Oggi Notizie Cultura
Cerca in
Cerca in

Notizie > Attualità > 22 Febbraio 2009

Bookmark and Share

Scoperta la stele dedicata alla martire istriana Norma Cossetto

di Paolo Radivo

Trieste (TS) - L’intero quartiere istriano di Chiarbola ha partecipato con emozione nella tarda mattinata di sabato 21 febbraio alla cerimonia di scoprimento della stele in onore di Norma Cossetto. Il monumento è stato eretto nell’area verde della via da poco intitolatale, che partendo dalla parte bassa di via Capodistria conduce in discesa al campo di calcio della Polisportiva Chiarbola, a fianco della via Umago. È questo il cuore del rione creato a partire dalla fine degli anni ’50 nella periferia sud della città, fra Ponziana e Servola, per ospitare alcuni dei profughi che avevano dovuto abbandonare la loro terra e i loro beni per avere salva la vita e l’identità.
L’opera inaugurata è dello scultore Antonio Volpicelli. La stele e il basamento sono in pietra bianca, mentre in bronzo sono l’altorilievo con il volto di Norma Cossetto e la dedica, che riporta su 5 righe la frase: «A Norma cui l’amore patrio spinse a far dono della vita per l’italianità della sua Istria - Trucidata la notte fra il 4 e il 5 ottobre 1943».

La 23enne di Santa Domenica di Visinada stava per cominciare il quarto anno del corso di laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Padova quando, nel settembre 1943, fu arrestata dai partigiani jugoslavi, imprigionata a Parenzo, poi condotta ad Antignana, violentata più volte e precipitata ancora viva nella foiba di Villa Surani. La sua unica, imperdonabile “colpa” era quella di essere figlia di un possidente terriero di fede fascista, peraltro mai macchiatosi di alcun crimine e anzi apprezzato dai suoi compaesani. La salma di Norma fu recuperata il 10 dicembre 1943 insieme a quelle delle altre vittime innocenti gettate dai titini nella stessa cavità naturale. Adesso giace nel cimitero di Santa Domenica di Visinada.

Norma Cossetto è divenuta simbolo del dramma di cui furono vittime molti italiani non comunisti della Venezia Giulia e della Dalmazia. In sua memoria è stato creato anche un circolo, aderente all’Unione degli Istriani. L’8 febbraio 2006 l’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi le ha conferito la Medaglia d’oro al merito civile.
Numeroso è stato il pubblico presente alla cerimonia. Ma il fatto più singolare è stata l’esposizione del tricolore italiano e di bandiere blu con la capra istriana su molti balconi e finestre della zona. Chi abita nei palazzi circostanti ha assistito dall’alto all’evento senza neppure scendere in strada.
Le autorità e i convenuti hanno atteso l’arrivo della terza carica dello Stato, il presidente della Camera Gianfranco Fini, che è stato accolto da applausi.
I labari delle associazioni degli esuli, combattentistiche e d’arma, nonché il gonfalone della città di Trieste, decorato di medaglia d’oro al valor militare, sono stati innalzati durante l’esecuzione dell’inno di Mameli, cantato da molti presenti.

Alma Petrigna ha poi letto le poesie “Il silenzio” e “Per non dimenticare”. Proprio il silenzio delle istituzioni e degli altri italiani infatti è ciò che ha reso più amaro l’esilio. Il silenzio dettato da «indicibili segrete alleanze» e dall’«oblio», che «attonite ombre ancora uccide» e che «opprime la mente». La necessità di “non dimenticare” è invece legata all’auspicio che i giovani capiscano perché è stato necessario fuggire con la vana speranza di tornare.
Ha quindi preso la parola la sorella di Licia Cossetto, Norma, esule in Piemonte. Commossa, ha ringraziato il presidente Gianfranco Fini, il sottosegretario Roberto Menia, il sindaco Roberto Dipiazza, le autorità, le associazioni e il pubblico per il «regalo» fattole con il monumento e ha sottolineato l’importanza di trasmettere alle giovani generazioni «i valori, gli ideali e l’amore per l’Istria».
Il sindaco, salutando l’«amica Licia» che lo aveva appena elogiato, ha ricordato come la stele sia stata collocata al centro di un quartiere dove un importante nucleo di esuli ha trovato una nuova vita.

«Oggi – ha detto – la storia si ricongiunge alla verità, la sofferenza al ricordo. La memoria collettiva riconosce la verità dei fatti, non più nascosti per convenienze di politica internazionale o per pavidità, non più relegati alla divulgazione familiare, ma accertati dalla storiografia. Solo grazie alle associazioni degli esuli e ad alcuni parlamentari, tra cui l’on. Menia, lo Stato ha istituito il Giorno del Ricordo, ricorrenza di straordinario valore simbolico. Troppo a lungo era stato tenuto sotto una coltre di vergognoso oblio l’esodo di 350mila istriani, fiumani e dalmati, che hanno lasciato la loro terra per restare liberi e italiani e che hanno pagato con i loro beni i debiti di guerra dell’intera nazione. Buona parte di costoro ha trovato rifugio a Trieste, giustamente chiamata la “capitale del’esodo”. Qui hanno ricostruito un tessuto sociale che Tito aveva disperso. Le vie di questo quartiere parlano da sole».

«Una mano assassina, barbara e vile – ha continuato Dipiazza – colpì Norma, che non voleva rinnegare la sua famiglia e la sua italianità. Oggi le foibe non sono più note soltanto come cavità carsiche, ma anche come luogo di sterminio. Ringrazio il presidente Fini per il suo impegno costante, saggio e intelligente per la causa degli esuli. Oggi occorre conoscere e ricordare perché simili eventi non accadano mai più e perché il sorriso di quella ragazza che amava la sua Istria dia un futuro di pace ai nostri figli».
L’on. Fini, anche a nome di tutti i 630 deputati, ha ringraziato Licia Cossetto per l’affetto sempre dimostratogli e l’ha definita «simbolo del sacrificio, della sofferenza e della tragedia di tante famiglie italiane», nonché del «sentimento di tantissime donne e uomini che hanno nel cuore una ferita che mai si rimarginerà».
«La Seconda guerra mondiale – ha aggiunto il presidente – ha conosciuto al confine orientale pagine di un’infamia senza uguali che non fanno onore all’umanità. Ora in tutta Europa si comincia a scrivere la storia all’insegna della verità senza buchi oscuri. Ma se il silenzio su questa tragedia è venuto meno, il merito non è delle istituzioni, bensì delle associazioni, delle donne e degli uomini che con la loro quotidiana opera hanno diffuso la verità negata. Il vostro impegno ha consentito che questa battaglia ideale fosse vinta».

«Grazie a voi – ha aggiunto Fini – Norma e gli altri infoibati non sono morti per davvero, perché non sono più patrimonio ideale solo delle loro famiglie, ma dell’intera nazione. Ora ci sono le condizioni per voltare pagina. L’Europa può archiviare il ’900, fatto di odi e guerre, all’insegna di un’unica bandiera: la verità. Non c’è memoria condivisa senza verità condivisa. Bisogna continuare ad agire perché nessuno possa dire “Io non sapevo” o accampare giustificazioni per crimini compiuti contro l’umanità e non solo contro singole donne e uomini».

«Chi lasciò ciò che aveva di più caro per la fede nel tricolore – ha affermato Fini – subì l’umiliazione di non sentirsi accolto dalla Madrepatria con la considerazione dovuta e pertanto sviluppò indignazione verso l’Italia ufficiale che volgeva gli occhi da un’altra parte. Oggi che il velo dell’ipocrisia è stato squarciato c’è ancora qualcosa da fare. Chi perse tutto merita non solo le scuse delle istituzioni per la loro insensibilità, ma anche qualcosa di più. Chi vuole liquidare questa tragedia con gli indennizzi materiali non ha ben chiaro cosa ci sia nel cuore degli esuli. Ora che l’Europa non conosce più barriere e non accetta le discriminazioni, le terre dell’Istria devono essere vivificate da una nuova stagione di italianità. Non si tratta di riportare il tricolore come simbolo di statualità, ma la cultura, il vostro bel dialetto, la memoria patria, perché non vengano sradicate le identità di quelle terre che sono state venete, romane e quindi italiane. L’Europa è tale se rispetta l’identità dei singoli popoli nella concordia e nel reciproco riconoscimento».

«Le autorità – ha dichiarato ancora Fini – devono inoltre far sì che la carta d’identità di chi è nato a Pola, a Fiume o in Dalmazia non riporti la parola “ex Jugoslavia”, in modo che si non creino ulteriori ingiustizie e incomprensioni. Si tratta di un gesto non riparatorio, ma teso all’affermazione della verità. Troppi non hanno avuto il dono dal Signore di vivere questo momento, di vedere la verità da tutti riconosciuta. I giovani sappiano, in modo che quelle pagine non vengano più scritte. Tutti i popoli siano fratelli non solo in nome della comune umanità, ma anche della propria specifica identità».
Dopo questo lungo intervento il Vescovo di Trieste, Mons. Eugenio Ravignani, ha sottolineato il «dovere di ricordare» con «il cuore amaro di sgomento e di profonda tristezza». Al Signore ha quindi chiesto di benedire la stele in ricordo del sacrificio di Norma Cossetto, affinché ne onori la memoria «custodendone fedelmente gli alti ideali umani e cristiani che ne hanno nobilitato la vita».
Successivamente Licia Cossetto e le autorità hanno sparso attorno alla stele manciate di terra provenienti dalla tomba di Norma.
Al termine della cerimonia il coro dell’Associazione delle Comunità Istriane ha intonato il canto “Terra rossa” e il “Va pensiero”, tratto dal “Nabucco” di Verdi, che da decenni costituisce l’inno ufficioso degli esuli, richiamandosi a un altro esodo: quello degli ebrei a Babilonia. Al canto si sono uniti molti degli astanti.
In ricordo della giornata è stato possibile effettuare dentro un gazebo uno speciale annullo filatelico.

Alla cerimonia ha partecipato anche una delegazione dell’Unione degli Istriani, che però si è posta lontano dal cippo in segno di dissenso per il luogo prescelto, ritenuto «angusto, periferico e poco visibile», «completamente inadatto a ospitare un qualsiasi monumento» e «indecoroso in sé». «È difficile comprendere – ha commentato il presidente Massimiliano Lacota – perché il Comune non abbia voluto interpellare le associazioni nello scegliere l’ubicazione del monumento, dopo le molte proteste che avevano già allora accompagnato l’intitolazione del vicolo. Via Norma Cossetto e la zona del monumento, coperta con erba artificiale della durata di poche settimane, ritornerà ad essere purtroppo un parcheggio privato ed una lettiera per gatti e cani del quartiere. Una simile scelta in una località come Trieste che ospita decine di migliaia di esuli non può che considerarsi lesiva della memoria della martire simbolo di tutti gli infoibati, e per giunta Medaglia d’oro al valor civile».

Nei giorni scorsi alcuni dirigenti del circolo “Norma Cossetto” si sono dimessi per protesta. «Realizzare il monumento – ha dichiarato Enrico Neami, presidente del sodalizio – in un’area decentrata, senza capacità di accoglimento, non segnata sulle mappe né sul “Tutto Città” in rete e che sarà sempre coperta dal muro di contenimento da un lato e dai posti macchina privati dall’altro, è un grave errore poiché preclude l’accesso alle comitive di studenti o turisti che intendano visitare i luoghi della memoria a Trieste».
L’auspicio dell’Unione degli Istriani e del circolo “Norma Cossetto” è che il cippo trovi una collocazione più dignitosa presso la Foiba di Basovizza o, meglio ancora, in un’altra zona urbana.

Leggi le Ultime Notizie >>>