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Notizie > Incontri > 17 Febbraio 2009

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Al via un ciclo di conferenze dedicate ai temi di punta dell’astrofisica e della cosmologia

la Via Lattea

Trieste (TS) - Il Centro internazionale di fisica teorica “Abdus Salam” (ICTP), il Dipartimento di astronomia dell’Università di Trieste, l’INAF-Osservatorio astronomico di Trieste, la Scuola internazionale superiore di studi avanzati (SISSA) e il Science Centre Immaginario Scientifico ripropongono, dopo il successo registrato lo scorso anno, un ciclo di conferenze pubbliche dedicate ai temi di punta dell’astrofisica e della cosmologia.
Quest’anno l’iniziativa assume un rilievo particolare, dal momento che l’UNESCO ha proclamato il 2009 Anno Internazionale dell’Astronomia a ricordo dei 400 anni dalle prime osservazioni al cannocchiale di Galileo Galilei. In più, il 2009 segna anche un importante doppio anniversario darwiniano, che verrà celebrato in tutto il mondo. Per questa ragione “Vagabondi del Cosmo” vuole raccontare l’evoluzione cosmica accanto all’evoluzione biologica, in quanto fanno entrambe parte della medesima storia: sono una la continuazione dell’altra.
Si parlerà anche del satellite astronomico Planck, che verrà lanciato quest’anno, destinato ad aprire un nuovo capitolo nell’indagine delle fasi iniziali dell’Universo: un’impresa che vede i ricercatori di Trieste in prima fila. Anche quest’anno relatori del ciclo saranno cinque giovani studiosi che da anni lavorano nei maggiori istituti di ricerca della nostra città.
Presenta: Fabio Pagan. Coordinamento: Aura Bernardi.

Le conferenze, in programma da febbraio a giugno, si terranno alla Casa della Musica (via dei Capitelli 3, Trieste) e al Science Centre Immaginario Scientifico (Riva Massimiliano e Carlotta 15, Grignano, Trieste).
Per informazioni: tel. 040-224424, info@immaginarioscientifico.it.

Di seguito il calendario delle conferenze:

"Darwin nel cosmo" - 17 febbraio, ore 18, Casa della Musica.
Relatore: Giovanni Vladilo (INAF-Osservatorio astronomico).
L’evoluzione della vita sul nostro pianeta è stata influenzata anche da molteplici eventi di origine cosmica. Nei primi 2 miliardi di anni della Terra, in assenza dello strato protettivo di ozono nell’atmosfera, le radiazioni cosmiche ionizzanti hanno giocato un ruolo determinante nell’evoluzione delle forme di vita primordiali, fornendo un efficiente meccanismo di mutazione genetica ancor prima dell’avvento dello scambio genetico di tipo sessuale.
La variazione della luminosità del Sole nel corso della storia della Terra ha giocato un ruolo importante nel determinarne le condizioni di abitabilità, influenzando in misura decisiva l’evoluzione delle specie viventi.
In taluni casi, eventi catastrofici di origine cosmica (ad esempio l’impatto di asteroidi, oppure l’esplosione di stelle massicce nelle vicinanze del Sole) hanno provocato invece delle svolte drammatiche nell’evoluzione dei primi viventi, segnando tappe importanti per il nostro pianeta. Esempio eclatante, la scomparsa dei dinosauri e di un gran numero di altre forme di vita avvenuta 65 milioni di anni or sono. Ma quale potrebbe essere il futuro dell’evoluzione della vita sulla Terra nel contesto cosmico?
Giovanni Vladilo (Yaritagua, Venezuela, 1954), laureato in fisica all’Università di Trieste, dopo varie esperienze di lavoro all’estero è attualmente astronomo associato all’Istituto nazionale di astrofisica - Osservatorio astronomico di Trieste, di cui è stato vicedirettore (1997-2001). Si occupa soprattutto del mezzo interstellare in galassie locali e primordiali e di zone abitabili nell’Universo.

"Pianeti, una storia da riscrivere" 17 marzo, ore 18, Casa della Musica.
Relatore: Michele Maris (INAF-Osservatorio astronomico).
Vi sono astri che sembrano vagabondare senza posa per la volta celeste. Stelle erranti, li chiamavano gli antichi, o pianeti. La comprensione del loro movimento ha rappresentato una sfida intellettuale che ha contribuito alla creazione degli archivi astronomici, alla scoperta delle leggi della gravità, alla fondazione del pensiero meccanicista, alla nascita del concetto di legge universale, fino all’idea dei viaggi spaziali e a ritenere che vi siano altri mondi abitati. Nel corso del tempo si è scoperto che il sistema solare in cui viviamo è stabile e ordinato, ma le osservazioni delle sonde spaziali e le recenti indagini sull’evoluzione delle stelle e sui pianeti extrasolari hanno consentito di comprendere come l’ordine sia in realtà una proprietà emersa da una condizione di caos iniziale. Nella visione deterministica ereditata dall’Ottocento l’informazione dell’origine è codificata nelle condizioni di moto dei pianeti, essendo questo completamente reversibile dal punto di vista matematico. Tuttavia il processo di trasformazione dello stato caotico di partenza in uno stato ordinato distrugge gran parte dell’informazione iniziale, rendendo oggi ardua la ricostruzione dell’evoluzione del sistema solare.
Michele Maris (Cremona, 1965) si è laureato a Padova in astronomia e ha conseguito il dottorato all’Università di Pavia. Dal 1998 lavora all’Osservatorio astronomico di Trieste sullo sviluppo della missione Planck, coordinando le ricerche sul sistema solare. Si occupa inoltre dello studio dei corpi minori del sistema solare, in particolare i satelliti dei grandi pianeti gassosi.

"Universi in evoluzione" - 21 aprile, ore 18, Casa della Musica.
Relatore: Marcello Musso (ICTP).
Il nostro Universo non è sempre stato come lo vediamo al giorno d’oggi. Le più recenti evidenze sperimentali ci dicono che in origine c’era quello che potremmo definire una sorta di “brodo primordiale” di energia e di materia, estremamente denso e caldo. Questo si è poi espanso e raffreddato, dando così origine alle galassie, alle stelle, ai pianeti, fino a creare una situazione favorevole allo sviluppo della vita quantomeno su uno di questi pianeti. Come in uno spettacolare viaggio all’indietro nel tempo, ripercorreremo dunque a ritroso le tappe dell’evoluzione dell’Universo incontrando via via oggetti sempre più grandi e più antichi, fino ad arrivare alla fase primigenia, esplosiva e ribollente, in cui la materia veniva continuamente creata e distrutta. Spingendoci a distanze sempre più grandi, potremo infine arrivare a ipotizzare che il nostro Universo non sia che uno dei tanti Universi che esistono e che sono esistiti nel corso di un tempo infinito, con caratteristiche assolutamente diverse tra loro. In questa moltitudine di Universi esiste almeno un Universo – quello in cui ci è capitato di vivere – in cui si è sviluppata la vita quale noi la conosciamo. E negli innumerevoli altri?
Marcello Musso (Milano, 1977) è ricercatore al Centro internazionale di fisica teorica “Abdus Salam” di Trieste. Dopo la laurea all’Università di Milano-Bicocca e gli studi di dottorato tra Pavia, Padova e Parigi, ha svolto attività di ricerca all’Università del Texas ad Austin (Stati Uniti). Si interessa di cosmologia primordiale, in particolare degli aspetti di fisica quantistica nelle primissime fasi di vita dell’Universo.

"Planck alle soglie del Big Bang" - 19 maggio, ore 18, Casa della Musica.
Relatore: Francesca Perrotta (SISSA).
Il satellite astronomico Planck, progettato e realizzato dall’Agenzia Spaziale Europea (ESA) e lanciato dal poligono di Kourou (Guyana), ha un compito estremamente difficile e ambizioso: dopo aver raggiunto un punto dello spazio posto al di là della Luna, dovrà “fotografare” a elevata risoluzione l’Universo quale appariva in un’epoca primordiale, precedente la formazione delle immani strutture (galassie e ammassi di galassie) che oggi possiamo osservare. Planck misurerà, con un’accuratezza mai raggiunta in precedenza, le piccole differenze presenti nella temperatura della radiazione fossile, il residuo del Big Bang da cui ha avuto origine l’Universo osservabile.
La nostra città riveste un ruolo-chiave in questa missione: assieme a Parigi, infatti, Trieste ospita il centro di ricezione e analisi dei dati del satellite prima che essi vengano resi disponibili alla comunità scientifica e al grande pubblico. Quali sono le domande fondamentali a cui Planck dovrebbe finalmente dare risposta? E quali sono le principali difficoltà che si presentano in un esperimento di tale portata, nel tentativo di ricavare informazioni di rilievo scientifico a partire dai dati “grezzi” inviati da un veicolo spaziale?
Francesca Perrotta (Roma, 1969) si è laureata in fisica all’Università “La Sapienza” di Roma, con dottorato alla SISSA di Trieste, dove lavora come ricercatrice. Ha collaborato con il premio Nobel George Smoot al Lawrence Berkeley National Laboratory (Stati Uniti) e al Max-Planck- Institut di Heidelberg (Germania). Si occupa di energia oscura e della radiazione di fondo cosmica e collaborerà all’analisi dei dati del satellite Planck.

"Dall’Età oscura alle galassie" - 19 giugno, ore 18, Science Centre Immaginario Scientifico.
Relatore: Paolo Tozzi (INAF-Osservatorio astronomico).
L’Universo attorno a noi è in continua evoluzione. Ricostruire i cambiamenti più significativi nel corso della sua esistenza (cominciata 13,7 miliardi di anni fa) significa ripercorrere le complesse fasi che portano dall’Età oscura – quando l’Universo era totalmente buio e uniforme – alla nascita delle prime stelle, alla formazione delle galassie e dei buchi neri, fino alle strutture su grande scala, come gli ammassi di galassie e i “muri” di galassie, estesi decine di milioni di anni-luce.
La diversità e la complessità dei processi fisici responsabili dell’evoluzione dell’Universo richiedono tecniche di osservazione di ogni tipo: dalle antenne radio ai grandi telescopi ottici, alle missioni spaziali per osservare i fenomeni alle alte energie invisibili da Terra. Allo stesso tempo, i modelli teorici dell’Universo richiedono supercomputer sempre più potenti. I cosmologi hanno il compito di investigare questi aspetti e di collegarli in una visione coerente e il più completa possibile. Per capire a che punto siamo in questa ricerca, seguiremo il percorso di un cosmologo, che di volta in volta sceglie gli strumenti migliori per affrontare i molteplici aspetti dell’evoluzione cosmica.
Paolo Tozzi (Firenze, 1968) è ricercatore all’Osservatorio astronomico di Trieste. Dopo il dottorato all’Università di Roma “Tor Vergata”, ha lavorato allo Space Telescope Science Institute e alla Johns Hopkins University (Stati Uniti). Si occupa di struttura su grande scala dell’Universo e di osservazioni di ammassi di galassie e nuclei galattici attivi nella banda dei raggi X.

Info: www.immaginarioscientifico.it/vagabondi/2009_intro.html

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