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Notizie > AttualitĂ  > 19 Maggio 2017

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Almerigo Grilz ricordato in Municipio e con la mostra “Gli occhi della guerra”

L'intervento di Cristiano Degano in Municipio (foto Ufficio Stampa Comune di Trieste)

Trieste (TS) - La figura e la vicenda umana, politica e professionale di Almerigo Grilz, già esponente di spicco della Destra politica giovanile triestina e nazionale, Consigliere comunale dal 1982 al 1985 nei banchi dell'allora MSI-DN, quindi giornalista, corrispondente di guerra e fondatore assieme a Fausto Biloslavo e Gian Micalessin dell’Albatross Press Agency, è stata ricordata oggi con una pubblica cerimonia nella Sala del Consiglio Comunale di Trieste, a 30 anni dalla morte, avvenuta a Caia in Mozambico, il 19 maggio 1987, colpito mentre effettuava le riprese filmate di un combattimento tra soldati regolari e miliziani anti-governativi del Renamo.

Di fronte a numerose personalità politiche e agli amici di un tempo, l'incontro è stato aperto dall'Assessore comunale Angela Brandi che, portando il saluto del Sindaco Dipiazza assente da Trieste, ha “omaggiato” l'antico amico, la stagione dell'impegno politico e delle battaglie alla guida del Fronte della Gioventù, la passione per il giornalismo, anche quello più difficile e in condizioni estreme che lo ha portato purtroppo, a soli 34 anni di età, a essere il primo reporter italiano caduto su un campo di battaglia dalla fine del Secondo conflitto mondiale.
La Brandi ha poi voluto in particolare sottolineare come, nonostante le diverse iniziative svolte in suo ricordo in questi anni - come l'intitolazione di una via nel rione di Barcola - e fino a oggi, con la recentissima mostra “I mondi di Almerigo” (“non casualmente” inaugurata lo scorso 15 aprile, giorno del suo compleanno e da poco conclusa a Palazzo Costanzi) e con quella su “Gli Occhi della Guerra” che si apre oggi pomeriggio al Civico Museo “Diego de Henriquez”, sempre con il supporto del Comune, “tuttavia rimanga ancora nei suoi confronti, in diversi ambienti, una sorta di ostracismo che rischia di tradursi, dopo 30 anni, in un 'quasi oblio'. Un oblio che ci auguriamo possa però venir interrotto, in una visione nuova, di superamento delle passate contrapposizioni”, ha concluso la Brandi, osservando come alcuni primi positivi segnali in tal senso già vi siano, “ad esempio con un bel servizio di ben due pagine apparso il 7 maggio sul supplemento culturale “La Lettura” del maggior quotidiano italiano, il “Corriere della Sera”, tutto dedicato ad Almerigo e, peraltro, per l'appunto, non a caso intitolato “Grilz, 30 anni di solitudine”. Ecco, confidiamo che da questi segnali possa iniziare una nuova storia di rispetto, conoscenza e comprensione più profonda dello spessore umano e culturale di questo nostro concittadino”.

E' seguito l'atteso e intenso intervento del Presidente dell'Ordine dei Giornalisti del Friuli Venezia Giulia Cristiano Degano, che, proprio nell'ottica di questo opportuno e necessario superamento di contrapposizioni, e rendendo omaggio alle sue qualità di coraggioso giormalista e inviato di guerra sui fronti più caldi del pianeta per le testate internazionali più prestigiose, assieme agli amici Biloslavo e Micalessin, a loro volta diventati due affermati giornalisti e reporter, ha quindi espresso, con assoluta chiarezza, una precisa testimonianza in tal senso: “Mi sembrava giusto, pur non avendo appartenuto a quel percorso politico, essere qui oggi come Presidente dell'Ordine dei Giornalisti, a ricordare Grilz e testimoniare con la mia presenza che non esistono, come è stato detto talvolta, giornalisti caduti sul campo, di serie A o di serie B! E vorrei contribuire affinchè si chiudessero le polemiche che, per troppi anni, hanno caratterizzato il ricordo dei diversi giornalisti triestini caduti in zone di guerra. Come Ordine, come categoria, ricordiamo i caduti di Mostar e di Mogadiscio (Luchetta, Ota, D'Angelo, Hrovatin) come oggi ricordiamo Almerigo. Storie certamente diverse, ma – ha nuovamente ribadito Degano - nessun morto di serie A o di serie B! Ricordiamoli tutti – come hanno già fatto i giornalisti con una targa nella sede di Corso Italia, con i nomi di tutti i colleghi caduti – e ricordiamone soprattutto l'impegno professionale che è costato loro la vita. Onoriamo la loro memoria, anche quella di Almerigo, nel modo migliore – ha concluso, significativamente applaudito, il Presidente dell'Ordine -, mettendo da parte, una volta per tutte, ogni polemica e contrapposizione.”

Spazio quindi alle testimonianze dei colleghi e degli amici degli anni giovanili, delle prime battaglie politiche, e poi del giornalismo, tutte molto intense, toccanti, ognuna con qualche dettaglio particolare, con qualche episodio poco conosciuto; troppo difficile riassumerle, anche per la loro forza e spessore che in più momenti ha toccato le corde della nostalgia e della commozione per un amico perduto.
Così Gianantonio Micalessin che ha voluto sottolineare, ad esempio, proprio il rispetto di chi si trovava, in Mozambico, sul fronte opposto, come l'africano Viktor, ex maggiore del FreLiMo (i guerriglieri di sinistra, poi giunti al potere e antagonisti del Renamo), che ha voluto aiutare Micalessin a individuare, parecchi anni dopo, il luogo della morte di Grilz, affermando “Quando le guerre finiscono i morti sono tutti uguali!”. Non una frase scontata però, stante il fatto che per aiutare il giornalista triestino, in una situazione ancora “difficile”, l'ex ufficiale ebbe a correre anche dei rischi concreti.
E poi Marco Valle che ha rimarcato di Grilz la passione “originaria”, ancor prima della politica, per il mare, il viaggio, l'avventura, probabilmente sulle tracce del padre che fu un comandante della nostra marina mercantile; in uno spirito di ricerca, e anche di inquietudine, tipicamente triestino. “E anche per questo attaccamento alla città, capace poi di battaglie per Trieste, in un sentimento di ribellione contro le ingiustizie che coinvolse tanti di noi, ragazzi di quegli anni '70!”
Ancora, il giovane storico e ricercatore Andrea Vezzà che ne ha tracciato un preciso profilo, per tutti i campi di attività e di impegno della sua vita, ricordando la passione di Grilz già da giovanissimo per il disegno – e alcuni suoi bozzetti “storico-militari” attirarono allora l'interesse persino di Diego de Henriquez – e per la fotografia come mezzo di comunicazione, fin dai suoi primi scatti del 1966, quando “reporter in erba” corse in strada, fra gli scontri di piazza, per documentare le lotte degli operai in difesa del Cantiere San Marco!
Due interventi di particolare intensità sono stati poi quelli di Roberto Menia e di Fulvio Sluga. Menia che ha rimarcato di Grilz le straordinarie qualità di animatore e organizzatore politico “che seppe conquistare a Trieste, con coraggio ma anche con grande intelligenza, una difficile agibilità politica per i giovani di destra, quando in altre città si verificava l'opposto. Una forza d'animo e un carisma che fa sì che ancora, dopo tanti anni e al di là del tempo, il suo ricordo non passi. Almerigo ci ha lasciato una lezione di vita che portiamo nel cuore e un'eredità che dobbiamo saper rinnovare e riconquistare ogni giorno!”
E Fulvio Sluga, con commozione, per ammettere che “raccontare è difficile. Almerigo era un amico e un fratello, e ciò che oggi sono lo devo anche a lui! Un leader fin dall'inizio, attento alle nuove forme di comunicazione allora appena agli esordi, le prime radio private, i fumetti anche come strumento politico. E infine il ricordo, personalmente vissuto, della sua ultima partenza per l'Africa, l'ultimo saluto ... Con la sua scomparsa anche una parte di noi è morta!”
Da ultimo, il “collega d'Aula” nel Consiglio comunale di allora Sergio Dressi. Eletti entrambi nel 1982. Naturalmente, non solo questo, ma tanti altri ricordi e “dettagli” anche simpatici e molto divertenti, ad esempio di pranzi conviviali allegrissimi, tutto per dire che “Almerigo era una persona 'vera' e genuina”. Con il ricordo finale di un pranzo di Pasqua del 1987 passato assieme. L'ultimo incontro.

Sempre oggi, nel pomeriggio, al Civico Museo della Guerra per la Pace “Diego de Henriquez”, in via Cumano 22, ultimo “tassello” di questa giornata, con l'inaugurazione della mostra fotografica e documentaria “Gli Occhi della Guerra”, anch'essa in memoria di Almerigo Grilz,
L'esposizione, realizzata con il contributo del Comune di Trieste, propone immagini “in prima linea” dal 1982 al 2017, dalle guerre di ieri ai conflitti di oggi in Libia, Siria e Iraq.
Oltre alle foto scattate da Grilz nel corso della sua breve ma intensa attività in Afghanistan, Etiopia, Filippine Mozambico, Iran, Cambogia e Birmania (ma vi sono anche documenti, pagine dei suoi diari e altre testimonianze sulla sua vita), la mostra comprende le immagini, foto e video, realizzate dopo la sua morte dai suoi amici e compagni d’avventura Fausto Biloslavo e Gian Micalessin. Un’esposizione unica in Italia e completamente rinnovata, con novanta pannelli su 35 anni di reportage, dall’invasione israeliana del Libano del 1982 fino al caos della Libia di oggi, la terribile guerra in Siria e la sanguinosa battaglia di Mosul.
La mostra è stata inserita nel percorso museale della collezione Il pubblico presente alla commemorazione in Comune (foto Ufficio Stampa Comune di Trieste)“Diego de Henriquez” e rimarrà aperta fino al 3 luglio, nell'orario del Museo (lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì 10-17; sabato e domenica 10-19; chiuso il martedì).
All'inaugurazione, per l'Amministrazione, l’Assessore alla Cultura Giorgio Rossi.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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