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Notizie > Incontri > 17 Dicembre 2008

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Sabato 20 dicembre si presenta il volume “Maqôr-Sorgente”, dedicato a don Gilberto Pressacco

Associazione culturale “don Gilberto Pressacco” - logo

Codroipo (UD) - Undici anni fa, nel settembre ‘97, inaspettatamente scompariva a Udine don Gilberto Pressacco, poliedrica e originalissima figura di un “sacerdote musicista”, appassionato direttore di cori e studioso di storia aquileiese, illuminato ricercatore e teologo, attento ai nuovi tempi e a situazioni che emergevano da una società complessa e stratificata.

L’Associazione culturale “don Gilberto Pressacco” nasceva pochi mesi dopo la scomparsa di don Gilberto, per salvaguardare e approfondire, nella vivacità di un costante dibattito, i contenuti e le linee direttrici dei suoi studi, ma anche per valorizzare gli aspetti meno noti dell’attività e delle ricerche di Pressacco grazie ad un articolato percorso – il progetto Maqôr - che si è ampliato e approfondito nel tempo.

Agli studi, alle ricerche ed alle geniali intuizioni di Gilberto Pressacco è dedicato il volume “Maqôr – Sorgente”, edito da Forum, che raccoglie il programma di otto stagioni di attività dell’associazione dedicata a don Pressacco. Otto anni densi di incontri, convegni, ricerca, musica e spettacolo. «L’Associazione – spiega il presidente, prof. Angelo Vianello - è stata concepita con una chiara finalità: mantenere vivo il patrimonio intellettuale di questo Maestro del nostro tempo, cercando di svilupparne i filoni più affascinanti. L’opera di don Pressacco è stata ‘alimentata’, in questi anni, attraverso una serie di attività denominate progetto Maqôr, perché maqôr, come insegnava don Gilberto, significa in ebraico ‘sorgente’». Il libro “Maqôr”, dedicato appunto al progetto ispirato da don Gilberto Pressacco, si presenterà sabato 20 dicembre, alle 10.30 nella Biblioteca comunale di Codroipo.

Fra i temi privilegiati dei percorsi di indagine del progetto Maqôr rientra il confronto intorno alla cosiddetta “terza cultura”, sugli interrogativi del nostro tempo quando i confini fra sapere scientifico e cultura umanistica si fanno sempre più labili. Percorso condotto fra diverse forme di conoscenza -umanistica e scientifica - privilegiando il dialogo tra scienza della natura (evoluzionismo) e fede.

Nomi e relatori di straordinaria importanza mondiale si sono avvicendati, negli anni scorsi, per i cicli di incontri promossi a Udine da Maqôr, primo fra tutti Stephan Harding, eminente collaboratore di James Lovelock, il padre dell’”ipotesi Gaia”. E ancora Aubrey Manning, gli scienziati Niles Eldredge e James Patterson, Patrick Bateson, rettore del King’s College di Cambridge, Ellen van Wolde, padre Rosino Gibellini, Telmo Pievani, Alwyn Jones, esperto fra i pù noti, a livello mondiale, della teoria di “Gaia”, il teologo amburghese Jürgen Moltmann, il celebre scienziato e divulgatore Fritjof Capra, per una lectio magistralis intorno alla straordinaria figura di Leonardo Da Vinci, alla quale ha dedicato la sua più recente pubblicazione.


Di seguito uno stralcio tratto dalla prefazione del volume:
«Nulla di ciò che è stato creato potrà andar perduto, annientato. Per questo nella Bibbia la redenzione è concepita come “nuova creazione”, e questa comprende “tutte le cose” (Ap 21,5). Nel cristianesimo storico si sono venuti via via a delineare modi d’intendere la redenzione ostili al creato e distruttivi della realtà mondana. A maggior ragione bisognerà allora insistere su due concetti che nel pensiero scientifico moderno sono diventati ormai estranei ma che stanno riaffiorando nella postmodernità, dove si riflette in termini globali ed ecologici: la “risurrezione della carne” e la “nuova terra”» (J. Moltmann, 2004).

A dieci anni dall’istituzione dell’Associazione culturale ‘don Gilberto Pressacco’, si è avvertita la necessità di documentarne l’attività svolta durante questo intenso periodo. Quest’Associazione – è bene ricordarlo – è stata concepita con una chiara finalità: mantenere vivo il patrimonio intellettuale di questo Maestro, cercando di svilupparne i filoni più affascinanti. Un’impresa non facile – come i più potranno arguire – in considerazione della complessità e della ‘multiformità’ del pensiero che questo grande studioso ha elaborato durante la sua breve, ma straordinaria e intensa avventura umana, intellettuale e spirituale. Un’impresa resa ancora più difficile a causa del suo frequente ricorso ad un approccio ‘interdisciplinare’ in cui la storia della musica ha giocato un ruolo primario.

Certamente molti dei risultati conseguiti da don Gilberto Pressacco rimarranno solo suggestive intuizioni. Ritengo, però, che nessuno possa negare il suo grande contributo alla comprensione del primitivo cristianesimo aquileiese di cui ha svelato i fondamenti teologici: salvezza universale e rusticitas, che nel loro insieme definiscono il ‘paradigma aquileiese’ di una Chiesa petrino-marciana. Attraverso queste due chiavi di lettura è, infatti, possibile comprendere alcuni lineamenti del carattere e, più in generale, della cultura dei Friulani. Principi (valori) che, peraltro, sono di estrema attualità per contrastare un’onda di globalizzazione omologante che purtroppo ha investito anche il Friuli contemporaneo.

Con questa consapevolezza, l’Associazione ha cercato, durante questi anni, di mantenere viva, come sopra ricordato, la memoria di quest’Uomo e della sua opera. Lo ha fatto progettando annualmente una serie di attività (conferenze, concerti, spettacoli, ecc.) che ha suggestivamente e opportunamente denominato Progetto Maqôr: perché maqôr, come ci ha insegnato proprio don Gilberto, significa in ebraico ‘sorgente’, e in tal senso Egli l’aveva utilizzato come titolo di un vasto progetto culturale rimasto purtroppo irrealizzato. Tutta l’attività di questo decennio può essere suddivisa in due grandi filoni: ‘radici aquileiesi’ e ‘dialogo tra fede e scienza’.

Con la prima locuzione ci si riferisce agli studi di don Pressacco sulla primitiva Chiesa di Aquileia e sull’influsso che questo patrimonio di storia ha avuto ed ancora esercita nel plasmare l’identità del Friuli. Un’identità che appare racchiusa in ciò che Pier Paolo Pasolini ha definito ‘mistero contadino’ e dietro cui si cela un mondo di valori che possono essere capiti ed esplicitati solo ricorrendo al concetto di rusticitas, intesa come onestà, semplicità, umiltà, fedeltà e non, riduttivamente, come ‘rozzezza’. Questo è il nucleo di quella cultura contadina che costituisce la vera e profonda ‘anima’ dei Friulani, fonte di ispirazione poetica per il citato Pasolini, per David Maria Turoldo e anche della narrativa di Carlo Sgorlon, solo per citare alcuni significativi esempi.

Questo patrimonio di valori è da tempo minacciato, anzi, ormai quasi sommerso da una pseudocultura omologante, di massa che rinuncia a qualsiasi ‘radice’ per vivere in una quotidianità anonima e senza prospettive. Per tali ragioni è ancora più urgente riproporli attraverso un paziente e tenace ‘dialogo’con la società, anche perché qualsiasi sistema di valori che non sia capace di confrontarsi con il Mondo rimane sterile. Pertanto, con ‘dialogo tra fede e scienza’ si è cercato di rendere attuale e vivo questo patrimonio, alla luce del dibattito in corso su alcuni grandi temi ed emergenze che la nostra società deve affrontare, utilizzando peraltro quell’approccio multidisciplinare/interdisciplinare particolarmente caro proprio a don Pressacco. Rusticitas, da un lato, e principio teologico di salvezza universale (apokatàstasis: rigenerazione di tutte le cose), dall’altro, sono così diventati i cardini per promuovere un confronto su due grandi temi, il cui dibattito è ancora in corso: il dialogo interreligioso e il rapporto tra uomo e natura (Creato) nelle sue dinamiche evolutive. Il primo argomento costituisce infatti una delle principali sfide della nostra società, poiché lo scontro tra religioni è potenzialmente fonte di tensioni che possono condurre alla destabilizzazione di vaste aree e a conflitti devastanti.

Vi è l’esigenza e l’urgenza di promuovere la ricerca di un comune ethos, senza il quale la convivenza tra popoli e nazioni risulterebbe impossibile (Küng, 1991). In questo senso la Chiesa primitiva di Aquileia, città multietnica e multireligiosa può rappresentare un modello a cui riferirci, in quanto, memore del messaggio che le proveniva dal Profeta Giona, favorì un clima di convivenza tra diverse religioni. Tale sforzo si configura ora quasi come un imperativo, se solo riconosciamo che «Il fine proprio del dialogo interreligioso è, in ultima analisi, la comune conversione dei cristiani e dei membri delle altre tradizioni religiose allo stesso Dio – il Dio di Gesù Cristo – che li chiama gli uni insieme agli altri, sfidando gli uni per mezzo degli altri» (J. Dupuis, 2001).

Il secondo aspetto è stato incluso nella ‘cornice’ della ‘terza cultura’, al fine di enfatizzare questo sforzo di sintesi tra componenti umanistica e scientifica nel cercare di fornire risposte (parziali) ai grandi interrogativi che da sempre affliggono l’umanità (Brockman, 1995). Anche in questo caso sono stati proposti ed affrontati argomenti avvincenti e di grande attualità, concernenti il rapporto tra l’uomo e la natura, alla luce sia delle emergenze ecologiche sia delle dinamiche evolutive, nonché alle relazioni tra diverse forme di conoscenza. In quest’ultimo contesto si è privilegiato il dibattito su ‘creazionismo ed evoluzionismo’ che costituisce uno dei temi più avvertiti (avvilenti?) ed urgenti.

Questi argomenti sono stati sviluppati da studiosi di grande prestigio internazionale che hanno, in alcuni casi, contribuito a segnare la storia del pensiero teologico, filosofico e scientifico del Novecento. Queste tematiche sono state, peraltro, riproposte anche in forme espressive diverse e più immediate. Ci si riferisce al Bo(r)boròs, uno spettacolo la cui struttura ha come ordito la ‘salvezza universale’ (dimensione verticale) e come trama il ‘dialogo interreligioso’ (dimensione orizzontale). Analogamente, L’aurora che attendo, trova ispirazione nella rusticitas, attraverso l’utilizzo di richiami e riferimenti, su piani diversi, dei pensieri di Turoldo, Pasolini e Pressacco intorno alla cultura contadina.

Infine, importanti concerti, sopratutto nella prima edizione del Progetto Maqôr, hanno punteggiato le attività, per sottolineare come la musica sia stata la primaria fonte di ispirazione di don Pressacco. Un ruolo cruciale è stato svolto proprio dai cori e dai gruppi musicali che Egli ha promosso e diretto: il coro ‘Giovanni Battista Candotti’, la ‘Schola aquileiensis’ e il gruppo da camera ‘Floriano Candonio’. Queste attività molto spesso sono state co-organizzate con l’Università di Udine e con il Movimento ecclesiale di impegno culturale (MEIC), sezione di Udine: ciò è per tutti noi motivo di orgoglio.

Il sostegno finanziario ci è stato costantemente assicurato dalla Regione Friuli Venezia Giulia, dalla Provincia di Udine, dai Comuni di Codroipo e Sedegliano, dalla Fondazione CRUP ma anche da semplici cittadini che doverosamente si ringraziano. Siamo altresì riconoscenti verso la Pieve di Sant’Andrea Apostolo di Venzone e la Basilica della Beata Vergine delle Grazie di Udine che ci hanno sempre fornito generosa ospitalità e supporto. Sento anche il dovere di manifestare gratitudine verso la famiglia Pressacco per la fiducia concessami. Esprimo peraltro riconoscenza nei confronti di quanti in questi anni hanno fatto parte del Consiglio di presidenza dell’Associazione per l’aiuto fornitomi.

Ma soprattutto voglio ricordare quei soci (non posso elencarli, ma loro senz’altro si riconosceranno in queste mie parole) che con passione e affetto hanno seguito le nostre attività, fornendomi sostegno nei momenti di inevitabile difficoltà: a loro va la mia più affettuosa riconoscenza.

Questo volume, dedicato a don Gilberto Pressacco, vuol essere un segno di gratitudine e un omaggio al suo fulgore intellettuale e alla fecondità del suo pensiero che nella profonda e radicata fede, nell’amore per la sua terra e nella passione per la musica hanno sempre trovato ispirazione e un solido riferimento.

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