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Cultura > Film > 25 Aprile 2009

“Duplicity”: ritorna lo spionaggio in stile Le Carré con un pizzico di romanticismo

di Claudio Bisiani

Julia Roberts e Clive Owen in una scena di "Duplicity"

Trieste (TS) - Se la Guerra Fredda tra l’ex Unione Sovietica e gli Stati Uniti è stata ormai consegnata ai libri di storia, l’atmosfera che si respira nell’ultimo film di Tony Gilroy, dall’eloquente titolo “Duplicity”, è quella delle più classiche spy story in pieno stile Le Carré.

Dopo anni di onorato servizio nella Cia e nell’MI-6 britannico, Claire Stenwick e Ray Koval si ritrovano a fronteggiarsi nello scontro infinito tra due multinazionali del settore farmaceutico dalle quali sono stati ingaggiati. In ballo c’è la formula chimica di un prodotto rivoluzionario che potrebbe far ricrescere i capelli e sconfiggere per sempre la calvizie. Fra Claire (Julia Roberts) e Ray (Clive Owen) inizia così una frenetica partita a scacchi, fatta di mosse e contromosse, seminata di inganni, trappole e falsi indizi. Una corsa mozzafiato per mezzo mondo - da Roma a Miami, da Dubai a Londra - a pedinarsi e rincorrersi fino a… innamorarsi.

La trama, in realtà alquanto ingarbugliata per i continui salti avanti e indietro nel tempo, ruota attorno ai frizzanti scontri dialettici tra i due protagonisti, doppiogiochisti incalliti dalle mille facce, sempre in bilico tra intrigante complicità ed estrema diffidenza. Nessuno crede a nessuno ed entrambi sembrano non fidarsi mai completamente l’uno dell’altra. L’attrazione fatale tra Claire e Ray finisce però per scalfire ogni reticenza fino a portarli ad escogitare assieme un triplogioco per accaparrarsi la formula segreta da vendere poi ad un terzo acquirente. Il problema è che molto spesso nel mondo dello spionaggio l’incredibile diventa la regola, soprattutto quando si è convinti di avere in mano il gioco, mentre invece si è solo delle pedine di un piano molto più subdolo di quello che si potesse pensare.

Il film di Tony Gilroy mantiene per tutta la sua durata una tensione costante, inframmezzata da parentesi romantiche e da momenti comici che danno spessore alla storia. Al di là della complessità della trama, un vero puzzle che alla fine in qualche modo si ricompone, il film è ben riuscito e anche ben recitato, grazie alla bravura di ottimi locandina del filmcaratteristi come Tom Wilkinson e Paul Giamatti nel ruolo dei boss delle due aziende rivali. Attenzione ai dialoghi, dal ritmo serrato e zeppi di insidiosi trabocchetti, che la fanno da padroni in una pellicola che in fondo ha poca azione e fa lavorare molto di più il cervello. Proprio come un rompicapo enigmistico che non a caso si potrebbe chiamare “Duplicity”.


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