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Cultura > Arte > 15 Maggio 2009

Personale della pittrice Gabry Benci alla Sala comunale d’Arte

opera di Gabry Benci

Trieste (TS) - S’inaugura lunedì 18 maggio alle ore 18.30 alla Sala Comunale d’Arte di Trieste (piazza Unità d’Italia, 4) la mostra personale della pittrice Gabry Benci, che sarà presentata da Marianna Accerboni. La rassegna propone 25 opere, realizzate dall’artista ad acrilico su tela e su faesite, e 5 carte con incisioni e collage create tra il 2004 e il 2008. L’esposizione rimarrà visitabile fino al 7 giugno, tutti i giorni dalle 10 alle 13 e dalle 17 alle 20.

“Nata a Trieste, dove vive e opera - scrive Accerboni - Gabry Benci vi ha frequentato la Scuola dell’Acquaforte Carlo Sbisà e i corsi di pittura e la Scuola Libera di Figura condotti dal pittore Nino Perizi al Museo Revoltella. Ha iniziato l’attività artistica nel campo della grafica, sperimentando l’incisione sia nelle sue tecniche tradizionali, quali l’acquaforte, l’acquatinta e la puntasecca, sia approfondendo nuove ricerche. In seguito ha trasferito con perizia la valenza del segno grafico sulla tela, arricchendolo con una pittura materica impreziosita sotto il profilo estetico e del significato da inserti a collage”.

“Ha al suo attivo numerose mostre personali e di gruppo a Trieste, Gorizia, Udine, Pordenone, Genova, Firenze, in Austria, Slovenia e Croazia, nell’ambito delle quali ha ottenuto ottime segnalazioni e consensi di critica. Sue opere si trovano in collezioni pubbliche e private. Temperamento schivo e riservato, Gabry Benci nata Bastianutto proviene da una famiglia in cui l’arte è di casa e si è formata respirando il clima creativo che circondava in particolare lo zio Riccardo Bastianutto, valente pittore triestino e grande conoscitore della tecnica pittorica e del restauro, nonchè amatissimo insegnante dell’Istituto d’Arte dell’epoca. Rinunciando per modestia al cognome di famiglia, ha portato avanti la propria ricerca artistica, seguendo da giovanissima alcuni consigli dello zio, il quale la esortava a raggiungere la padronanza del segno e del gesto attraverso una pratica tradizionale. Da questa Benci si è evoluta, raggiungendo una cifra del tutto personale, che interpreta il paesaggio attraverso una gestualità pittorica libera, ricca e nel contempo calibrata, la quale raffigura simbolicamente ma efficacemente la materia grazie alla fusione di segno grafico, pittura acrilica e collage: l’immagine è così presente ma, destrutturata, trasmette il significato profondo e fantastico e l’anima del paesaggio”.

“Da tale sperimentazione - condotta dall’artista con coinvolgente impegno in seno all’esigenza di rinnovamento del linguaggio che ha caratterizzaopera di Gabry Bencito il secondo novecento e il 2000 - scaturisce un’intensa valenza cromatica e di luce, che promana da uno schema a volte audace, attraverso il quale - conclude Accerboni - Gabry Benci rifonda la realtà con originale e meditato estro fantastico e accentuata sensibilità, inventando spazi e tempi nuovi e diversi, attraverso i quali guarda con finezza a un orizzonte lontano”.

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