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Notizie > Attualità > 07 Ottobre 2016

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Villaggio del Pescatore: dopo il dinosauro Antonio arrivano i rettili volanti "virtuali"

FotoActortest

Trieste (TS) - Dopo il dinosauro Antonio, al Villaggio del Pescatore compaiono i rettili volanti. Nella realtà aumentata del sito paleontologico gestito dalla cooperativa Gemina, ora c’è spazio anche per gli Azhdarchidae - un nome che deriva da una parola persiana che significa drago - pterosauri vissuti nel Cretaceo superiore, fra i 108 e i 66 milioni di anni fa, considerati fra i più grandi animali che abbiano mai solcato i cieli. Grazie alla tecnologia che finora permetteva ai visitatori del sito, attraverso appositi tablet, di vedere Antonio muoversi fra le rocce in mezzo alle quali sono stati trovati i suoi resti, ora si potranno ammirare questi enormi rettili volanti sorvolare il cielo del sito.

La cooperativa Gemina con il laboratorio Zoic hanno ricostruito un azhdarchide, molto diffuso in Europa ai tempi di Antonio, a partire un resto osseo di rettile volante rinvenuto sul sito del Villaggio. Nella simulazione della realtà aumentata, l’azhdarchide entra volando sotto le tensostrutture del sito, atterra, girella un po’ negli spazi accanto ad Antonio e poi riparte decollando sopra la Baia degli Uscocchi. «Nulla del genere - sottolinea Flavio Bacchia - è mai stato realizzato su un sito paleontologico».

Sabato 8 ottobre, in concomitanza con la Barcolana, dalle 14 alle 18 e nei giorni successivi con gli orari usuali della Cooperativa Gemina, al Villaggio del Pescatore si potrà vedere il rettile volante virtuale che si muove e agisce come facevano i suoi simili milioni di anni fa, insieme alla replica del più grande animale che abbia mai volato, il Quetzalcoatlus, che raggiungeva l’apertura alare di un caccia Zero giapponese della seconda Guerra mondiale. La replica esposta è posizionata con le ali chiuse, in quanto non c’è spazio per gli 11,8 metri che sarebbero necessari in postura di volo. È la prima volta che un esemplare del genere viene esposto in Italia.

Solo due società al mondo hanno affrontato la ricostruzione di una specie di cui si conoscono pochi reperti frammentari. Il lavoro svolto dalla Zoic è stato realizzato sotto la supervisione di Dino Frey, l’esperto di pterosauri del Museo di Karlsruhe in Germania.

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