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Notizie > Attualità > 16 Maggio 2017

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Ermal Meta e Paola Turci a luglio in piazza Unità. Rimpiangendo The Boss e gli Iron Maiden...

di Claudio Bisiani

Ermal Meta (foto Ufficio Stampa Comune di Trieste)

Trieste (TS) - Dal “sindaco rock” al “vicesindaco balcan-pop”. Da Bruce Springsteen, Green Day e Iron Maiden a Ermal Meta e Paola Turci. E' questo per Trieste l'amaro risveglio dal sogno di una notte di mezza primavera. La traumatica realtà – ad ognuno, comunque, giudicarla come meglio crede – viene esplicitata da Pierpaolo Roberti, vicesindaco del capoluogo giuliano, nella conferenza stampa che annuncia i primi due grandi eventi musicali della prossima estate in piazza Unità: il concerto di Ermal Meta il 9 luglio e il 19 quello di Paola Turci. Un'accoppiata di buoni cantanti, senza dubbio, entrambi fra l'altro protagonisti dell'ultimo Festival di Sanremo, ma due nomi che obiettivamente distano anni luce da quelli presenti nei cartelloni musicali estivi degli ultimi anni a Trieste.

Ed è servito francamente a poco il coraggioso sforzo retorico di Loris Tramontin di Zenit srl – presente all'incontro con la stampa assieme al vicesegretario generale e direttore comunale alla Cultura Fabio Lorenzut e al funzionario del Coordinamento Eventi del Comune Barbara Comelli – e tanto meno la lettura dei “curricula” dei due artisti per indorare la pillola. Perché la pillola, ahimè, rimane piuttosto amara e il "sogno musicale” di una notte di mezza primavera si trasforama di colpo in un mezzo incubo. O se non altro in una cocente delusione.

E non consola neppure la puntuale e ripetuta sottolineatura del vicesindaco sulla gratuità dei concerti, frutto di «un impegno - ha spiegato Roberti - preso con i cittadini a inizio mandato e che la nostra amministrazione intende continuare a perseguire». Perché alla fine la realtà è una soltanto: la qualità in ogni settore, e quello musicale non fa certo eccezione, costa e ha un prezzo. Tanto che perfino la “gratuità” dei due eventi, come ha specificato Fabio Lorenzut, si traduce in 100mila euro di uscite dalle casse comunali (cioè denaro pubblico) più un contributo da parte della Fondazione CrTrieste.

In Friuli Venezia Giulia, dal “No Borders Music Festival” di Tarvisio a “Udine Vola”, dal “Lignano Sunset Festival” al “Pordenone Blues Festival”, passando per Sexto 'Unplugged, Blue Notte Gorizia Festival e le varie rassegne musicali a Grado, Majano, Palmanova, Villa Manin e Cividale del Friuli, solo per citarne alcune, i nomi in cartellone per la stagione estiva 2017 sono già tanti, importanti e di spessore artistico invidiabile. Resta invece la nota stonata di Trieste che, in questa particolare classifica, sembra essere al momento nelle retrovie. «Ci saranno altre sorprese - ha però promesso il vicesindaco Roberti - che verranno comunicate nelle prossime settimane».

Speriamo e confidiamo in qualche miracolo dell'ultima ora, perché al di là dei due concerti ospitati a luglio in piazza Unità, il bilancio generale in ambito prettamente culturale – a quasi un anno di amministrazione Dipiazza – non sembra essere troppo esaltante. Un panorama finora abbastanza asfittico e scarno di eventi di rilievo, riempito in gran parte da un'interminabile litania di mercatini di ogni genere e tipo (che sovente attirano pure le ire di commercianti e ristoratori), da discutibili iniziative dal retrogusto “Austria felix” per celebrare i 300 anni di Maria Teresa d'Asburgo e puntellato da qualche sporadica e spesso confusa mostra d'arte, non ultima quella dell'“amico” Vittorio Sgarbi al Salone degli Incanti.

In attesa di un auspicabile cambio di marcia, se non proprio di un deciso cambio di rotta nei programmi culturali della città, e dei nuovi “colpi” musicali estivi promessi a breve, ci consoliamo peròPaola Turci (foto Ufficio Stampa Comune di Trieste) con una quasi certezza: anche in estate qualche altro mercatino, comunque, salterà fuori. Magari delle pulci ammaestrate della Mitteleuropa, o dei costumi da bagno nella Belle Époque o forse dei prodotti tipici dell'enogastronomia fra Sudtirolo e Stiria. Scherziamoci un po' su, sperando che nessuno si senta offeso, e come chioserebbe Francesco Gabbani: «Amen!».

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