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Cultura > Arte > 19 Settembre 2018

"Il grande viaggio": mostra omaggio per Anzil a San Vito al Tagliamento

Opera di Anzil (foto: Ufficio Stampa Volpe&Sain)

San Vito al Tagliamento (PN) - Pochi artisti come Anzil sembrano così perfettamente in grado di incarnare il tema delle Passioni che, in immediato rimando alla visione di Risurrezione, scandisce la 27ª edizione del Festival internazionale di Musica Sacra promosso da Presenza e Cultura. Nell’artista Anzil la parola passione si declina alla considerazione delle vicende dell’uomo e delle contrapposizioni che causano odii e contrasti, sofferenze e guerre: una visione legata all’esperienza della guerra e della Resistenza, nell’ambito della cosiddetta pittura neorealista, di cui l’artista è stato antesi­gnano in Friuli e in Italia.

Proprio per questo è dedicata a Giovanni Toffolo, in arte e per tutti Anzil – classe 1911, nativo di Monaco di Baviera e dal 1916 a tutti gli effetti italiano, con base a Tarcento dov’è morto nel 2000 – la seconda grande mostra promossa nell’ambito del Festival: un percorso espositivo intitolato “Il grande viaggio”, per ripercorrere il celebrato ciclo dell’artista che, attraverso una trentina di opere degli anni Settanta, illustra con intensità il “cammino” delle moltitudini umane nel tempo e nello spazio. Un’ispirazione migratoria che, riletta alla luce del nostro tempo, è certo foriera di tante emozioni che esprimono attualità, consonanza, condivisione e immedesimazione.

Promossa dal Centro Iniziative Culturali di Pordenone con il Comune di San Vito al Tagliamento, visitabile dal 22 settembre fino al 28 ottobre nella Chiesa di San Lorenzo (ingresso libero, info: iat.sanvitoaltagliamento@gmail.com www.comune.san-vito-al-tagliamento.pn.it), la mostra è a cura di Giancarlo Pauletto e si aprirà alle 17.30 sabato 22 settembre, con l’introduzione musicale del Duo “Psallere Voce”, Valentino Pase baritono e Sofia Masut arpa, formatosi al Conservatorio Tomadini.

E’ datata 1971 la prima dedica del Centro Iniziative Culturali di Pordenone all’arte di Anzil. Negli anni Settanta il pittore realizza la maggior parte delle opere che vengono oggi poste sotto l’etichetta del Grande viaggio. Ma cos’è il grande viaggio? Spiega il curatore Pauletto: «è quanto Anzil rappresenta dipingendo su tela folle e cortei di persone che si muovono nell’indistinto, che non si sa da dove vengono, e dove vanno. Sono quadri di raffinatissima, anche se drammatica e talora convulsa qualità cromatica, e sono chiaramente una medi­tazione non più sul singolo - sull’uomo come protagonista, anche se faticosamente protagonista, della storia - ma sulla specie intesa come totalità, e vista nella realtà del suo con­tinuo, contraddittorio, spesso tragico sbandarsi nella storia. Passione, quindi: passione di Anzil come artista che medita sul destino suo e di tutti, e passione dell’umanità, nella sua convulsa ricerca di un assetto che, invece di aumentare le proprie sofferenze, riesca nel tempo a diminuirle».

Ma è la stessa voce dell’artista a tracciare le coordinate di navigazione del nostro percorso umano: «Il nostro “viaggio” – raccontava Anzil - inizia nascendo e, subito dopo, incontriamo nostra “madre”. E già, nel bene e nel male, inizia il nostro viaggio verso l’ignota morte! Tutta la mia vita, fatta di incontri e scontri, ha un po’ alla volta dato forma alla mia personalità complessa e ambigua, frutto degli impatti avuti con persone e cose. Il mio “istinto naturale” ha fatto il resto. Ho incontrato la “storia” e la “cronaca”, dove coesistono l’amore e l’odio, l’invidia, la raffinatezza e la volgarità; tutto questo bailamme forma l’assemblaggio della vita, molto spesso ingannevole e priva di dignità umana (…) Il cammino che l’enorme fiumana umana ha fatto e sta facendo è sempre disordinato, cosicché l’amore si confonde con l’odio, la raffinatezza e la nobiltà con la volgarità e lo squallore. L’amore, la grazia e la bellezza interiore si incontrano molto di rado».

Anzil è nato a Monaco di Baviera nel 1911 ed è morto a Tarcento nel 2000. Comincia a dipingere con impegno verso i trent’anni, spinto anche dall’amicizia con Fiorenzo Tomea, conosciuto durante il servizio militare. L’esperienza della vita partigiana ne matura l’espressività che si volge, durante e nell’immediato dopoguerra, ai temi del realismo sociale, dando vita ad una serie di opere memorabili aventi a soggetto la vita popolare e contadina del Friuli. Attento alle varie inflessioni dei linguaggi contemporanei, sperimenta il post-cubismo, poi le suggestioni dell’informale, sempre legato tuttavia ad un suo mondo intensamente terragno e gotico, ricco di inflessioni ed invenzioni fantastiche. La sua è una pittura che continuamente riflette sui destini dell’uomo.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Volpe&Sain

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