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Notizie > Attualità > 10 Dicembre 2009

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Dibattito pubblico al Bobbio: evidenziate le "incongruenze progettuali” del rigassificatore di Zaule

rigassificatore

Trieste (TS) - Il lavoro del Tavolo Tecnico Rigassificatori Trieste - promosso dalla Uil Vigili del Fuoco e costituito da esperti impegnati nell’elaborazione di una valutazione oggettiva dei rischi industriali e antropici implicati nel progetto del “Terminale di Ricezione e Rigassificazione Gnl Zaule-Gas Natural – sta proseguendo e, man mano che avanza nella disamina della documentazione, scopre via via nuove “incongruenze progettuali”.

E’ la novità emersa nel corso della conferenza pubblica “Verità negate” tenutasi mercoledì 9 dicembre al teatro Bobbio di Trieste, con una buona partecipazione di pubblico, dimostratosi attento e partecipe. Gli esperti italiani e sloveni del Tavolo tecnico - che avevano già espresso serie perplessità riguardo carenze procedurali presenti nello sviluppo dei progetti di Rigassificatori Trieste durante la conferenza stampa del 26 novembre a chiusura della due giorni di analisi collegiale - hanno esposto, con l’ausilio di immagini e tabelle, le incongruenze emerse in due mesi di lavoro. Il Team - ha detto l’ing. Marino Valle - rappresenta “un esempio unico di collaborazione tra tecnici di provata professionalità che hanno posto gratuitamente la propria esperienza a disposizione della cittadinanza”.

Il Tavolo Tecnico – è stato ribadito - non è né favorevole né contrario al progetto, ma si limita a fornire osservazioni competenti sullo stesso in merito alle implicazioni che la collocazione dell’impianto nell’ambito previsto - inserito in un Sito Inquinato di Interesse Nazionale - potrebbe determinare.
Obiettivo del lavoro dei tecnici del Tavolo è stato l’elaborazione di uno studio critico che, opportunamente integrato con ulteriori parametri (ambientali, economici etc.), possa costituire uno strumento oggettivo a disposizione di qualsiasi organo politicamente impegnato che volesse usufruirne. “Il nostro compito di esaurisce qui – hanno concluso gli organizzatori - ora spetta ai politici”.

In particolare, nel suo intervento sulle procedure di approvazione e sviluppo del progetto, il prof. Emerito Giacomo Costa ha evidenziato, al contrario di progetti analoghi degli anni ’90, la mancanza di un confronto tra l’offerta dell’ente richiedente l’autorizzazione e la pubblica amministrazione che andasse a valutare le differenze tra gli interessi della comunità e quelli del proponente privato. L’assenza di un contraddittorio obiettivo e pubblico tra parti di pari autorevolezza ha fortemente compromesso la possibilità di sviluppo di un dibattito pubblico democratico e consapevole.

L’ing. Marino Valle ha evidenziato evidenti discrepanze tra le tavole presenti nei progetti presentati, dove le cisterne apparirebbero 20 volte a destra e altrettante a sinistra. Inoltre, sovrapponendo i tre progetti di possibile prossima realizzazione (rigassificatore, centrale termoelettrica e metanodotto), presentati separatamente e in tempi successivi, ma integrabili all’interno dell’area di interesse, il quadro d’insieme si modificherebbe radicalmente e le distanza di sicurezza indicate nello Studio sui Rischi fornito da Gas Natural diverrebbe insufficiente. Le tabelle relative ai possibili tipi di incidenti conterrebbero inoltre unità di misura inadeguate. Simulando anche un minimo incidente o un attentato, la sottovalutazione degli effetti risulterebbe, afferma il tecnico, evidente.

La pericolosità dell’impianto sarebbe confermata dalle simulazioni effettuate per conto del governo di Lubiana dai tecnici sloveni, come rimarcato dal M. Sc. Tomaz Ogrin che ha illustrato gli esiti degli esperimenti condotti sul metano.
Il coordinatore della Uil Vigili del Fuoco, Adriano Bevilacqua, ha sottolineato la pericolosità del gas metano e gli effetti catastrofici che possono derivarne anche a fronte di perdite di lieve entità. L’impianto di Zaule a pieno regime ne conterrebbe decine di milioni di litri.

Secondo il dott. Fulvio Crisciani e il prof. Franco Stravisi, che si sono soffermati sugli aspetti meteomarini e oceanografici del progetto, la temperatura del mare della baia indicata nel progetto non sarebbe corretta, in quanto risulta utilizzata una tabella relativa all’Alto Adriatico, nonostante esistano ben 4.000 profili di temperatura rilevati nel golfo di Trieste che sarebbero però molto diversi da quelli indicati nella documentazione.

Tra le altre anomalie rilevate, sottolinea il dott. Livio Sirovich, la presenza di numerose parti in inglese e spagnolo non o mal tradotte, la mancanza di firme su alcuni documenti e l’assenza di indicazione dei nomi di battesimo degli autori. Apparirebbero anche cancellazioni e rimaneggiamenti poco chiari nelle intestazioni e su immagini fotografiche allegate.

Nelle carte topografiche utilizzate non compaiono né il metanodotto Siot, né l’inceneritore e alcune zone segnate come agricole sarebbero in realtà occupate da stabilimenti industriali.
Del tutto fuori luogo apparirebbe poi il confronto fatto da alcuni con il terminale di Barcellona. Nella città catalana non ci sono zone residenziali in un raggio di 3,5 chilometri, mentre a Trieste il raggio di potenziale effetto nocivo in caso di incidente anche lieve arriverebbe fino quasi al centro storico, in piazza Garibaldi, e investirebbe interamente i rioni di Campi Elisi e Valmaura.
Sottodimensionate, secondo l’analisi de Prof. Bruno Della Vedova, anche le opere di canalizzazione per evitare l’inquinamento delle falde acquifere: i carotaggi effettuati nelle zone di caratterizzazione del Sito Inquinato di Interesse Nazionale arriverebbero solo a 10 metri e si ignorerebbe la composizione dei restanti 40 metri. In mancanza di rilevamenti più approfonditi, non sarebbe possibile valutare la fattibilità degli interventi di bonifica che Gas Natural si sarebbe impegnata ad effettuare in corso d’opera.

Il prof. Radoslav Nabergoj, parlando dei dati e delle simulazioni navali inseriti nel progetto, ha fatto presente la limitatezza dei medesimi: solo 4 tavole, che non riportando velocità del vento, forza del mare, la grandezza esatta e velocità della nave, non permettono una valutazione oggettiva.

L’ing. Giorgio Trincas si è chiesto come mai non si siano valutate anche le numerose altre opzioni offerte dall’odierna tecnologia, come le navi Lng con rigassificatore a bordo o come la soluzione off shore anziché on shore (su terraferma, come il rigassificatore) simile a quella del porto di Livorno: le gasiere attraccate a varie miglia di distanza dalla città costerebbero la metà rispetto al rigassificatore (la stima per la realizzazione di un impianto medio è di 800 milioni di euro).
Erano presenti anche il parlamentare sloveno Frence Kek, il sindaco di Muggia, Nerio Nesladek, il coordinatore provinciale dell’Italia dei Valori, Mario Marin e il presidente di Greenaction Transnational, Roberto Giurastante.

L’on. Frence Kek ha analizzato le implicazioni per la Slovenia e ha esortato a diffondere i risultati del lavoro degli esperti nell’auspicio che la politica tenga conto del parere dell’opinione pubblica.
Il presidente di Greenaction Transnational, Roberto Giurastante, ha annunciato che, per sensibilizzare ulteriormente la cittadinanza e coinvolgere il maggior numero di persone possibile, su Rigassificatori Trieste verrà prodotto, con la collaborazione di più associazioni ambientaliste, un documentario, che sarà divulgato anche sui social network e di cui è prevista la traduzione in sloveno.
Mario Marin, rimarcando l’importanza che per l’IdV rappresentano la trasparenza e il coinvolgimento dei cittadini, ha stigmatizzato quella che ha definito “la leggerezza” con la quale sarebbero stati esaminati documenti e considerati argomenti di una così vasta rilevanza e che coinvolgerebbero una così ampia porzione di territorio e un così cospicuo numero di persone.

Nerio Nesladek ha ricordato la battaglia condotta dai Comuni di Muggia e San Dorligo attraverso un no traversale all’impianto pronunciato da tutto il Consiglio comunale e per mezzo del ricorso la Tar nella convinzione che lo sviluppo economico del territorio non passi attraverso un polo energetico, ma piuttosto attraverso lo sviluppo del porto, che contrasterebbe con l’occupazione di quegli spazi da parte del rigassificatore.

Nel dibattito che è seguito, tra il pubblico è stata manifestata l’incredulità per come sia stato trattato l’esame della documetazione, è stato auspicato un maggior interessamento da parte dei giovani da raggiungere e infomare anche attraverso i social network, strumento da loro più usato rispetto ai media tradizionali e soprattutto una maggiore considerazione e presenza da parte dei politici. La popolazione triestina non sarebbe stata adeguatamente informata e sarebbe necessario trovare un modo per coinvolgerla maggiormente. E’ stato infine auspicato un confronto tra i progettisti dell’impianto e i componenti del Tavolo.
“Com’è stato possibile – ha concluso Adriano Bevilacqua – che si sia potuto approvare un progetto la cui procedura autorizzativa non è avvenuta nel pieno rispetto delle norme sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA)?”.

INFO:
Aurora Mischi
Tavolo Tecnico Rigassificatori Trieste

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