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Cultura > Film > 20 Maggio 2010

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Serata Basaglia a Cinemazero: lunedì 24 maggio si proietta "C’era una volta la città dei matti"

scena dal film "C’era una volta la città dei matti", di Marco Turco

Pordenone (PN) - Cinemazero, in collaborazione con il Dipartimento di Salute Mentale di Pordenone e alcune associazioni che si occupano di disagio e marginalità quali Casa del Volontariato, Associazione Enzo Sarli, AITSAM D.D.N., Caritas Diocesana e AITSAM, in occasione del trentaduesimo anniversario della Legge Basaglia, organizzano per lunedì 24 maggio alle ore 20.30 in SalaGrande al Cinemazero di Pordenone la proiezione, a ingresso libero, di "C’era una volta la città dei matti", il film del regista Marco Turco dedicato alla vita di Franco Basaglia, qui interpretato dal bravo Fabrizio Gifuni, straordinario nel riproporre la voce, la postura e il dialetto veneto dello psichiatra alla cui attività si deve la chiusura dei manicomi.

Alla serata interverranno Giuseppe Dell’Acqua, Direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Trieste e alcuni attori del film. A introdurre gli ospiti sarà Piero Colussi di Cinemazero. La serata è organizzata con il patrocinio del Comune di Pordenone.

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"C’era una volta la città dei matti", proiettato con successo anche in Rai, racconta la disperazione, la paura, l’impotenza di chi, segregato nei manicomi, non aveva più nè diritti nè voce; ma anche e soprattutto la storia del cammino difficile e illuminato di Franco Basaglia, uno dei più importanti rappresentanti della psichiatria italiana del Novecento che con le sue teorie e le sue pratiche innovative ha aperto le porte dei manicomi alla speranza e al cambiamento, e ha gettato le basi per quella legge 180 del 1978 che prende il suo nome. Prima c'era la Città dei matti, il manicomio. Con tutto il suo carico di orrori piccoli e grandi. Letti di contenzione, camicie di forza, celle d'isolamento, elettroshock punitivi, infermieri-carcerieri e malati-carcerati, rapporti sadici fra medici e pazienti.

Il film ripercorre l’itinerario di Basaglia da quando fu assegnato come psichiatra al manicomio di Gorizia, realtà terribile che Basaglia, appoggiato dalla moglie, Franca Ongaro, una donna coraggiosa e colta dell'alta borghesia veneziana, decide di cambiare. Con la direzione Basaglia viene eliminata ogni tipo di contenzione fisica, sospese le terapie di elettroshock. Vengono aperti i cancelli, lasciando così i malati liberi di passeggiare nel parco, di consumare i pasti all'aperto, persino di lavorare.

“L'approvazione in Parlamento della legge 180 avvenuta il 13 maggio 1978 e la nascita ufficiale di Cinemazero, che coincide con la proiezione al Cral di Torre del film di Arthur Penn Gangster Story, sono profondamente intrecciate” afferma Piero Colussi, uno dei fondatori di Cinemazero. “Basti pensare che alcuni dei soci fondatori della nostra associazione in quegli anni lavoravano al Centro di Igiene Mentale di Pordenone che allora era diretto da uno dei più stretti collaboratori di Franco Basaglia a Gorizia e a Parma: Lucio Schittar. Oltre al sottoscritto, c'erano Fort Orts Montserrat e gli psichiatri Giancarlo Postiglione e Gianfranco Virgilio. Questi ultimi facevano parte - assieme ad Enzo Sarli, Carlo Rizzo e Gianni Giovannini - di quella pattuglia di giovani medici arrivati in città da Trieste dove avevano contribuito alla chiusura di quel manicomio. La proiezione del film La città dei matti vuole essere anche un'occasione per esprimere loro la nostra gratitudine”. (Piero Colussi)

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“Ho avuto la fortuna di prender parte a quella esperienza e di fare molte amicizie, come di sentire la mancanza di chi in questi anni è scomparso” afferma Lucio Schittar, collaboratore di Franco Basaglia e pioniere del nuovo approccio alle cure per la salute mentale a Pordenone. “E' stato un periodo di confusione, a metà tra realtà e un sogno utopico, quando la verità stentava ad affermarsi in modo incontrovertibile. Perciò la descrizione dei fatti avvenuti la compie meglio Valeria Babini in “Liberi tutti” Biblioteca storica - il Mulino. Libri, saggi, documentari, molti mezzi multimediali hanno ben documentato quella stagione, ma il più completo, mi sembra forse appunto il libro della Babini. Ricordo che andai a Gorizia in Cinquecento, ed ebbi un breve colloquio con Basaglia, il quale non mi apparve con il sussiego che allora faceva parte inevitabile dell'atteggiamento di chi aveva posizioni di responsabilità. Erano anni di difficili relazioni internazionali con la Jugoslavia e si annusavano ancora nell'aria della città differenze fra gli italiani e gli sloveni. Tutto il peggio veniva “dall'altra parte” e mi ricordo un'assistente sociale, di origine slovena, che cercava di attenuare gli spontanei contrasti fra etnie gettando sul tavolo una manciata di caramelle dopo la riunione generale. Durante il governo Pella c'era stata frizione con la Jugoslavia ed eran comparsi dei nidi di mitragliatrici alle finestre dell'Ospedale Psichiatrico, cosa che fortunatamente si fermò lì. Eravamo proprio sul confine d'Italia, se un paziente si allontanava dovevamo andare a prenderlo dai graniciari. L'atmosfera bellica si respirava a pieno : nei campi false casette erano pronte a cambiare in teste di ponte. La guerra fredda a Gorizia si combatteva ogni giorno. Mi sono poi reso conto che il lavoro a Gorizia significava per me e per i pazienti proseguire il percorso di riabilitazione psichiatrica, secondo linee piuttosto quacchere (la religione dei primi riformisti psichiatrici) che, unita al populismo degli amministratori di Parma, creò un mix che poteva riabilitare un esercito”. (Lucio Schittar)

INFO:
Cinemazero Pordenone
www.cinemazero.it

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