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Notizie > Attualità > 23 Gennaio 2019

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La testimonianza di Osvaldo Francesconi, triestino deportato a Buchenwald

 Osvaldo Francesconi

Muggia (TS) - La testimonianza di Osvaldo Francesconi, triestino deportato nel campo di concentramento di Buchenwald.

Appuntamento a Muggia dedicato alla “Giornata della Memoria. Per non dimenticare”.

Il 25 gennaio alle 17 al Ricreatorio F. Penso in piazza della Repubblica 8 sono previsti gli interventi di Osvaldo Francesconi, deportato nel campo di concentramento di Buchenwald.

“Un giorno rubai i calzoni a un prigioniero morto che aveva il tifo, erano sporchi di escrementi, allora li lavai e li indossai bagnati”. Così, qualche anno fa, Osvaldo Francesconi, raccontava la sua storia di sopravvissuto al campo di concentramento di Buchenwald, uno fra più grandi della Germania nazista.

Il signor Osvaldo, che vive ancora da solo a Trieste, lavorava e abitava a Santa Croce nei pressi di un casello ferroviario. Triestino ma non ebreo, fu un prigioniero politico perché impegnato nella Resistenza.
Nel corso della Seconda Guerra Mondiale “alcuni amici partigiani si rifugiarono per alcune ore da noi, lasciandoci degli indumenti e una pistola Beretta, e consigliandoci di nascondere tutto sotto terra in modo che non restasse nessuna traccia del loro passaggio.

Durante un controllo/rastrellamento da parte delle SS alle 3 di notte, mi ricordai della pistola che avevo nel cassetto e con una mossa furtiva la gettai fuori della finestra. Purtroppo, la casa era circondata e trovarono la pistola. Da lì iniziò il mio calvario”.

“Prima mi portarono al carcere Coroneo e poi mi misero su un carro bestiame diretto verso il campo di concentramento di Buchenwald. In seguito, mi traferirono in una ex miniera di salgemma a 300 metri di profondità, ci stivavano in dieci alla volta dentro un sollevatore e raggiugevamo il fondo della miniera in pochi secondi, tante persone non reggevano la velocità e stavano male”.

Quando venne liberato, Osvaldo Francesconi pesava 42 chilogrammi ed era uno dei prigionieri nelle migliori condizioni fisiche.

Sarà un appuntamento aperto alla cittadinanza quello del 25 gennaio al Ricreatorio Penso di Muggia per chi vorrà riflettere sulle cause e conseguenze del nazifascismo.

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