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Notizie > Attualità > 01 Luglio 2016

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Presentazione "en plein air" a Trieste per la nuova Giunta del sindaco Dipiazza

di Claudio Bisiani

La Giunta Dipiazza (foto Ufficio Stampa Comune di Trieste)

Trieste (TS) - Più che una conferenza stampa, volendo scherzarci un po' su, è sembrata la lettura coram populo di un editto dello Sceriffo di Nottingham del famoso cartoon “Robin Hood” della Disney. Sono passate da poco le 12 quando un sorridente Roberto Dipiazza, neoeletto sindaco di Trieste, si presenta “en plein air” davanti all'entrata del palazzo municipale in piazza Unità seguito dal corteo dei suoi nuovi assessori. E così, papiro alla mano, tra una battuta di spirito e l'altra («...qui ci sono tutti, ma dov'è finito il sindaco?»), inizia a scandire – in mezzo a una piccola folla di giornalisti, curiosi e supporters – la formazione della “squadra di Giunta” del Dipiazza III:
- Pierpaolo Roberti, vicesindaco, con deleghe a Polizia locale, Sicurezza, Grandi eventi, Famiglia;
- Michele Lobianco, Risorse umane, Servizi al cittadino, Zoofilia;
- Lorenzo Giorgi, Servizi di amministrazione, Commercio ed eventi correlati, Volontariato;
- Angela Brandi, Educazione, Università e Ricerca;
- Luisa Polli, Urbanistica;
- Carlo Grilli, Servizi e Politiche sociali;
- Giorgio Rossi, Cultura, Sport e Giovani;
- Maurizio Bucci, Innovazione, Sviluppo economico e Partecipate, Turismo, Progetti europei;
- Serena Tonel, Comunicazione, Agenda digitale, E-government, Teatri;
- Elisa Lodi, Lavori Pubblici.

Questi dunque i nomi – alcuni decisamente noti, altri meno – usciti dal cilindro del nuovo sindaco di Trieste, che ha assunto anche le deleghe su Ferriera, Ambiente, Porto Vecchio, Progetti strategici e Servizi finanziari.

Una prima riflessione, absit iniuria verbis, porta a sollevare dubbi e perplessità sulla scelta operata, ancora una volta, su uno degli assessorati strategici per la città, quello alla Cultura, che da decenni (ad eccezione, forse, della meteora Miracco) non è riuscita mai ad esprimere un nome di spessore che avesse tutti i crismi necessari – in primis “titoli e curriculum” – per rivestire un ruolo estremamente complesso, articolato e difficile. E la cosa, al di là di qualsiasi colorazione politica, dispiace maggiormente in una città con tanti giovani laureati (molti a spasso o “cervelli in fuga”...), rinomata per la sua storica tradizione e vocazione culturale, sede di convegni e festival internazionali, prestigiosi musei, teatri, università, accademie, scuole, conservatori, istituti di scienza e ricerca, associazioni, istituzioni e realtà in campo artistico, musicale, letterario, che potrebbero fare tutti da traino ad un unico sistema interdipendente, una sorta di multiforme “hub” culturale, con forti ricadute potenziali sul turismo e, di conseguenza, sul commercio, sul lavoro e su tutta l'economia del nostro territorio.
Niente di personale contro nessuno, sia chiaro, ma al di là degli aspetti umani, di amicizia o simpatia, e trattandosi per di più di cariche pubbliche, forse si sarebbero dovuti privilegiare maggiormente titoli, conoscenza e competenze.

Inoltre, un'ulteriore interrogativo: perché scorporare i “Giovani” dall'assessorato all'“Educazione, Università, Ricerca” e i “Teatri” da quello alla “Cultura” nel quale invece rientra lo “Sport”? Scelte legittime, sia chiaro, anche se forse – mi sia consentito – un tantino cervellotiche, ma che confidiamo possano portare comunque a dei risultati concreti e positivi per Trieste e per l'intera comunità cittadina. Ai posteri, mutuando un celebre verso di manzoniana memoria, l'ardua sentenza. Nel frattempo auguri sinceri di buon lavoro a tutti.

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