altri 5 corpi raccolti in mare, e i 14 dispersi, e il comandante in seconda Tardini che sopravvisse con le gambe spezzate. Ma soprattutto si commuove al ricordo di un altro ragazzo imbarcato con lui, pure lui triestino e suo coetaneo, ma anche amico d’infanzia ed ex compagno di classe, Marcello Turco, con il quale quel giorno la sorte fu maligna.

Otto anni dopo, nel 1951, quando il relitto della “Berenice” fu recuperato, con l’autorizzazione dell’allora GMA anglo-americano, furono ritrovate anche le ossa dei marinai. Alcuni superstiti, e Sterni fra questi, cooperarono con le autorità nella pietosa opera di riconoscimento e ricomposizione dei poveri resti. E proprio a Sterni toccò riconoscere quanto rimaneva dell’amico Marcello, colpito alla testa da una scheggia.

Ma quell’opera di recupero portò anche ad altre impensabili e più liete sorprese: come la cartolina che una ragazza scrisse a Sterni e che lui chiuse in uno stipetto, sulla nave. Ebbene, all’atto del ripescaggio del relitto, proseguendo nella sua perlustrazione, lui stesso ritrovò, ancora nello stipetto, la sua divisa invernale (che portata all’aria da blu divenne grigia !), alcune monete e incredibilmente la cartolina quasi perfettamente conservata.
Oggi, in Salotto Azzurro, una bella copia a colori di questa cartolina, opportunamente incorniciata, è stata donata da Sterni e dai colleghi dell’Associazione Nazionale Marinai d’Italia che lo accompagnavano, guidati dal presidente della Sezione Giovanni Greco e dal Delegato regionale Giorgio Seppi, all’Assessore Lobianco che ha contraccambiato con la consegna “a sorpresa” a Domenico Sterni di una non preannunciata Medaglia ricordo del Municipio con inciso il nome Un momento dell'incontro in Municipio (foto Ufficio Stampa Comune di Trieste)dell’”ultimo marinaio” della “Berenice”.

Una storia forse poco nota, che resta però di grande insegnamento per chi non ha vissuto quelle o altre simili esperienze.

I Caduti della “Berenice” sono sepolti nell’ex Cimitero Militare di Sant’Anna, dove una stele ricorda il loro sacrificio.

INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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