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Cultura > Teatro > 01 Agosto 2019

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Ricche proposte al Teatro Verdi di Pordenone

www.comunalegiuseppeverdi.it

Pordenone (PN) - Il cartellone del Teatro Verdi di Pordenone si apre sempre di più alla scena nazionale e internazionale.

Un cartellone per un pubblico di ogni età a cui si aggiungeranno la fortunata rassegna “Tra Letteratura e Teatro”, i progetti per le famiglie, la rassegna Educational e una “coda” ormai amatissima all’insegna del jazz che estende le proposte artistiche fino al mese di giugno.

La Stagione di prosa è firmata dalla consulente artistica Natalia Di Iorio che si affianca alla già consolidata presenza di Maurizio Baglini nei settori Musica e Danza. Tutti i cartelloni esprimono una progettualità di respiro nazionale e internazionale, con prime, esclusive e progetti commissionati ad hoc dal Teatro, senza trascurare mai i giovani interpreti della scena contemporanea.

La nuova STAGIONE DI PROSA si concretizza in un progetto di ampio respiro, all’insegna di una pluralità espressiva che favorisce il costante dialogo tra tradizione e innovazione, tra classici e drammaturgia contemporanea.

Per una più immediata leggibilità, anche quest’anno i titoli sono raggruppati in sezioni tematiche, ma non esistono steccati, tutti gli spettacoli sono connessi tra loro e in costante dialogo. Ad inaugurare il cartellone, il 25 ottobre, il debutto in prima nazionale di Ditegli sempre di sì, una delle più fortunate e divertenti commedie di Eduardo De Filippo, un’opera vivace e surreale con un cast di eccellenti interpreti guidati da Gianfelice Imparato e Carolina Rosi; la dirige Roberto Andò, regista abituato a muoversi con disinvoltura tra cinema, lirica e teatro che firma anche una fortunata edizione de La tempesta, un allestimento di grande impatto con un attore di talento come Renato Carpentieri nei panni di Prospero.

E torna Shakespeare anche nella produzione, appositamente commissionata dal Verdi — che lo presenta in esclusiva in collaborazione con il Comunale di Ferrara — Concerto per Amleto nato da una drammaturgia teatrale e musicale scritta a quattro mani da Fabrizio Gifuni e dal Maestro Rino Marrone che dirige l’Orchestra San Marco di Pordenone; le molteplici voci della tragedia interpretate magnificamente da Gifuni si intrecciano al potente affresco sonoro che Dimitrij Shostakovich dedicò al testo: il risultato è uno spettacolo affascinante, denso di suggestioni visive.

È un meccanismo teatrale prodigioso, avvincente e pieno di humor il Tartufo di Moliére nella versione di Roberto Valerio che lo rilegge in chiave moderna: ad interpretare l’arrivista Tartufo è un efficace e incisivo Giuseppe Cederna.

All’inizio del nuovo anno, ripartiranno dal Verdi le tournée di due spettacoli di particolare successo della scorsa Stagione. The deep blue sea è l’intensa storia di amore e di passione scritta da Terence Rattigan — uno dei più popolari drammaturghi inglesi del Novecento — che vede in scena una magnetica Luisa Ranieri per la prima volta diretta da Luca Zingaretti, compagno dell’attrice nella vita. Il capolavoro della letteratura ottocentesca di Fedor Dostoevskij, I fratelli Karamazov, è, invece, portato in scena da Glauco Mauri, uno degli ultimi fuoriclasse del teatro italiano, affiancato da Roberto Sturno.

Di segno contemporaneo la scrittura dell’australiano Andrew Bovell autore di When the rain stops falling, quando la pioggia finirà un affascinante testo dall’originalissima costruzione drammaturgica diretto dalla giovane Lisa Ferlazzo Natoli.

Grande chiusura ai primi di aprile con uno degli spettacoli più acclamati Un nemico del popolo di Ibsen in un allestimento del Teatro di Roma: un testo classico, fortemente contemporaneo che ci parla di politica, di morale e di democrazia. Massimo Popolizio ne è il convincente regista e ottimo protagonista con una strepitosa Maria Paiato al suo fianco, sublime negli abiti maschili del sindaco Stockmann.

La Prosa quest’anno raddoppia e si fa in due proponendo una piccola sottosezione, dall’evocativo titolo L’apparenza inganna dedicata a chi ama il divertimento, il garbo, e la leggerezza ma non la superficialità; in scena Arturo Brachetti brillante maestro del trasformismo e, a gennaio, arriva il mentalista Francesco Tesei, abile giocoliere della mente.

Il cartellone teatrale ha una seconda anima, altrettanto forte, quella delle Nuove Scritture. Si alterneranno in scena nomi importanti, Maestri indiscussi che più di altri hanno saputo indagare l’umano su un confine che dialoga più con la poesia che con la prosa, e talenti più giovani impegnati in riscritture di grandi classici. Pippo Delbono, Enzo Moscato, Danio Manfredini: è indispensabile ripartire da questi nomi ai quali, artisti di diverse generazioni, sono debitori e sarà un privilegio per gli spettatori vedere in sequenza al Verdi questi tre, imperdibili appuntamenti. Delbono — che inaugura a novembre con La gioia — è un artista fuori dai canoni che ha creato negli anni un linguaggio teatrale di grande forza espressiva e visionaria. La figura di Moscato — con l’esemplare prova d’artista Compleanno — è quasi miracolosa sulla scena, una magica apparizione, come la sua lingua che tutto riesce a trasfigurare. Manfredini, ‘maestro invisibile’, si distingue per un suo personalissimo stile raffinato e originale: a Pordenone porta lo spettacolo forse più esplicativo della sua poetica, Al presente. Per continuare a riflettere su tendenze e linguaggi in continua evoluzione ecco due autori di talento, molto diversi per indole: Vitaliano Trevisan con La Bancarotta riscrive un’opera poco frequentata di Goldoni, la regia è di Serena Sinigaglia, protagonista Natalino Balasso; è di Alessandro Serra invece Macbettu lo spettacolo rivelazione dell’ultima stagione, una originale ed evocativa versione della tragedia scozzese recitata in sardo e interpretata da soli uomini come nella tradizione del teatro elisabettiano.

Le proposte MUSICA E DANZA, firmate dal consulente artistico Maurizio Baglini, danno spazio ad un cartellone ancora una volta costruito su misura per il teatro di Pordenone.

Il nuovo cartellone è un volo panoramico sulla grande musica europea, dal Barocco ai giorni nostri, articolato in una lunga sequenza di appuntamenti sinfonici da settembre a maggio. Apre, come ormai consuetudine, con due imponenti concerti (3 e 4 settembre) della Gustav Mahler Jugendorchester — nuovamente in residenza a Pordenone nel mese di agosto — diretta da Herbert Blomstedt. Figura carismatica e di grande fama, Blomstedt sarà affiancato dal baritono Christian Gerhaher, uno dei massimi interpreti sulla scena internazionale. Voci liriche protagoniste, oltre che nella proposta lirica con Carmen di Georges Bizet, anche ne Il Canto della Terra (Lied von der Erde) di Mahler, capolavoro del ‘900, che vede il debutto a Pordenone della Kärntner Sinfonieorchester, importante realtà musicale della vicina Austria.

Da non perdere l’evento per gli 80 anni del Concierto de Aranjuez, capolavoro di Joaquín Rodrigo, brano di fama planetaria qui proposto nella versione con Marco Tamayo (chitarra) e la Roma Tre Orchestra. Il concerto è programmato il 25 novembre per testimoniare il costante impegno del Teatro contro la violenza sulle donne.

Cambio di registro in una serata tutta dedicata a Johann Sebastian Bach e ai suoi concerti per due, tre, quattro pianoforti: interpreti i pianisti Maurizio Baglini, Gianluca Luisi, Marcello Mazzoni, Andrea Padova, Marco Scolastra e i Solisti Filarmonici Italiani diretti dal violinista Federico Guglielmo, già autori di una registrazione pubblicata nell’omonimo cd Decca uscito nella primavera 2019. Ancora Bach: rivisitazione del Barocco in un interessante confronto con Vivaldi e Goldberg, per il primo appuntamento del 2020, con l’Accademia dell’Annunciata, direzione e cembalo di Riccardo Doni e i solisti Giuliano Carmignola (violino) e Mario Brunello (violoncello). La settimana di Pasqua ha come protagonista una leggenda vivente del violoncello: Mischa Maisky.

Artista di fama mondiale, carriera stellare di interprete e solista, Maisky esegue alcune Suites per violoncello solo di Bach: pagine irraggiungibili nella loro altezza strumentale.

Ritorno molto atteso quello del pianista Benedetto Lupo, protagonista a gennaio di un recital con un nuovo programma già accolto con estremo favore dalla critica internazionale: un percorso da Rachmaninov a Rota e Janá?ek. Altro solista d’eccezione, il violoncellista Steven Isserlis, per il concerto sinfonico della Janá?ek Philharmonic Ostrava: artista di fama mondiale, al Verdi suonerà il suo raro violoncello Stradivari “Marquis de Corberon” (1726).

Per i 250° anni dalla nascita di Ludwig van Beethoven, il Teatro prosegue un cammino anticipato già nella scorsa stagione, con alcune delle sue principali sinfonie, il formidabile corpus di opere su cui si fonda gran parte della musica occidentale. Dopo la GMJO con l’Eroica, celeberrima sinfonia indissolubilmente legata al nome di Napoleone e all’idea di genio, il progetto Beethoven esplora anche sentieri meno battuti: due recital pianistici, con François-Frédéric Guy e Saleem Ashkar che percorrono con lucidità e grande sensibilità la parabola delle Sonate, mentre a fine maggio il pubblico avrà la possibilità di ascoltare il Concerto op. 56 comunemente noto come Triplo concerto. Il vertice delle celebrazioni per il compositore di Bonn sarà l’esecuzione della Missa Solemnis, in programma il 14 maggio, solisti, coro e Orchestra della Radiotelevisione Slovena: insieme alla Nona, la Missa Solemnis è considerata il principale monumento, in campo sinfonico e corale, dell’ultimo stile beethoveniano.

Tre spettacoli, una prima nazionale, la musica come filo conduttore del cartellone Danza. Omaggio a Händel e alla contemporaneità con Alonzo King Lines Ballet e arrangiamenti musicali del Kronos Quartet. Fondata a San Francisco negli anni ’80, la compagnia è formata da eccellenti solisti e aperta a continue sperimentazioni e innovazioni nel linguaggio. Debutto in prima italiana ed esclusiva nazionale per La Pastorale, balletto commissionato al Malandain Ballet Biarritz dal Teatro dell’Opera di Bonn per le celebrazioni ufficiali del Giubileo beethoveniano. Finale spettacolare con Shine! Pink Floyd Moon, e musiche dal vivo eseguite dai Pink Floyd Legend: lavoro del coreografo/regista Micha van Hoecke ispirato alle indimenticabili canzoni della leggendaria band inglese per una sorta di volo sulla luna simbolo della poesia, della fantasia, della vita stessa.

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