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Notizie > Incontri > 13 Maggio 2017

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Padre Solalinde ospite a Vicino/lontano: «Il muro è un sogno di Trump e rimarrà tale»

Padre Alejandro Solalinde (foto di Luca d'Agostino)

Udine (UD) - “Il muro è un sogno di Trump e temo rimarrà tale. La parte mancante non verrà mai realizzata perché secondo me questo Presidente non durerà molto al potere, visto che tra le stesse file dei repubblicani cresce il malcontento”. Non sono i muri fisici a preoccupare padre Alejandro Solalinde, prete di frontiera messicano che dal 2011 vive sotto scorta, candidato al premio Nobel per la Pace 2017, ma quelli mentali, come l'odio, la discriminazione, la xenofobia e l’omofobia. Ospite oggi, sabato 13 maggio, a Udine al festival Vicino/lontano, il sacerdote, ritiene che “i migranti continueranno a passare, considerando che in questo anno il 25 per cento di persone è entrato in tre forme diverse, soprattutto per mezzo della corruzione”.

Il tema dell’immigrazione torna domani, domenica 14 maggio, a Vicino/lontano alle 16 nella Chiesa di San Francesco: “Emigrare: un diritto o una colpa?” metterà a confronto l’europarlamentare europea Cécile Kyenge con padre Alejandro Solalinde, candidato al Nobel per la Pace 2017, e con Loris De Filippi, presidente di Medici Senza Frontiere, Gianfranco Schiavone, Francesca Mannocchi e Annalisa Camilli.
“I migranti oggi sono una vera e propria merce umana e io, in quanto padre, non posso accettare questa realtà – ha detto il sacerdote -. Per me tutte le persone sono importanti e i migranti, scartati dalla società, lo sono ancor di più. Dobbiamo difendere i loro diritti. Ho pestato i piedi a questa criminalità organizzata, per questo ce l’hanno con me”.

Dal traffico di organi alla prostituzione, i migranti vengono utilizzati come merce: in Messico, come ha spiegato Solalinde, la gente non denuncia, solo il 2 per cento delle persone viene giudicata e si arriva alla sentenza. “Le persone hanno paura, ma bisogna farlo – ha aggiunto -: io l'ho fatto e non me lo perdonano, non vogliono che nessuno si opponga a questo business”.

Un “governo infiltrato, e corrottissimo”, ma la gente se ne sta rendendo conto e l'indice di popolarità dell’attuale presidente è intorno ad appena il 6-9 per cento della popolazione”.

Il prete, che vive sotto scorta - riconosciuta dalla commissione interamericana per i diritti umani - ha ribadito il fatto che in Messico la gente “ha paura di denunciare la criminalità, perché tanto sa che non verrà fatta giustizia. Lo stesso governo – ha aggiunto - minimizza la situazione, utilizzando eufemismi e parlando dei desaparecidos non come di persone sparite, ma non localizzate. Cambiando il termine – ha detto - cambia la situazione per evitare le proprie responsabilità nei confronti della comunità internazionale”.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Volpe&Sain

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