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Notizie > Attualitŕ > 05 Febbraio 2010

Numero speciale di "Perimmagine" dedicato alle lettere inedite di Tina Modotti e Vittorio Vidali

Tina Modotti a Mosca nel 1932 (foto di Angelo Masutti)

Lubiana (--) - Ritrovate a distanza di oltre settant’anni a Lubiana, negli Archivi della Repubblica di Slovenia, lettere di Tina Modotti e Vittorio (Toio) Vidali scritte da Parigi e dalla Spagna agli amici rimasti a Mosca, e altre ancora che Vidali scrisse a Ivan (Matteo) Regent e famiglia dopo la morte di Tina.

Con il materiale inedito, Miklavz Komelj ha elaborato un saggio con la trascrizione delle lettere risalenti al biennio 1936/1937 e altre posteriori alla scomparsa di Tina e datate fino al 1947, pubblicato in esclusiva per l’Italia sulla rivista “Per immagine”, periodico di informazione culturale curato dal Comitato Tina Modotti. L’autore coglie occasione e spunti, accostando documentazione storica e memorialistica, per tracciare non solo eventi ma un quadro del tempo: si mette in evidenza il clima sociale ed esistenziale in cui erano immersi Tina Toio e Matteo, e si ricostruiscono cruciali eventi storico-politici in cui furono presenti e protagonisti.

Considerata l’importanza del ritrovamento, “per immagine” è interamente dedicato all’epistolario che rimanda al periodo in cui Tina Modotti e Vittorio Vidali, rientrati dal Messico nel 1930, trascorsero la propria esistenza nell’“inferno europeo” fino al 1939, a conclusione della guerra civile spagnola; il periodico sarà inviato in migliaia di copie, mediante un ragionato mailing del Comitato Tina Modotti, verso tutte le regioni italiane e diversi spazi esteri, proprio a distanza di settant’anni da quella eroica e tragica vicenda.
Inoltre sarà possibile acquistare “Per immagine” in tre punti vendita a Udine: alla Galleria d’Arte Plurima (via Erasmo Valvason, 11), alla Libreria La Tarantola (Via Vittorio Veneto, 20) e alla Rivisteria - edicola di Riva Bartolini.

Per oltre trent’anni dopo la scomparsa, l’avventura umana e artistica di Tina Modotti venne ignorata e tenuta nascosta fino alla cosiddetta riscoperta che partì da Udine negli anni ’70 del Novecento ad opera di persone e associazioni autonome, lontane dalle culture ufficiali. Nonostante in Italia ed oltre Atlantico emergessero numerose iniziative, si può sostenere che una discreta ri-conoscenza della “scomoda” Tina arrivò con ritardo ingiustificabile.
Oggi sappiamo che in tutto il Novecento, non si trova un artista e un militante di qualità, come Tina Modotti, che sia stato trascurato per un tempo così lungo dagli storici della fotografia e dalla storiografia politica.

Negli anni Ottanta, biografi e studiosi continuavano la ricerca di nuovi documenti, opere e attendibili testimonianze per una veritiera biografia di Tina, mentre correva il pericolo che venisse stravolta da dubbie interpretazioni. In questo clima acquistò risonanza la pubblicazione, curata nel 1986 da Amy Stark per la rivista The Archive, delle lettere di Tina Modotti all’amico e maestro Edward Weston. Per la sua rigorosa completezza quella raccolta, tradotta in diverse lingue, fece il giro del mondo: conteneva buone informazioni sulla vita e l’arte di Tina.

Si deve alla ricercatrice Patricia Albers la scoperta di altre lettere negli anni Novanta in California. Questi epistolari d’America, accostati alle indicazioni che si ricavarono dai diari di Weston , in cui Tina viene citata in un centinaio di occasioni, contribuirono a delineare l’identità della Modotti, assieme all’analisi attenta della sua opera fotografica.

Ed ora si aggiungono queste nuove lettere europee rimaste fino ad oggi ignote nonostante fossero conservate dagli anni Sessanta nel Fondo Regent dell’Archivio di Stato della Repubblica di Slovenia.
Nel nuovo numero di “Per immagine”, in premessa si descrive l’antica amicizia di Vittorio Vidali e Ivan Regent durante le lotte e le militanze nella Trieste tra la prima guerra mondiale e le battaglie contro il nascente fascismo che divise i due amici nell’emigrazione politica : Vittorio verso le Americhe e Ivan, con la famiglia, verso Lubiana, Parigi (dove assunse il nome di Matteo) e infine Mosca dove nel 1930 si ricongiunsero: con la presenza di Tina si formò un profondo sodalizio amicale.

Come dirigenti del Soccorso Internazionale Toio e Tina si assentavano per difficili incarichi in vari paesi d’Europa e nel 1935 lasciarono Mosca in via definitiva: opere, attrezzature fotografiche, documenti rimasero in deposito alla famiglia Regent.
Dal 1936 al 1939 parteciparono alla guerra civile spagnola: Tina assunse il nome di Maria e lavorò negli ospedali e nelle iniziative umanitarie, aderì al Quinto Reggimento creato e guidato da Vidali che divenne il Comandante Carlos Contreras.

La prima parte delle lettere ritrovate si riferisce a questo periodo e sono spedite dalla Spagna o da Parigi. I primi mesi vissero in un clima esaltante: Tina è “contenta e soddisfatta di poter essere un ingranaggio di quel meraviglioso motore che è il popolo spagnolo”, Toio vive “in un realtà magnifica, piena di eventi, carica di elettricità. In questo bel paese, in giorni si concentra la vita di secoli, la locomotiva corre con una celerità mai conosciuta, è un intero popolo che va in aeroplano”. È un atteggiamento libertario, “futuristico”, una costante di tutta la sua lunga vita.
E bisogna dire che da questo saggio emerge nuovamente l’urgenza che la storiografia faccia chiarezza sulla figura di Vittorio Vidali, fino ad oggi descritta in superficie o demonizzata.

Il generale Francisco Franco, con l’aiuto del nazifascismo, cambiò le sorti della guerra e si chiuse l’ultima speranza di bloccare imminenti massacri in tutta Europa. Maria e Carlos con la Spagna nel cuore tornarono in Messico. Lavorarono nelle organizzazioni dei profughi, nel Soccorso Rosso, nell’Alleanza internazionale Giuseppe Garibaldi, negli ambienti del giornalismo politico. Dopo una cena di amici in casa dell’architetto Hannes Meyer, nella notte tra il 5 e 6 gennaio 1942 il debole cuore di Tina si fermò mentre si trovava sola, dentro un taxi che la stava riportando a casa. Da un borgo friulano a cittadina del mondo, “bella di fama e di sventura”, uccisa dalle tragedie del Novecento.

Miklavz prosegue il racconto sulle altre lettere inedite dell’archivio di Lubiana, che Vidali scrisse a Ivan Regent dal Messico a Trieste e, finalmente tornato in patria, dall’Italia a Lubiana dove l’amico si era ‘rifugiato’. Il saggio ricostruisce i contatti intercorsi fra Ivan Regent e Vittorio Vidali, nonché i loro percorsi di vita e di attività politica.

I tempi sono vitali e tragici, densi di incontri difficili dissidi ideologici. Basti citare un solo avvenimento: la rottura fra Stalin e Tito, che produce un terremoto politico internazionale e la sospensione dei rapporti fra Matteo e Toio. Ma si ritroveranno. Ivan Regent continua la militanza nella LVittorio Vidaliega dei Comunisti della Jugoslavia; la sua vita si conclude nel 1967, mentre Vittorio Vidali diventa consigliere d’opposizione al comune di Trieste, poi deputato e senatore della Repubblica.

Nell’ultimo capitolo denominato “Il congedo dalla fotografia come atto simbolico”, sono concentrate acute e poetiche argomentazioni su “il caso Tina Modotti” nel campo dell’arte.

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