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Notizie > AttualitĂ  > 19 Settembre 2009

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Pordenonelegge: annunciati i vincitori del premio letterario "Stephen Dedalus"

pordenonelegge

Pordenone (PN) - Dalla collaborazione tra "Pordenonelegge" e il Premio Stephen Dedalus, fondato tra gli altri da Alberto Casadei, Andrea Cortellessa e Guido Mazzoni, è nata la scorsa primavera la "Classifica dei Grandi Lettori", che ha animato di adesioni e di polemiche il mondo letterario nazionale: sul sito di pordenonelegge e del Premio Dedalus le scelte dei Cento Grandi Lettori, invitati tra i critici, i letterati e gli autori impegnati nel panorama italiano, sono state annunciate e spesso discusse.

Il Premio letterario “Stephen Dedalus”, promosso da pordenonelegge, ha scelto i vincitori per la sua quarta edizione. La giuria, composta da Antonella Anedda, Alberto Casadei (segretario), Grazia Casagrande, Andrea Cortellessa, Lidia De Federicis, Guido Mazzoni, Massimo Raffaeli, Walter Siti, nella riunione finale del 18 settembre 2009, ha assegnato il premio:

- per la narrativa a:Laura Pugno per Sirene (Einaudi)
- per la poesia a: Mario Benedetti per Pitture nere su carta (Mondadori)
- per la saggistica e le altre scritture a: Marco Belpoliti per Il corpo del capo (Guanda).

Il premio sarà assegnato a pordenonelegge 2009 nella giornata di domenica 20 settembre, durante l’incontro in programma a Palazzo Montereale Mantica alle 17. Ai vincitori, la somma simbolica di 1 euro.

I finalisti delle tre sezioni erano:
Per la narrativa:
Antonio Moresco, Canti del caos, Mondadori 2009
Francesco Permunian, Dalla stiva di una nave blasfema, Diabasis 2009
Francesco Piccolo, La separazione del maschio, Einaudi 2008
Laura Pugno, Sirene, Einaudi 2007
Giorgio Vasta, Il tempo materiale, Minimum Fax 2008

Per la poesia:
Mario Benedetti, Pitture nere su carta, Mondadori 2008
Umberto Fiori, Voi, Mondadori 2009
Franca Grisoni, Poesie, Morcelliana 2008
Jolanda Insana, Frammenti di un oratorio, Viennepierre 2009
Fabio Pusterla, Terre emerse, Einaudi 2009

Per le altre scritture:
Francesco Arminio, Vento forte tra Lacedonia e Candela. Esercizi di paesologia, Laterza 2008
Marco Belpoliti, Il corpo del capo, Guanda 2009
Gherardo Bortolotti, Tecniche di basso livello, Lavieri 2009
Arturo Buongiovanni, Intendo rispondere, Donzelli 2008
Valerio Magrelli, La vicevita, Laterza 2009

MOTIVAZIONI DELLA GIURIA – PREMIO DEDALUS 2009
Motivazione per il premio a Laura Pugno
Sirene racconta un mondo futuro segnato da una catastrofe naturale e sociale. Una mutazione ha reso il sole letale per gli uomini: molti sono morti di cancro o sono destinati a una morte prossima; altri si sono rifugiati in città sottomarine dominate da un’organizzazione mafiosa gerarchica e spietata. Sotto il mare i superstiti hanno trovato una specie nuova, le sirene, “bestie da latte e da carne e, insieme, donne prive di parola”, usate come cibo di lusso e come strumento sessuale. Ma le sirene hanno l’istinto di uccidere il maschio subito dopo il coito e la loro coda può spezzare la schiena di un uomo con un colpo solo: accoppiarsi con loro può significare la morte. In questo universo violento e terminale, Laura Pugno ambienta una storia d’amore nuova e sorprendente. Influenzata dai manga giapponesi, dalla fantascienza catastrofista, dalla cultura post-human, Pugno racconta una realtà parallela, vivida e dettagliata come la realtà ordinaria, costruendo un mondo onirico animato da leggi ferree e da straordinaria necessità interna: un mondo che non risulta mai gratuito perché in realtà parla di noi. Con la sua logica di incubo, Sirene dà forma alle angosce del presente e ad alcuni archetipi della condizione umana: il timore di un disastro ecologico, la riduzione dei rapporti umani a brutali rapporti di forza, la dialettica fra morte e sesso.

Motivazione della giuria per il premio a Mario Benedetti
Pitture nere su carta è un libro di resti, di macerie, di luce intermittente e brandelli di corpi. La memoria delle pitture nere di Goya diventa in questi testi meditazione sulla sordità del mondo, attraversamento dell'opacità di tutte le creature.
Benedetti sperimenta una poesia che non si cura più di fare “poesia” , ma cerca un ritmo diverso, prossimo all'ammutolire, con una radicalità che rimanda all'ultimo Celan e al Beckett di Malone muore.
La bellezza di questo libro è indistinguibile dal suo coraggio e dal suo rigore. Benedetti ci parla per scatti di cose, per colori lividi, per grumi di frasi che improvvisamente si sciolgono per poi, di nuovo a sorpresa,
infiammarsi. Così la perfetta geometria, l'ordine della composizione delle sequenze i nomi-teche delle sezioni come la bellissima “Reliquiari” sono l'architettura necessaria a immagini-parole che scardinano continuamente il proprio senso e azzerano di colpo le abitudini di noi lettori. Pitture nere su carta è anche un testo sulla perdita: del proprio io e della corona di affetti che cerchia ognuno di noi, dentro un mondo che deflagra a ogni pagina. Pitture nere su carta è un libro straniero per essenzialità e assenza di retorica, tanto poco letterario da non temere di confondere la lingua e di gettarla in avanti verso suoni non usuali, ma prossimi come le folate di versi in francese e spagnolo.
Premiando Mario Benedetti la giuria del Dedalus ha voluto sottolineare in sintonia con lo stesso nome del premio, l'idea di una poesia originale, quietamente, silenziosamente eversiva.

Motivazione per il premio a Marco Belpoliti
Diceva un maestro oggi fuori moda che i filosofi avevano spiegato a sufficienza il mondo, e che a quel punto – semmai – si trattava di cambiarlo. Il guaio è che questa cosa, Marx, la diceva molto tempo fa; e che da allora il mondo, se mai è davvero cambiato, non l’ha fatto precisamente nella direzione auspicata. Un’alternativa del genere si presenta anche di fronte a un saggio come quello di Marco Belpoliti, Il corpo del capo. Cioè l’analisi più penetrante che sia stata finora dedicata a un personaggio storico nel pieno della sua attività come il nostro Presidente del Consiglio. L’unico uomo, cioè, che abbia imposto il suo corpo, appunto, come prima questione sull’agenda politica contemporanea. La chiave di lettura di Belpoliti non si può dire filosofica, ma non manca di far ricorso alle migliori tradizioni del pensiero critico di oggi, specie quelle che hanno posto al fuoco della propria attenzione il rapporto fra immagine e società. Le fotografie che ritraggono il Capo sono infatti analizzate da Belpoliti facendo ricorso a un po’ tutto l’armamentario di saperi con i quali, da anni, ci ha abituato a decodificare il mondo contemporaneo. S’è detto decodifica, ma parlando di Berlusconi e della sua politica dell’immagine si deve dire piuttosto demistificazione. Era questo del resto il compito degli intellettuali (quando c’erano): insegnarci a sospettare delle apparenze, sino a rivelare gli Arcani del Potere da quelle apparenze mistificati. Ed è per questo che l’alternativa tra comprendere e agire, in un caso come il presente, per una volta è mal posta. Il potere di Berlusconi si fonda infatti, com’è a tutti noto, sulla produzione e sulla manipolazione delle immagini. Quella di Belpoliti è insomma una semiotica civile: e il suo lavoro dovrebbe servire da modello per tutti quegli specialisti che, in questi anni, non hanno trovato di meglio che rinchiudersi nelle ineffettuali certezze delle proprie specifiche competenze. La cosa che più colpisce, però, è che questo iper-ramificato impero dell’immateriale si fonda su una base squisitamente, scandalosamente fisica: il corpo di chi quelle immagini produce e diffonde. Il corpo del capo, appunto. E’ da questo minuscolo fondamento, da questa libbra di carne – per dirla con lo Shyklock shakespeariano – che tutto il resto dipende. Così che l’ultima pagina di questo libro riconduce lui, il Capo, così come noi suoi sudditi, al confronto ineluttabile col tempo della verità, cioè col destino a noi tutti comune: “La politica dell’immagine di Silvio Berlusconi finisce per rivelare qualcosa di intimo: l’insondabile intimità con la morte. Prima o poi, il tempo della verità di sé arriva per tutti.. Governati e governanti, umili e potenti, gregari e capi”.

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Il premio “Stephen Dedalus” è nato con l’obiettivo di segnalare opere che si distinguano sia per la qualità formale, sia per l’attenzione ai temi della contemporaneità. La commissione giudicatrice può variare di anno in anno, ma sarà sempre composta da critici, accademici o militanti, scrittori ed esperti impegnati nell’interpretazione e nella valutazione delle tendenze attuali della letteratura italiana.
Fondamentale anche l’apporto dei Cento Lettori che ogni mese propongono le loro indicazioni attraverso le Classifiche pordenonelegge-Dedalus (http://dedalus.pordenonelegge.it).

I vincitori del 2009 riceveranno il premio simbolico di un euro. Nelle precedenti edizioni sono stati premiati Emanuele Trevi, Aldo Nove e Walter Siti (narrativa); Alberto Bellocchio, Franco Buffoni e Antonella Anedda (poesia). A Gomorra di Roberto Saviano è stato assegnato un premio speciale fra le ‘altre scritture’ nel maggio del 2006.

Per informazioni: www.premioletterariodedalus.it
e-mail: info@premioletterariodedalus.it

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