Oggi Notizie Cultura
Cerca in
Cerca in

Notizie > Attualità > 18 Settembre 2018

Bookmark and Share

80° leggi razziali, cerimonia in piazza Unità: "No al fascismo, no al razzismo!"

Foto Ufficio Stampa Comune di Trieste

Trieste (TS) - “Oggi condanniamo le leggi razziali. Che questo sia un giorno di ricordo, un giorno di riflessione, ma soprattutto di unità per tutti i cittadini di Trieste”. Con queste parole e la deposizione di un mazzo di rose bianche, l'assessore comunale alla Cultura Giorgio Rossi, in rappresentanza del sindaco Roberto Dipiazza, ha concluso il partecipato e unitario momento di riflessione e memoria svoltosi questa mattina (martedì 18 settembre) in prossimità della targa che, fissata al pavimento di piazza Unità, ricorda l'emanazione delle leggi razziali da parte di Benito Mussolini.

In accordo e unità con la Comunità ebraica, nel rispetto della festività del Yom Kippur, il Comune di Trieste ha ricordato così l'80°anniversario della proclamazione delle leggi razziali (avvenuta il 18 settembre del 1938, proprio in piazza Unità d'Italia) con una cerimonia alla quale sono intervenuti autorità civili, militari e religiose. Presenti, tra gli altri, oltre all'assessore Rossi, il prefetto Anna Paola Porzio, il vicesindaco Paolo Polidori, l'assessore Luisa Polli, il vicario generale della Diocesi mons. Pier Emilio Salvadè, rappresentanti della Comunità ebraica, con il rabbino capo Alexander Meloni e il vicepresidente Davide Belleli, lo storico prof. Roberto Spazzali, il vicepresidente del Consiglio regionale Francesco Russo, nonché diversi consiglieri comunali e numerosi cittadini che si sono stretti attorno alla targa posta sul pavimento di piazza Unità.

Nel suo intervento l'assessore Rossi ha tra l'altro ringraziato tutti i cittadini intervenuti oggi numerosi e tutte le forze politiche che hanno voluto interpretare in modo unitario questo momento. “Ottant'anni fa in questa piazza -ha detto Rossi- Benito Mussolini proclamava le leggi razziali e segnava, marchiava, in maniera indelebile e tragica questa città con il marchio dell'infamia, con una legge che andava contro l'uomo e contro la natura”. Oggi siamo qui -ha proseguito Rossi- per commemorare quei tragici avvenimenti, per rifiutare e denunciare quello che è stato, auspicando nuove prospettive e nuovi orizzonti per il futuro delle nuove generazioni e dei giovani che cercano spazi. Ma Trieste non era quella, anche se c'erano qui tanti cittadini che ascoltavano il Duce. La città è un'altra, rappresentata oggi dalle comunità religiose e dai rapporti civili dalle sue diverse componenti. “Vogliamo far rinascere -ha concluso Rossi- un nuovo fiore dell'accoglienza, della speranza e dell'amore tra i Popoli. Grazie a tutti coloro che sono morti per noi il vostro ricordo sarà perenne ed eterno. La vostra città vi è grata”.

Un forte messaggio e stato portato dal rabbino Alexander Meloni che ha invitato i presenti alla riflessione, sottolineando come “l'antisemitismo sia come un virus, che muta con il tempo”. Meloni ha invitato anche a non utilizzare questi avvenimenti a fini politici, per favorire la riflessione, evitare le polemiche e a non servirsi della storia per propri fini. “Credo che Trieste sa rispondere no al fascismo, no all'estremismo, no all'esclusione” -ha concluso Meloni- e auspico che rimanga sempre un città di dialogo e accogliente come deve essere.

Il prof. Roberto Spazzali ha infine svolto un significativo e puntuale intervento, definendole “più di leggi razziste che razziali”. Una riflessione storica ampia che ha ricordato la drammaticità di quei fatti. “Chi voleva vedere, vedeva e capiva. Trieste era diventata la porta di Sion per migliaia di esuli ebrei, che abbandonavano la Polonia, l'Ungheria gli Stati Baltici, la Germania e la stessa Unione Sovietica dove le condizioni per la loro libera esistenza si erano fatte pericolose e difficili da sopportare”. E' stato calcolato che, tra il 1920 e il 1943, passarono da Trieste, senza clamore, per raggiungere principalmente la Palestina, oltre 150 mila persone.

Quanto Mussolini andava a proclamare era la diretta conseguenza di un clima degenerato, un “razzismo di stato” -ha spiegato ancora Spazzali- non mancando di evidenziare anche alcune vicende, come quella del prof. Eugenio Colorni o lo stesso abbattimento del busto di Italo Svevo, nel giardino pubblico, perché considerato “scrittore noto solo perché ebreo”. Annunciare qui questi provvedimenti significava fermare il corso della storia della Trieste moderna, colpire una comunità tra le più forti e laboriose d'Italia, strettamente collegata alla migliore Europa, “significava mandare un preciso segnale a Hitler, che aveva piantato la sua bandiera al valico di Tarvisio, significava stravolgere e negare la storia di Trieste”. “Un bieco oltraggio, che colpiva donne e uomini e decapitava una classe dirigente e imprenditoriale di primo piano. A partire dal podestà, Paolo Emilio Salem, costretto a dare le dimissioni, perché ebreo, pochi giorni prima della visita del duce”.

Dopo questo primo momento celebrativo, una solenne cerimonia ufficiale, intitolata "Zakhor/Ricorda: a 80 anni dalle leggi razziali" -organizzata in collaborazione con la Comunità ebraica di Trieste e con l'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane UCEI- si terrà venerdì 21 settembre, alle ore 11.00, nella sala del Consiglio comunale di Trieste, cui seguirà lo scoprimento di una targa celebrativa. Alla cerimonia presenzieranno il sindaco Roberto Dipiazza, il presidente della Comunità ebraica, Alessandro Salonichio; la presidente dell'UCEI (Unione Comunità Ebraiche Italiane), Noemi Di Segni; il vicepresidente dell'UCEI, Giorgio Mortara, che leggerà messaggio della senatrice Liliana Segre, il rabbino capo della Comunità ebraica Alexandre Meloni.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

Leggi le Ultime Notizie >>>