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Cultura > Film > 12 Febbraio 2010

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Con il film "Vuoti a rendere" di Jan Sveràk prosegue al Miela la rassegna "La Stagione del Raccolto"

"Vuoti a rendere", di Jan Sveràk

Trieste (TS) - Imparare a invecchiare fin da giovani. Si è parlato di rapporti intergenerazionali tra giovani e anziani - che a Trieste cosituiscono il 65% della popolazione - nel dibattito seguito alla proiezione del film "Grazie di tutto" (1998) di Luca Manfredi che sabato 6 febbraio ha inaugurato la quinta edizione de "La Stagione del Raccolto", rassegna cinematografica sull'arte d'invecchiare promossa anche quest'anno da ARIS Associazione Ricerca Interventi Studi per l'Invecchiamento, ITIS Azienda Pubblica di Servizi alla persona e Cooperativa Bonawentura-Teatro Miela con il contributo della Provincia di Trieste e con la collaborazione del Comune di Trieste.

Il dibattito, introdotto da Claudio Grisancich - alla presenza di Marina Guglielmi, assessore alle Politiche Sociali della Provincia di Trieste, Carlo Grilli, assessore alla Promozione e Protezione Sociale del Comune di Trieste, Raffaella Del Punta, presidente dell'Azienda Pubblica di Servizi alla Persona ITIS - ha toccato il punto nevralgico dei rapporti tra persone giovani e anziane. Su stimoli del pubblico in sala, si è discusso dell'egoismo di entrambe le fasce di età che, principalmente, hanno l'esigenza di "ricevere". Il problema - è stato osservato - non è però di tipo etico-morale, ma di incomprensione e mancanza di comunicazione corretta che lascia spazio a pregiudizi che dipingono i giovani come maleducati e gli anziani come ingombranti e inutili.

Gli appartenenti ad ognuna delle due categorie utilizzano invece - affermano gli esperti - meccanismi di difesa delle proprie fragilità, del proprio disagio, di mentalità individualistiche e poco aperte alle necessità del prossimo.

Proprio per contrastare la pressione sociale che condiziona negativamente la maggioranza delle persone anziane relegandole a ruoli marginali, è necessario dar corso ad una "nuova cultura" dell'invecchiamento che, oltre ad offrire un'assistenza funzionale agli anziani fragili, sia in grado di comprenderne i meccanismi psicologici e relazionali e di valorizzarne il loro patrimonio esperienziale.

A questo porposito è essenziale diffondere un nuovo approccio soprattutto tra i giovani, per migliorare i rapporti intergenerazionali e stimolare un'educazione permanente all'invecchiamento prevenendo quella sensazione di disagio, di perdita, di malessere che ha inizio con la classica "crisi d'età di mezzo".
"L'essere anziani" non è infatti solo una fase cronologica della vita ma è un'interazione tra l'aspetto biologico - con tutte le modificazione che avvengono all'interno dell'organismo - e l'aspetto socio-culturale, derivato dall'ambiente circostante, che condiziona tutto l'agire e l'interagire dell'individuo.

Da qui l'importanza dell'iniziativa, nata proprio per imparare ad invecchiare bene e che prevede un ciclo di sei film a ingresso gratuito, all'interno del quale si affrontano temi legati alla maturità della vita con la finalità di stimolare un dibattito aperto alla cittadinanza e alle istituzioni.
In contrapposizione al modelli giovanilisti proposti dalla società attuale, la realtà afferma infatti che gli over 65 a Trieste costituiscono più di un terzo della popolazione.

Le prossime proiezioni verranno effettuate presso il Teatro Miela alle ore 16.30 con il seguente calendario:
- sabato 13 febbraio VUOTI A RENDERE (2007) di Jan Sveràk;
- domenica 21 febbraio STANNO TUTTI BENE (1990) di Giuseppe Tornatore;
- domenica 28 febbraio NELLY E MR. ARNAUD (1996) di Claude Sautet;
- domenica 14 marzo UN'ALTRA GIOVINEZZA (2007) di Francis Coppola;
- domenica 21 marzo PROVIDENCE (1977) di Alain Resnais.

Di seguito la trama del film "VUOTI A RENDERE":
Josef è un professore di letteratura al liceo il quale, rendendosi conto un giorno di non capire più i suoi studenti, abbandona immediatamente l'insegnamento. Questo arriva come uno choc per Eliska, sua moglie da trent'anni, che adesso si trova tra i piedi tutto il giorno un marito irritabile e permaloso. Ma Josef è convinto di avere ancora molto da dare alla società, e di doversi trovare un altro lavoro. Nessuno di quelli che tenta di svolgere funziona, tantomeno il tentativo come unico corriere sessantottenne in bicicletta di tutta Praga, fino a quando non viene assunto part-time al bancone della resa delle bottiglie in un supermercato locale. Durante il suo tempo al supermercato, Josef scopre che ciò che ha da insegnare alla gente non deve necessariamente venire dai libri: decide quindi di diventare uno studente di vita. Josef è sempre stato un po' impiccione, e molto presto il suo gentile interessamento alle vite degli altri porta a complicanze che richiederanno soluzioni drastiche.

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