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Cultura > Arte > 02 Aprile 2009

Più di 250 persone presenti alla vernice della collettiva all’Archivio di Stato

il folto pubblico presente all'inaugurazione della mostra

Trieste (TS) - Più di 250 persone presenti alla vernice della collettiva “Trieste. 26 donne. 26 opere” all’Archivio di Stato

Grande successo di pubblico per la mostra “Trieste. 26 donne. 26 opere”, collettiva d’eccezione allestita all’Archivio di Stato di Trieste (via La Marmora, 17) a cura dell’architetto Marianna Accerboni nell’ambito della manifestazione “La donna nell’arte” indetta dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali e promossa dall’Archivio di Stato di Trieste diretto da Grazia Tatò e dal Soroptimist Club del capoluogo giuliano: più di 250 persone hanno partecipato alla vernice, durante il quale la Direttrice dell’Archivio Grazia Tatò e Marianna Accerboni hanno presentato la rassegna che propone una selezione di 26 artiste triestine, tra le più rappresentative in ambito professionale, attive a Trieste e altrove dalla seconda metà del novecento a oggi, con l’intento di offrire uno sguardo approfondito sulla creatività al femminile riferita a questa città e ai molteplici ambiti in cui essa si espresse: dalla pittura a olio alla tecnica mista, dall’incisione alla fotografia, dall’illustrazione alla fiber art, al costume e all’abito d’arte e al giornale d’artista, testimoniati da un’ opera di grandi dimensioni per ciascuna autrice.

L’esposizione, visitata finora da più di mille persone - ha spiegato Accerboni - prende idealmente avvio dal raffinato linguaggio surreale di Leonor Fini, presente con un’opera di grande suggestione, ”Luna”: pur attiva a Parigi per la maggior parte della propria vita, la grande pittrice, nota a livello internazionale, rimase tuttavia sempre legatissima a Trieste, dove aveva trascorso l’infanzia e la prima giovinezza, frequentando i migliori artisti, tra cui Arturo Nathan e Carlo Sbisà, e l’intellighenzia cosmopolita dell’epoca.

La rassegna prosegue secondo versanti diversi: da una canto la sperimentazione d’avanguardia, onirica, cromaticamente accesa e ricca di fantastiche e inaspettate soluzioni, condotta dagli anni cinquanta ai settanta da MIela Reina, presente con un olio giovanile, ancora figurativo, di grandi dimensioni; dall’altro un prezioso capo unico, disegnato ed eseguito all’uncinetto da Anita Pittoni (artista e intellettuale triestina molto nota e celebrata per le sue creazioni di moda, per il suo salotto letterario e per lo “Zibaldone”) per la fotografa Wanda Wulz. Allieva e grande amica di quest’ultima, Alice Zen espone invece un lavoro fotografico d’intrigante ispirazione surreale e fantastica, in cui il gioco di rimandi tra specchi e superfici dorate riflettenti si esprime in un’intrigante fascinazione neobarocca.

Il percorso espositivo continua con le opere di Franca Batich, Gabry Benci, Raffaella Busdon, Lilian Caraian, Nora Carella, Cassiopea Teatro, Nicoletta Costa, Annamaria Ducaton, Fabiola Faidiga, Tiziana Fantini, Felicita Frai, Alice Gombacci, Rossana Longo, Emanuela Marassi, Elettra Metallinò, Megi Pepeu, Graziella Petracco, Lydia Predominato, Alice Psacaropulo, Mirella Schott Sbisà, Olivia Siauss e Nelda Stravisi.

Venerdì 3 aprile alle ore 12.30 all’Archivio di Stato di Trieste la curatrice Marianna Accerboni terrà una visita guidata all’esposizione di cui probabilmente sarà edito ancopera di Miela Reinahe un catalogo. Sarà presente la direttrice dell’Archivio Grazia Tatò, che nell’occasione illustrerà la mostra documentaria allestita a latere della rassegna d’arte. Le esposizioni rimarranno visitabili fino al 4 aprile 2009 (orario: lunedì e giovedì 9 - 17.30 / martedì, mercoledì, venerdì e sabato: 9 - 13.30 / domenica chiuso).

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