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Notizie > Attualità > 27 Dicembre 2009

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Il mondo della cultura in lutto: a Natale si è spento a 79 anni lo scrittore Carlo Sgorlon

di Claudio Bisiani

Carlo Sgorlon

Udine (UD) - Nella notte di Natale, all'età di 79 anni, dopo un lungo ricovero ospedaliero, si è spento a Udine lo scrittore Carlo Sgorlon. Il noto romanziere friulano - autore, fra le tante opere pubblicate, di "Il vento nel vigneto" (il suo primo romanzo del 1960), "La poltrona", "La luna color ametista", "Il trono di legno", "La Regina di Saba", "La conchiglia di Anataj", "La foiba grande", "La tredicesima notte", "Il velo di Maya" e "La penna d'oro" - ha vinto più di quaranta premi letterari, fra cui il Supercampiello, lo Strega, il Flaiano, l'Hemingway e il Nonino. I funerali si svolgeranno martedì 29 dicembre, alle ore 12, nella chiesa di San Quirino a Udine.

Carlo Sgorlon nacque nel 1930 a Cassacco, piccolo paese vicino a Udine, crescendo in un ambiente di campagna, tipicamente rurale, che condizionò profondamente il suo pensiero letterario, fotografia del suo Friuli, tra miti, religiosità, leggende e tradizione, ma che investì anche tematiche quali la guerra, le foibe e le tortuose relazioni linguistiche e culturali fra gruppi etnici diversi.

Cantore della sua terra e interprete del travagliato passaggio da una società tradizionale, contadina, ad una industriale, secolarizzata e tecnologica, Sgorlon attraverso i suoi personaggi seppe incarnare lo sgomento, lo smarrimento e la crisi d'identità dell'uomo contemporaneo di fronte alla perdita di quel senso di appartenenza proprio della comunità rurale.

Decadenza, sogno, irrazionalità sono gli ingredienti base dei suoi romanzi - intrisi di malinconia per la caducità dei tempi e dei luoghi, ma che lasciano comunque sempre spazio alla speranza e alla luce - in bilico fra ironico teatrino fantastico, talvolta perfino surreale, metafora, storia vera e drammatica realtà. Un universo unico e irripetibile di un "mondo piccolo", mutuando Guareschi, quello appunto rurale del Friuli, ma ricco di socialità e di valori sani e positivi. Un mondo, come diceva lo stesso Sgorlon, «che possiede delle radici e ha alle spalle una cultura, una storia, una tradizione, un popolo, nei quali si riconosce e dentro i quali riesce a rintracciare i lineamenti della propria identità».

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