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Cultura > Teatro > 27 Novembre 2017

Alla Sala Bartoli riparte la tournée nazionale di "Das Kaffeehaus" di Fassbinder

"Das Kaffeehaus" (foto Ufficio Stampa Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia)

Trieste (TS) - Riprende alla Sala Bartoli di Trieste dal 28 novembre al 3 dicembre, per proseguire poi in tournée nazionale, la produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia "Das Kaffeehaus", che il genio drammaturgico di Rainer Werner Fassbinder crea sulla base della commedia settecentesca "La bottega del caffé" di Carlo Goldoni.

"Das Kaffeehaus" – che il regista e autore teatrale e cinematografico tedesco mise in scena per la prima volta nel 1969 a Brema – ricrea La bottega del caffé di Goldoni. Dell’originale del 1750 non vengono traditi i sottotesti: com’è nelle corde di Fassbinder, artista inquieto, maledetto, e geniale, prevalgono le tinte fosche e lugubri, una crudeltà cinica che trova perfette assonanze nel nostro presente.
A reinterpretarle, nella produzione dello Stabile, è ora Veronica Cruciani, fra le punte di diamante di una generazione di registi italiani che sa indagare con sensibilità e molteplicità di linguaggi le luci e le ombre del nostro tempo.

«Lo sfruttamento dei sentimenti all’interno del sistema in cui viviamo è perno intorno al quale ruota non solo questo testo ma tutto il lavoro di Fassbinder» spiega infatti la regista. «Gli uomini dipendono gli uni dagli altri e strumentalizzano questa condizione di dipendenza. Tutti i rapporti personali sono corrotti dal potere e dal denaro. Una dimensione che in fondo ci parla di noi e dei meccanismi politici, economici e sociali che viviamo ogni giorno nel nostro Paese in modo diverso a seconda dei contesti in cui ci spostiamo. Nonostante il testo sia stato messo in scena per la prima volta nel 1969 la società che ne viene descritta essenzialmente non è molto diversa da quella che viviamo oggi: i personaggi somigliano a molte persone che potremmo incontrare in alcuni salotti o feste mondane dove si ostentano denaro, bei vestiti e una finta cortesia che nascondono un profondo livello di disperazione, solitudine, violenza, desiderio di potere e infine sopraffazione verso il prossimo. Ovviamente il modo di darsi al mondo di queste persone è diversa da quella dei personaggi di Fassbinder perché corrisponde a quella dei nostri giorni, ma l’essenza è la stessa».

In effetti, asciugando e rimodellando il plot goldoniano, Fassbinder accende i riflettori sul mondo di frequentatori della Kaffeehaus di Ridolfo, in cui un microcosmo d’individui si incontra e parla: discorsi che s’incentrano soprattutto sul denaro. Soldi che si contano e si scambiano addirittura ossessivamente. Certo si tratta anche di ideali, passioni, amicizie, relazioni, fedeltà, rispettabilità… ma ecco, anche per questo – sembra volerci dire l’autore – alla fine si deve pagare.

Spiega infatti Veronica Cruciani: «Il lavoro della regia come per tutti gli altri elementi dello spettacolo, sottolinea l'andamento drammaturgico del testo di Fassbinder: un graduale, lento, inesorabile smascheramento di un' apparente situazione iniziale di festa e svago che si rivela sempre di più per quello che è veramente, ovverosia l’immagine nuda e crudele dell’incontro/scontro di un gruppo di persone guidate dalla brama di denaro e potere. Un’immagine nuda come la scena, che si staglia su una superficie aperta, astratta, che evoca soltanto accennandola la concretezza del luogo, le geometrie di una bottega del caffè a Venezia, ai giorni nostri: una Venezia contemporanea dove il presente e il passato dialogano in continuazione, nelle architetture, nei costumi, nelle ambientazioni.
Lo stesso accadrà alla musica: si partirà da un lavoro di restituzione di esempi selezionati di musica tradizionale barocca che gradualmente lasceranno il posto a una composizione di musica elettronica che affiorerà distruggendo, sempre di più la tessitura sonora di partenza. Come se anche sul piano musicale andasse svelandosi la dura verità che si cela dietro l’apparenza».

Incarnano i molti personaggi della commedia Mauro Malinverno (Pandolfo) e Ivan Zerbinati (Conte Leandro) quali attori ospiti e tutti gli attori del nucleo stabile Filippo Borghi (Eugenio), Ester Galazzi (Lisaura), Andrea Germani (Trappola), Lara Komar (Vittoria), Riccardo Maranzana (Ridolfo), Francesco Migliaccio (Don Marzio), Maria Grazia Plos (Placida).

L’adattamento è stato curato dalla stessa Veronica Cruciani dalla traduzione di Renato Giordano, le scenografie sono di Barbara Bessi come pure gli affascinanti costumi. Riccardo Fazi ha creato la drammaturgia sonora mentre il disegno luci è firmato da Gianni Staropoli.

Lo spettacolo è una produzione del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia. Ulteriori informazioni al tel. 040-3593511.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

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