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Cultura > Film > 26 Ottobre 2016

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Casa del Cinema: "Un secolo di rivolte. La Rivoluzione d'Ungheria" al Magazzino delle Idee

Il regista ungherese István Szabó

Trieste (TS) - Nel 2016 ricorre il 60° anniversario di un evento che sembrò mettere a
repentaglio la stabilità dell’impero dell’Unione sovietica in Europa
orientale: la Rivoluzione d'Ungheria. Alpe Adria Cinema, l'associazione Casa del Cinema di Trieste, La Cappella Underground e l’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione (IRSML FVG) intendono proporre un momento di riflessione su tale evento attraverso una rassegna cinematografica in due puntate, la prima delle quali si terrà giovedì 27 ottobre alle ore 17.30 presso il Magazzino delle Idee di Corso Cavour 2 a Trieste, con ingresso gratuito; l'evento si aprirà con una breve introduzione di Nicoletta Romeo (Casa del Cinema) e Patrick Karlsen (IRSML) e successivamente verrà proiettato il film "Apa" ("Il padre", 1966) del regista ungherese Istvan Szabo.

Tra gli autori più conosciuti e premiati del suo Paese, Istvan Szabò rappresentò il nuovo cinema ungherese, la cosiddetta új hullám, che si poneva in linea di continuità con le nouvelles vagues europee degli anni Sessanta, realizzando opere animate da un vivo interesse per le vicende storiche dell’Ungheria, analizzate con grande acutezza e sensibilità narrativa.

Szabò nel 1966 diresse Apa (Il padre), Gran Premio della Giuria al
Festival di Locarno. Il film permise a Szabó di mettersi in luce come una delle promesse del nuovo cinema internazionale. Dramma costruito
sui fatti sanguinosi legati alla rivoluzione ungherese del 1956, il film si dipana tra sentimenti ambivalenti. Infanzie perdute, la pressione della dittatura. Un padre (il mito di Stalin) seppellito e mantenuto vivo nella fantasia. Montaggio piuttosto accentuato, una voce off che gioca un ruolo importante nello sviluppo del film.

Sabato 29 ottobre alle ore 17.00, sempre presso il Magazzino delle Idee di Corso Cavour 2 a Trieste con ingresso gratuito; il secondo appuntamento si aprirà con la proiezione del film “I disperati di Sandor” (“Szegénylegények”, 1966) di Miklós Jancso, presentato da Nicoletta Romeo (Casa del Cinema), a seguire, un incontro con Patrick Karlsen (IRSML).

Miklós Jancso conquista la notorietà internazionale con una trilogia sui momenti fondamentali della storia ungherese che definisce il suo stile personale. Ridotta ai minimi l’importanza del contesto storico ed eliminata la complessità psicologica dei personaggi, Jancsó mette in scena complesse riflessioni sul potere, la repressione e l’intercambiabilità dei ruoli di vittima e carnefice. Distaccandosi dai moduli naturalistici più convenzionali, il suo stile si fa progressivamente più stilizzato, con scene di massa organizzate in rigorosi moduli geometrici e filmate con lunghi piani sequenza. “I disperati di Sandór” , un film del 1966 presentato in concorso a Cannes, fa parte di una trilogia che comprende “Silenzio e grido” (1968) e “L’armata a cavallo” (1968). “I disperati di Sandor” rivela Jancso al pubblico internazionale: ambientato nel 1848, durante la repressione dei moti guidati da Sándor Petofi, è una gelida riflessione sui temi della violenza e della ribellione.

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