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Notizie > Incontri > 06 Marzo 2009

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Si presenta la riedizione del volume “A salvare la Patria c’ero anch’io. Forse” di Giacomo Bologna

libri

Trieste (TS) - Mercoledì 11 marzo alle ore 17.30, presso il Circolo delle Assicurazioni Generali di Trieste (in Piazza Duca degli Abruzzi n. 2, al 7° piano), verrà presentata la riedizione del libro-memoriale dell’on. Giacomo Bologna “A salvare la Patria c’ero anch’io. Forse”. Il volume, di 224 pagine, ripubblicato per i tipi delle Edizioni “Italo Svevo” di Trieste, spaziando dagli anni ’30 agli anni ’90, raccoglie le memorie personali e politiche di Giacomo Bologna, esponente di spicco degli esuli istriani, per decenni dirigente e deputato della Democrazia Cristiana, e nel 1975 fermo oppositore del Trattato di Osimo, che sancì da parte italiana la definitiva cessione dell’ex Zona B dell’Istria alla Jugoslavia.

La presentazione del libro è promossa dall’ANVGD-Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia e dal Centro Culturale “Alcide De Gasperi”, che saranno rappresentati in sala rispettivamente dal vicepresidente nazionale Renzo Codarin e dall’on. Giorgio Tombesi. Il volume sarà presentato dagli storici prof. Roberto Spazzali e prof. Don Pietro Zovatto, introdotti dal presidente del Circolo delle Assicurazioni Generali, Claudio Grisancich. L’ingresso è libero.

Il libro (la cui prima edizione, da tempo esaurita, risale al 2001) è in vendita nelle librerie al prezzo di 14,50 euro, con l’introduzione originale del senatore a vita Oscar Luigi Scalfaro, amico personale dell’autore, e con una prefazione alla seconda edizione dell’on. Giorgio Tombesi, che ne ha promosso la ripubblicazione.

Giacomo Bologna nasce ad Isola d’Istria nel 1922. Di formazione cattolica, si avvicina progressivamente agli ambienti antifascisti, fino ad entrare nel CLN (Comitato di Liberazione Nazionale) clandestino, divenendo poi il responsabile della Democrazia Cristiana di Isola. Dopo la sconfitta dell’Asse nazi-fascista, Isola d’Istria si ritrova nella Zona B, controllata dalle forze di Tito. Il clima di scontro politico con le forze titoiste e con il Partito Comunista Italiano che le spalleggia induce ben presto Bologna a temere per la propria incolumità, che accetta infine le pressioni dei suoi famigliari di rifugiarsi a Trieste.

Giacomo Bologna continua a Trieste il suo impegno politico nella Democrazia Cristiana e nelle organizzazioni degli esuli istriani fiumani e dalmati, di cui diviene un esponente di spicco. Consigliere comunale dal 1949 al 1952, consigliere nazionale della DC dal 1952 al 1959, Bologna –forte del consenso che gode fra gli esuli - viene anche eletto deputato DC per Trieste, superando in preferenze il capolista designato, e restando in Parlamento ininterrottamente per quattro legislature, dal 1958 al 1976. Tramite l’impegno politico Bologna intesse rapporti con i maggiori esponenti nazionali della DC (da De Gasperi a Dossetti, Fanfani, Andreotti, Scalfaro e molti altri), e svolge anche diversi incarichi parlamentari all’estero, tra i quali al Consiglio d’Europa e nell’Unione dell’Europa Occidentale (UEO).

Nel mondo degli esuli diviene prima presidente dell’Associazione delle Comunità Istriane, da cui si allontana nel 1972 per approdare all’Associazione Nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, di cui diviene il responsabile triestino e vicepresidente nazionale, incarichi da cui si dimetterà negli anni ’90, per favorire un rinnovamento generazionale.

Bologna nel 1975 entra in rotta di collisione con la Democrazia Cristiana, quando il partito e i suoi leader locali, guidati da Corrado Belci e Guido Botteri, sostengono la ratifica del Trattato di Osimo tra Italia e Jugoslavia, che larghi settori di Trieste e degli esuli vivono come un danno per la città e come una pietra tombale sulle speranze di restituzione all’Italia dell’ex Zona B dell’Istria. Bologna si batte contro la ratifica del Trattato, trovandosi però in minoranza, ed infine abbandonando indignato il partito.

Verrà quindi invitato ad aderire alla Lista per Trieste, di cui nel 1978 diviene assessore comunale e subito dopo consigliere regionale, rappresentandone l’ala cattolica di provenienza democristiana. L’approdo alla Lista per Trieste non segna però l’inizio di una nuova stagione politica per Bologna, che progressivamente matura posizioni critiche verso la gestione e la strategia politica della Lista, giudicandola rinunciataria nei confronti dell’ex Zona B e di Osimo, e destinata dal movimento d’opinione delle origini ad una degradazione di tipo partitico.

Bologna si stacca infine dalla Lista per Trieste, cessando nel 1983 il suo ultimo mandato istituzionale. Da allora ha operato a livello sociale nelle organizzazioni degli esuli, e come Presidente dell’Ente Rinascita Istriana, storica emanazione dell’oramai disciolto CLN dell’Istria.

Il libro di Giacomo Bologna - dal titolo dichiaratamente autoironico “A salvare la Patria c’ero anch’io. Forse” -, sintetizza in uno stile agile e discorsivo 40 anni di vita politica (dal 1943 al 1983), ed oltre 60 di ricordi dell’autore. Vi vengono sviluppate principalmente le problematiche dell’esilio istriano, le connesse vicende della DC nazionale e locale, e della ratifica del Trattato di Osimo.

Ricco di aneddoti e giudizi, il volume non manca di appunti polemici e di analisi sulla progressiva crisi della DC triestina tra gli anni ’60 ed ’80, e su temi d’attualità più recenti (la proposta di Euroregione istriana, la progressiva caduta dei confini, i beni abbandonati, i problemi degli esuli tuttora irrisolti, le inespresse potenzialità di rilancio economico di Trieste…).

Oltre a risultare un’interessante testimonianza personale sulla vita politica triestina della cosiddetta ”Prima Repubblica”, il libro, come rimarcano Renzo Codarin e Giorgio Tombesi nell’invito alla presentazione al Circolo delle Assicurazioni Generali, “arricchisce con la voce di un protagonista, che è stato spesso colpevolmente ignorato, il panorama delle vicende politiche del dopoguerra, ed il dramma dell’esodo degli italiani dall’Istria e dalla Dalmazia”. Un’iniziativa che nasce anche, come concludono Codarin e Tombesi, “per rendere omaggio all’autore, che è un personaggio politico molto coerente con le sue idee, e per le quali ha spesso pagato di persona”.

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