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Cultura > Arte > 23 Luglio 2010

A Palazzo Costanzi le visioni "classiche" della pittrice napoletana Annamaria Iodice

Opera di Annamaria Iodice

Trieste (TS) - Sarà inaugurata sabato 24 luglio, alle ore 18.30, alla Sala “Umberto Veruda” di Palazzo Costanzi (piazza Piccola 2), la nuova mostra personale della pittrice Annamaria Iodice, organizzata dall’Associazione “Juliet” e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Trieste.

In mostra – come è stato illustrato ieri nella conferenza stampa di presentazione, cui sono intervenuti, accanto all’artista, l'assessore comunale alla Cultura Massimo Greco, il critico e curatore artistico dell’esposizione Roberto Vidali dell’Associazione Juliet e Gary Lee Dove del Twins Club per la parte tecnico-organizzativa - saranno proposti i lavori più “classici” dell’autrice: dai paesaggi con figura agli animali inseriti nei cieli stellati, dagli alberi ai corsi d’acqua, dai nidi a forma di ciambella alla migrazione delle cicogne, come si potrà vedere anche nel bel catalogo che sarà disponibile, in “tempo reale”, già da stasera.

Sono possibili in merito tre livelli di “lettura” della mostra – ha spiegato Roberto Vidali -: uno semplicemente “storico” che racconta lo sviluppo artistico e culturale di Annamaria Iodice, una napoletana trapiantata nel Triveneto; oppure uno sguardo “superficiale” e comunque godibilissimo, ad ammirare, senza sovrastrutture ideologiche, le spendide tinte messe in campo (anzi sulla tela) dalla Iodice all’insegna di un “colorismo” che richiama Chagall, Kokoschka, Matisse; oppure – ed è il “terzo livello” più vero e profondo – fermandosi a cercar di capire, di intravedere, attraverso le sagome di piante, alberi, animali, o le figurine spesso strane – ma mai inquietanti – di ninfe dei boschi, di fauni, quale sia l’autentico “carattere” interiore dell’artista, a cavallo tra una religiosità antica e una ricerca quasi alchemica all’interno delle realtà visibili, dietro le apparenze.

Concetti ripresi anche da Gary Lee Dove del Twins Club che ha invitato i visitatori “a soffermarsi non solo sugli stupendi colori ma ad andare a incontrare i tanti curiosi e misteriosi “personaggi” che popolano le tele della Iodice, a volte evidenti, più spesso nascosti tra le fronde o dietro le nuvole…”.

“L’evento – ha sottolineato dal canto suo l’Assessore alla Cultura Massimo Greco – si presenta come ben rappresentativo di quel filone di attività che il Comune di Trieste, ormai da tre anni, con molta convinzione e con la preziosa collaborazione dell’Associazione Juliet, ha voluto concretizzare nel segno di un interesse specifico rivolto all’arte contemporanea che anche a Trieste – ha rimarcato Greco – deve poter avere diritto di cittadinanza. E ciò è avvenuto – ha concluso - in particolare in occasione delle riuscite mostre dedicate a Giovanni Pulze, Sivko Marušic, Claudio Massini e Carlo Fontana.”

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Annamaria Iodice è nata Napoli, vive a Casier (TV) alle soglie del "Parco del Sile". Diplomata al Liceo artistico ha poi proseguito gli studi all'Accademia di Belle Arti di Napoli. Nella prima metà degli anni Settanta ha realizzato performance di tipo poetico. Negli anni Ottanta il suo percorso si è concentrato sulla ricerca del senso e del contenuto della comunicazione artistica accentuando l'interesse per il rapporto tra problematiche ambientali, culturali e artistiche. Nel 1975 è stata invitata alla Quadriennale Roma con il gruppo "Humour power ambulante", e nel 1976 alla Biennale di Venezia, all'interno della sezione "Ambiente come sociale", curata da E. Crispolti.

L’esordio dell’autrice – è spiegato in una nota critica diffusa dall’Associazione “Juliet” - avviene a Napoli, attorno al 1975, per mezzo di piccoli e fugaci miracoli, come lo scintillio di un atto poetico dentro al vociare stordito e sentimentale del vicolo, il suscitare un silenzio improvviso fra tante parole, pur usandole tutte, cercando nell’arte una dimensione capace di illuminare l’opacità della consuetudine. Ciò che è rimasto in Annamaria Iodice di quel primo impatto, che essa visse e definì anche con appunti diaristici, è il respiro ritmato della passeggiata tra i vicoli, quel respirare tranquillo che risuona a contatto con le cose che il cuore incontra e salva dalla distrazione dei propri pensieri, un respiro che accompagna la comparsa di sparute pianure disegnate oggi su carta o sulla superficie di mattoni rossi che, come nei sogni, trovano solo in un albero, o una figura, il segreto della visione: come tutti i poeti, Annamaria Iodice vede ciò che tutti noi, se fossimo un poco più sgombri dai nostri pensieri, dovremmo essere in grado di percepire, ovvero la realtà e il mito che la sostiene; e, come tutti i poeti, non può resistere alla vanità di tornare indietro a raccontarcela, rimpicciolendo di gran lunga quel segreto che solo pochi hanno il coraggio di oltrepassare.

Per Annamaria Iodice, creare con la leggera pressione di un pennello sulla carta o sulla tela significa innanzitutto dare ascolto al lato nascosto delle cose per assistere al loro manifestarsi come di fiamma sempre accesa che sa che cosa illuminare e quello che deve essere tenuto in ombra. Un rumore di conoscenze di un tempo passato, fissato forse nei geni delle cellule più significative, forse collocato in una strada che ha l’ingresso nella testa dove si rispecchia il fondo che è nel respiro.

E in questa regione è posto il deposito-laboratorio dove i distillati del vivere e del visto, amato e capito, risiedono attivi e forti, anche se lievi come luce, profumo, suono. Essi, con colore e acqua, per uno strano fenomeno, escono dalla punta delle dita, del pennello, e si imprimono sulla materia-supporto. Il suo lavoro consiste nell’utilizzare questi umili e antichi strumenti per raccontare ciò che si mostra al nostro sguardo. Ciò che risuona è un insieme di impulsi che muovono dal paesaggio del mondo vegetale, umano, animale, dall’arte che già ha contemplato e riferito.

Ciò che viene estratto è un distillato: un prodotto di decantazione che si rimette in circolazione. Così comincia a nascere un linguaggio, esiguo di cifre, ma con le quali il racconto si impregna nel modo giusto, per sé stesso e per il colore, facendo emergere l’impulso che ha ricevuto, senza sbavature, senza inutili segni. Pigmenti sì, ma in quantità limitata, come cadmio rosso e giallo, indaco e oltremare, verde acquaUn momento della conferenza stampa a Palazzo Costanzi e turchese bianco. Dall’unione di questi con il supporto nascono individualità precise: carteveline, carte porose, tele dalla grana minuta, vivono questa danza del colore che incontra e vive nella materia trascinata dal flusso acquoso.

La mostra sarà visitabile fino a domenica 22 agosto, tutti i giorni, festivi compresi, dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

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