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Cultura > Arte > 22 Gennaio 2009

Le sculture di Loris Morosini in esposizione alla Sala Comunale d’Arte

Loris Morosini - sculture 2009

Trieste (TS) - Fino a domenica 1° febbraio, nella Sala Comunale d’Arte in piazza dell’Unità d’Italia 4, è ancora visitabile la mostra di sculture di Loris Morosini. La personale è stata inaugurata lo scorso 12 gennaio con l'intervento critico di Enzo Santese.

“Le sculture realizzate da Morosini negli ultimi due anni - scrive Santese - sono l’evidenza chiara di una vocazione plastica, capace di porre in seducente equilibrio sapienza tecnica e slancio poetico. La spinta creativa di Loris Morosini è interessata soprattutto dal pensiero che le forme spontanee, quelle che in natura si offrono alla sua vista, contengono il presagio di una metamorfosi a cui è chiamato poi lo scultore, che con la libertà della fantasia e la finezza del senso estetico “legge” già nel relitto ligneo la potenzialità di uno sviluppo da affidare alla propria tensione plastica".

"In effetti, l’artista utilizza quasi esclusivamente legno di recupero, frammenti arborei e radici che, nell’economia della costruzione, assumono una decisa valenza metaforica: ciò che solitamente giace nelle zone sotterranee approda alla luce e viene trasformato dalle sue mani in una “creatura” che contiene nelle proprie scansioni la virtualità al volo oppure l’allusione a muoversi nello spazio”.

“Loris Morosini, impegnato in un costante rapporto di conoscenza con la natura e i suoi segreti, si dedica alla scultura facendo coincidere la sensazione fisica della materia con quella dello spazio, del movimento e del mistero delle cose e della vita. Ne nasce una sequenza di animali reali e fantastici che convivono in un ambito, dove la forza poetica dell’artista sembra fermare per un attimo in un’immobilità temporanea queste presenze, affidando all’osservatore il suggerimento a farle fluttuare nel suo immaginario e a percorrere, di volta in volta, l’idea dell’eleganza (cigno, il pesce, uccello), dell’ironia (scimmia) e dell’energia dinamica (polpo, juniperus)”.

“La scultura esibisce spesso una bifrontalità significante esponendo da una parte l’aspetto grezzo del corpo ligneo, dall’altra la levigatura prodotta in un’alternanza di pieni e vuoti che giocano con gli effetti di luce dell’ambiente. In alcune opere Morosini parte dalla storia pregressa dell’oggetto trovato: è il caso della Parenzana, fatta derivare da un pezzo di traversina della ferrovia con l’innesto originale del bullone, che con il lato forato e bruciato rimanda al lavoro delle fiamme, con l’altro, incavato e liscio, all’azione del vento. Singolare è l’intervento che fa tesoro del lavoro delle termiti: una tavola, proveniente da un’isola del pacifico e “approdata” sulla costa istriana, per l’azione dell’artista diventa una maschera di quelle che alludono a una nuova vita”.

La mostra rimarrà aperta al pubblico dal fino a domenica 1° febbraio e sarà visitabile, con orario feriale e festivo, tutti i giorni dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 17 alle ore 20.

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