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Cultura > Arte > 04 Settembre 2009

"Tina Modotti, lampi messicani a New York" sbarca all'Istituto Italiano di Cultura a Park Avenue

"Donna di Tehuantepec", Tina Modotti, Messico (1929)

New York (--) - Molto “Friuli” di altissimo valore culturale a New York: si inaugura infatti martedì 22 settembre 2009 alle 18.00, presso la prestigiosa sede dell’Istituto Italiano di Cultura a New York, in Park Avenue, la mostra "Tina Modotti, lampi messicani", organizzata dallo stesso Istituto con il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia – e Cinemazero, per celebrare nella Grande Mela l’artista friulana, maestra indimenticata della fotografia contemporanea.

La mostra presenta diverse decine di fotografie, provenienti dal ricchissimo “Fondo Modotti” di Cinemazero e frutto di anni di ricerche. Corredate da didascalie e pannelli di approfondimento, le foto in mostra vanno a costruire un panorama esaustivo della produzione artistica di Tina Modotti. In particolare saranno presenti i capolavori scattati durante gli anni messicani, periodo maggiormente fecondo e appassionato della sua attività. Alle foto di Cinemazero saranno accostati alcuni scatti provenienti dalla galleria newyorchese “Throckmorton Fine Art”.

Tina Modotti (1896 - 1942), udinese di nascita, ha provato infatti una vera passione per il Messico, dove ha vissuto dal 1923 al 1930. È in quegli anni che Tina, apprendendo i segreti “dello scatto” dal fotografo Edward Weston, frequentando innumerevoli artisti e intellettuali, sviluppa uno stile e una sensibilità molto personali: il realismo crudo si fonde con lo sperimentalismo legato allo studio delle forme, rendendo ogni sua foto un “unico”, trasformando i suoi scatti in opere senza tempo.

Emigrante, operaia, attrice, fotografa, antifascista, militante nel movimento comunista internazionale, perseguitata ed esule politica, Tina Modotti è partita da Udine e ha scoperto l’arte sociale oltreoceano, usando il mezzo fotografico come strumento di indagine e denuncia sociale, e le sue opere, comunque realizzate con equilibrio estetico, assumono di frequente una valenza ideologica importante. Non è un caso che Francesco Bearzatti, erede di una pluralità di tradizioni musicali e culturali, dedichi alla figura di Tina Modotti una suite, un quartetto di eccezionale livello corredato di immagini (ormai non si contano più le repliche in Europa dopo la prima a Cinemazero dello scorso anno) che rievoca la figura rivoluzionaria dell’artista la cui opera fu messa al bando dal maccartismo negli Stati Uniti.

Bearzatti rivolge a lei una suite incalzante, una musica moderna che ben si sposa con le sperimentazioni più ardite, con terreni vicini all’avanguardia senza essere mai troppo ostici per chiunque li ascolti. Quel che più sorprende sono le scintille di gioia, l’energia strabordante che proviene dalle viscere dei quattro musicisti coinvolti anima e corpo. Il gioco d’assieme è perfetto, la genialità dei quattro, le cui caratteristiche sono differenti e anche distanti, assicura una musica diretta e spontanea, che si fonde con le immagini.

«Puro è il tuo dolce nome, pura la tua fragile vita: / di ape, ombra, fuoco, neve, silenzio, spuma, / d’acciaio, linea, polline, si è fatta la tua ferrea, / la tua delicata struttura. / Lo sciacallo sul gioiello del tuo corpo addormentato / Ancora protende la penna e l’anima insanguinata. / Come se tu potessi, sorella, risollevarti sorridere sopra il fango», dice Pablo Neruda nella sua poesia Tina Modotti è morta, ben raccontando il vuoto che la tragica morte della Modotti ha lasciato. Ancora oggi infatti la vita e l’opera di Tina Modotti conservano un grande fascino. La fugacità stessa della sua carriera è simbolo dei drammi di un’epoca che alla fine l’ha schiacciata e della quale l’artista ha lasciato molte toccanti testimonianze. Ma Tina resta per tutti l’incarnazione di una indomabile vitalità latina che si afferma anche attraverso la prova dell’esilio. È per questo che le sue fotografie emozionano in quanto miracolo di bellezza, strappato per un attimo al dramma di un’epoca spietata.

Il Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia continua a dimostrare, ora con il suo presidente Eduard Ballaman, grande interesse e partecipazione nel preservare e perpetrare nel tempo la memoria della grande fotografa udinese. Già nel 2006, grazie proprio al sostegno della Regione, era stata restaurata la tomba della Modotti a Città del Messico, che versava in condizioni di grande degrado, mentre recentemente era stata (2008) organizzata a Guadalajara – in occasione della Feria Internacional del Libro - la mostra su Tina “Arte Vita Libertà”, frutto del lavoro del Comitato Tina Modotti di Udine.

La mostra che verrà proposta a New York ricostruisce in maniera il più possibile documentata, sia la sua straordinaria vicenda artistica (che la vide attrice di teatro e di cinema a HollywooFrancesco Bearzatti e il suo quartetto sul palco di Cinemazero per Tinissima (foto di Elisa Caldana)d prima, e fotografa nel Messico post-rivoluzionario poi), sia la sua non comune vicenda umana che la rese protagonista in quegli anni.
Curatori dell’esposizione sono Gianni Pignat, fotografo e ricercatore, Piero Colussi, Consigliere regionale, e Riccardo Costantini di Cinemazero.

INFO:
Cinemazero Pordenone
tel. 0434.520404
www.cinemazero.it

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