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Notizie > Attualità > 21 Febbraio 2009

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A Luigi Papo de Montona il premio “Histria Terra”

di Paolo Radivo

Histria Terra

Trieste (TS) - Era stracolma nel pomeriggio di venerdì 20 febbraio la sala “Chersi” di Palazzo Tonello, storica sede dell’Unione degli Istriani in via Silvio Pellico 2 a Trieste. Fra le oltre 100 persone presenti non c’era però il “festeggiato”, ovvero quel Luigi Papo de Montona al quale la principale associazione degli esuli ha assegnato la seconda edizione del premio alla cultura “Histria Terra”, istituito con il contributo della Provincia di Trieste e del Governo italiano ai sensi della legge 193/2006. Suo malgrado, l’87enne Papo, che da tempo vive nei pressi di Roma, non ha potuto essere presente a causa delle sue condizioni di salute. A rappresentarlo e a ricevere per lui il riconoscimento c’era comunque suo fratello maggiore Dino, che risiede a Trieste.

Luigi, detto Isetto, nacque il 21 giugno 1922 a Montona, antica e splendida cittadina collinare dell’Istria centro-occidentale. Il padre era originario di Buie, la madre di Grado. Terminate le scuole elementari a Montona, Isetto frequentò a Pisino il ginnasio-liceo scientifico. L’Italia entrò in guerra quando lui si era da poco iscritto all’università di Trieste. Ancora minorenne si arruolò volontario nella Compagnia Volontari Universitari “Viterbo” del 3° Granatieri di Sardegna combattendo in Africa settentrionale. Ammalatosi gravemente, fu riportato in Italia su un aereo della Croce Rossa. Dopo essere guarito, rientrò in servizio. Il suo nuovo incarico fu la scorta ai treni che dall’Italia raggiungevano la Grecia subendo spesso attentati dai partigiani.

L’8 settembre 1943 si trovava a Montona in licenza. Gli jugoslavi lo arrestarono, ma il loro capo, Vinko, gli salvò la vita quando altri avrebbero voluto eliminarlo. Dopo l’arrivo dei tedeschi Papo promosse la costituzione di un reparto di volontari istriani che poi confluì nella Milizia Difesa Territoriale comandata da Libero Sauro. Nel maggio 1945 cercò di raggiungere la moglie che, incinta di 8 mesi, si era rifugiata a Grado. Venne però catturato dai partigiani filo-jugoslavi, che lo condussero al carcere triestino del Coroneo. Riuscì a scampare all’infoibamento solo perché fu rinchiuso nel reparto femminile, dato che quello maschile era stracolmo. Venne tuttavia deportato nel campo di prigionia di Prestrane, in Slovenia, da dove riuscì rocambolescamente ad allontanarsi, tornando in treno a Trieste e ricongiungendosi poi a Grado con la moglie che aveva appena partorito. Da allora non rientrò più in Istria, sapendo che lì avrebbe rischiato la vita. Cominciò così il suo lungo esodo.
Nel dopoguerra terminò gli studi universitari a Bologna. In seguito fu dirigente industriale, presidente del Centro Studi Alberghieri di Chianciano e consulente di importanti aziende e consorzi. Attivo nelle associazioni degli esuli, combattentistiche e d’arma, ha diretto per 30 anni il Centro Studi Adriatici ed è stato a lungo vice-presidente dell’Unione degli Istriani.

Ha scritto oltre 100 libri soprattutto di storia patria, ma anche di scienze, economia, enologia, gastronomia e letteratura. Fra quelli riguardanti l’Adriatico orientale e le sue vicende personali ricordiamo “Criminali e liberatori” (1948), “Foibe” (1949), “Insegnamenti delle foibe istriane” (1951), “I beni italiani nella Venezia Giulia e a Zara” (1953), “Nel 1943 le prime foibe in Istria” (1955), “Orsera d’Istria” (1958), “Portole d’Istria” (1958), “Patrioti istriani e dalmati” (1960), “Una bandiera a Roma” (1968), “I caduti ed i martiri della Zona B dell’Istria” (1968), “Montona” (1974), “I caduti e i martiri della Dalmazia” (1977), “Tornare a casa” (1980), “Prestrane - Diario di un condannato a morte” (1984), “L’ultima bandiera” (1987), “Contrordine - Compagnia Volontari Universitari del 3° Granatieri di Sardegna” (1988 e 1990), “Albo d’Oro. La Venezia Giulia e la Dalmazia nell’ultimo conflitto mondiale (1990 e 1995), “Cinquant’anni dopo, 1943-1945” (1995), “…e fu l’esilio - Una saga istriana” (1997), “Il reggimento «Istria»” (1997), “L’Istria e le sue foibe” (1999), “L’Istria tradita” (1999).
È stato inoltre autore di migliaia di articoli giornalistici su quotidiani, riviste e settimanali. Malgrado l’età e lo stato di salute, continua la sua attività editoriale. Dopo aver recentemente dato il suo contributo al volume collettaneo “Esuli - Il dovere della memoria”, Luigi Papo ha in lavoro tre nuovi libri.

All’inizio della lunga cerimonia il presidente dell’Unione degli Istriani Massimiliano Lacota ha giudicato il riconoscimento a Papo moralmente doveroso per una persona che ha dedicato la vita alla sua terra natia. Inoltre ha ringraziato la Provincia di Trieste e dato lettura dei messaggi giunti dal presidente della Regione Renzo Tondo e dal sottosegretario Roberto Menia. Questi ha definito Papo «esempio di fede e coerenza, di cultura ed entusiasmo, un faro nella notte da cui pure usciremo».

L’assessore provinciale Mariella Magistri De Francesco ha sottolineato l’appoggio della Provincia alle iniziative dell’Unione degli Istriani e l’importanza dell’attaccamento alla propria terra.
L’onorevole Ettore Rosato si è complimentato per le attività del sodalizio sostenendo che un popolo senza radici e senza storia non è un popolo. «Oggi – ha detto – la terribile ferita che un tempo sembrava riguardare solo un pezzo d’Italia è entrata molto di più nel cuore degli italiani. E ciò lo si deve a chi ha tenuto viva in tutti questi anni la piccola fiammella del ricordo».

Dennis Zigante, in rappresentanza del presidente del Consiglio regionale Edouard Ballaman e del presidente della VI Commissione consiliare Piero Camber, ha ringraziato il Comitato per l’assegnazione del premio. Luigi Papo lo aveva sostenuto insieme al fratello Dino e alla Famiglia Montonese quando nei primi anni ’90 iniziò il suo impegno nell’Unione degli Istriani, di cui è stato presidente. «Luigi Papo – ha dichiarato Zigante – ha le credenziali culturali e letterarie, ma anche ideali e morali per ricevere questo riconoscimento».

Enrico Neami, vice-presidente dell’Unione degli Istriani, ha ricordato le tappe salienti della lunga, intensa e feconda vita di Papo, sottolineando in particolare il valore del suo “Libro d’Oro”: l’unico volume che raccoglie dati su tutti i caduti della e nella Venezia Giulia prima, durante e dopo la Seconda guerra mondiale, indipendentemente dalla divisa o dalla militanza politica. Il libro, già pubblicato in due edizioni dalla stessa Unione degli Istriani e in previsione di una terza ristampa, è l’unico testo ufficiale di riferimento adottato dalla Commissione ministeriale per l’assegnazione delle onorificenze ai familiari degli infoibati, oltre che degli uffici storici della Marina, dell’Esercito e dell’Aeronautica.

La presidente del Comitato per l’assegnazione del premio “Histria Terra” Gianna Duda Marinelli ha reso noto che la scelta di Papo è avvenuta all’unanimità per il suo impegno e per il valore delle sue opere. In particolare la presidente ha elogiato il volume di Papo su Montona, il quarto della serie “Istria nobilissima” dedicato alle singole località della penisola.

Anita Derin, componente del Comitato, ha portato le congratulazioni del vincitore della prima edizione del premio, il capodistriano Aldo Cherini, e citato un passo da “L’ultima bandiera”, in cui Papo rammenta come in Istria si combatté per l’Italia e come un contributo importante lo diedero anche le donne, alcune delle quali pagarono con la prigione e la vita.

L’esule e scrittrice piranese Annamaria Muiesan Gaspari ha quindi letto un messaggio di Luigi Papo, che ha invitato gli esuli all’unità, a una battaglia comune, in modo che «ci sia un domani anche nostro».
Dopo di ciò Lacota ha consegnato a Dino Papo la pergamena e la medaglia d’oro destinate al fratello. Nella motivazione si afferma che Luigi Papo è stato giudicato «meritevole» di ricevere il premio «per una vita di studi dedicati alla ricerca della verità, alla difesa della corretta interpretazione della storia del confine orientale e alla ricostruzione dei lutti e delle tragedie che colpirono gli italiani d’Istria, Fiume e Dalmazia durante e dopo il secondo conflitto mondiale». “Histria Terra” era un’antica e importante divinità femminile istriana, di cui sono state rinvenute tre raffigurazioni su altrettanti cippi di epoca romana.

Al termine dell’incontro Dino Papo ha narrato molti episodi della vita del fratello minore, al quale lo legano da sempre un grande affetto e una profonda sintonia. «Il nostro spirito patriottico – ha fra l’altro detto – lo abbiamo appreso sia in famiglia sia a scuola. Nostro padre durante la Prima guerra mondiale non aveva voluto i gradi di ufficiale nell’esercito asburgico. Il fratello di mia madre era scappato da Grado in Italia e si era arruolato come ufficiale nei Bersaglieri, mentre un altro fratello di mia madre venne preso dagli austriaci mentre tentava di attraversare la frontiera e poi morì in carcere. Io dopo l’8 settembre mi sono rifiutato di tornare a casa, preferendo curare i feriti all’ospedale militare di Abbazia. Luigi ha combattuto fieramente, è stato coraggioso, ma ha avuto anche fortuna. Ricordo ad esempio che, quando si era già imbarcato a Napoli per la Libia sul “Vulcania”, venne fatto scendere con gli altri suoi commilitoni. Poco dopo la nave, preso il largo, venne silurata e affondata. Mio fratello è stato uno degli ultimi soldati italiani a lasciare l’Istria».

Massimiliano Lacota ha ringraziato Dino, già presidente della Famiglia Montonese, per il suo contributo sia alla realizzazione dell’unico luogo in Istria dove si possano commemorare le vittime del titoismo, ovvero Cava Cise, presso Montona, sia all’acquisto di Palazzo Tonello, divenuto «la nostraHistria Terra a Luigi Papo de Montona piccola Istria». Lacota ha quindi concluso la cerimonia evidenziando come Luigi Papo resterà nella storia dell’Istria e dell’Italia soprattutto per la sua opera più grande, l’“Albo d’oro”. «Gli dobbiamo molto – ha dichiarato – e gli siamo riconoscenti per quel lavoro paziente che solo chi ama la sua terra e la verità può fare».

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