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Notizie > AttualitĂ  > 02 Marzo 2009

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Un pieghevole sui segni della memoria istriano-fiumano-dalmata a Trieste

di Paolo Radivo

pieghevole

Trieste (TS) - Il Gruppo Giovani dell’Unione degli Istriani ha realizzato, con il contributo della legge 296/2006, un pieghevole informativo dal titolo “Esuli a Trieste - Percorso fra i segni della memoria istriano-fiumano-dalmata”. Lo stampato indica, con foto a colori, due utili cartine e testi illustrativi, ben 47 luoghi della provincia di Trieste che in un modo o nell’altro conservano le tracce della presenza degli esuli.

«Gli esuli istriani, fiumani e dalmati che decisero di rimanere a Trieste dopo l’abbandono della loro terra – si legge nella presentazione – furono circa 80mila, mentre per molti altri la città fu doloroso luogo di transito verso destinazioni lontane. Essi hanno costituito e costituiscono oggi una componente vitale e laboriosa della città che li ha accolti in quei tragici anni del dopoguerra. Essi rimangono tuttavia fortemente legati alla loro cultura e tradizione di origine, legame ancor più cementato dalla tragica vicenda storica che li accomuna. Negli anni Trieste è andata affermandosi come punto di riferimento per il mondo degli esuli, sia per i suoi borghi istriani, nei quali si sono ricostituite intere comunità e dove rivivono le tradizioni originarie, sia per i luoghi di transito ancora presenti sul territorio, quali il campo profughi di Padriciano, infine per i monumenti ed i luoghi appositamente dedicati alla ricostruzione di una memoria storica a lungo taciuta, ma mai scalfita nel cuore degli esuli, tra i quali spicca la Foiba di Basovizza. Su iniziativa del Gruppo Giovani dell’Unione degli Istriani, tutti questi luoghi sono oggi finalmente riuniti in un unico itinerario».

L’iniziativa è rivolta a tre categorie di persone. «Prima di tutto – spiegano gli organizzatori – agli esuli provenienti da altre regioni italiane o da altri continenti, perché giunti in visita a Trieste possano riannodare il filo della loro storia, cementare la memoria nei luoghi che ricordano la loro tragedia, rivivere le tradizioni e la cultura della loro terra d’origine». In secondo luogo «a tutti coloro che, già a conoscenza della vicenda dell’esodo istriano, volessero approfondire i contenuti storici e testimoniali che in questo itinerario sono raccolti». In terzo luogo «al turista di passaggio, ignaro della vicenda di questo lembo d’Italia, affinché sappia come e perché centinaia di migliaia di italiani, costretti dall’inarrestabile turbine della Storia, scelsero l’esilio pur di affermare il loro diritto a rimanere tali».

Nelle schede i luoghi sono trattati singolarmente o raggruppati per ambiti omogenei. La prima parte dell’elenco, che è anche la più corposa, riguarda i siti presenti in città, la seconda quelli presenti nel circondario.

Abbiamo così in sequenza: la targa sul Silos di piazza Libertà; il monumento all’Esodo nella stessa piazza; il Magazzino 18 del Porto vecchio (non visitabile); il monumento a Nazario Sauro; il capo di piazza dedicato al vescovo di Trieste e Capodistria Monsignor Antonio Santin; i capolavori istriani ora parzialmente esposti al Museo Sartorio di largo Papa Giovanni XXIII; il Museo civico della Civiltà istriana, fiumana e dalmata e l’Istituto Regionale per la Cultura Istriano-fiumano-dalmata (IRCI), entrambi con sede in via Torino; il monumento agli Infoibati, il viale Martiri delle Foibe e il Parco della Rimembranza, sul colle di San Giusto; la targa sul bastione del castello di San Giusto; i busti del musicista Antonio Smareglia in piazza Sansovino e del volontario irredento Pio Riego Gambini nel liceo “Dante” di via Giustiniano; la sede dell’Unione degli Istriani e dell’Unione Europea degli Esuli e degli Espulsi (UESE) in via Pellico 2; il largo dedicato alla memoria del beato Francesco Bonifacio, vittima dei titini; la targa al Politeama Rossetti; il convitto “Nazario Sauro” con il busto del martire capodistriano in via Cantù e le erme di personalità istriane presenti nel giardino pubblico “Muzio de Tommasini”; gli ex campi profughi di San Giovanni, Barcola, Campo Marzio, San Sabba, del Cacciatore e la Casa dell’emigrante di via Italo Svevo (ora sede di una scuola); la Risiera di San Sabba (che dopo la guerra ospitò diversi profughi istriani), la via don Edoardo Marzari e l’Opera Figli del Popolo di largo Papa Giovanni XXIII; il monumento al medico Geppino Micheletti in piazzale Rosmini; la via dedicata alla martire Norma Cossetto con il relativo monumento; i borghi intitolati ai santi patroni istriani (Sant’Eufemia, San Nazario, San Mauro, San Cristoforo e il Villaggio del Pescatore); i campi profughi delle Noghere, di Santa Croce, di Campo Sacro e di Opicina; il Centro Raccolta Profughi di Padriciano con la relativa mostra permanente; i monumenti delle Foibe di Basovizza e Monrupino; il santuario di Monte Grisa e infine il monumento all’Esodo istriano, che la Provincia di Trieste ha previsto di realizzare all’ex confine di Rabuiese.

L’opuscolo, di agile lettura, è stato presentato venerdì 27 febbraio presso la sala “Chersi” dell’Unione degli Istriani in via Silvio Pellico 2, a Trieste. Può essere richiesto recandosi di persona in quella sede nel normale orario d’ufficio, telefonando allo 040/636098 o scrivendo un messaggio all’indirizzo “gruppo giovani@unioneistriani.it”.

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