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Cultura > Teatro > 26 Maggio 2016

A Venzone va in scena “Genius loci - dov’era… com’era. A quarant’anni dal terremoto”

Omero Antonutti (foto Ufficio Stampa Politeama Rossetti)

Venzone (UD) - È da poco trascorso quel 6 maggio, che da quarant’anni è scolpito indelebilmente nella storia del Friuli, nella memoria delle sue genti. Il terremoto, l’Orcolat – come dicono in lingua friulana – alle 21.01 del 6 maggio 1976 cancellò un mondo. Un mondo che stava già tasformandosi a causa del contingente sviluppo economico e industriale: il terremoto è stato un acceleratore di eventi in atto.

Ed è proprio da questa dimensione – fra storia e futuro, fra memoria e metafora – che il Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia ha tratto ispirazione per offrire un proprio contributo in occasione del quarantesimo anniversario del terremoto: un evento spettacolare che abbia valore di testimonianza, di riflessione, ma possa soprattutto rappresentare un’occasione di conoscenza di quei fatti e quei luoghi, per chi oggi – troppo giovane – non ne può avere il ricordo.

“Genius loci - dov’era… com’era. A quarant’anni dal terremoto” scritto e diretto da Andrea Collavino – spettacolo prodotto dal Teatro Stabile regionale con la collaborazione della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia e dell’Associazione dei Comuni terremotati e sindaci della
Ricostruzione del Friuli – andrà in scena in anteprima sabato 28 maggio nella Caserma “Manlio Feruglio" di Venzone con un cast eccellente, capitanato dal grande Omero Antonutti e completato da Maria Grazia Plos e Riccardo Maranzana – attori della Compagnia Stabile del Teatro – e impreziosito dalla Corale “Renato Portelli” di Mariano del Friuli diretta dal M° Fabio Pettarin.

A Venzone – paese simbolo della ricostruzione – e nella significativa cornice della caserma “Feruglio”, sede di reggimenti alpini, lo spettacolo trova la sua ambientazione più opportuna e – impreziosito anche dalle suggestioni di spazi esterni e interni che il pubblico attraverserà – donerà una serata densa di emozioni, testimonianze e pensiero.

Andrea Collavino ha sviluppato “Genius loci - dov’era… com’era” intrecciando tre importanti linee basate sulla voce: innanzitutto quella musicale del canto, profondamente emozionante, eseguita dalla Corale “Renato Portelli”. Non è semplicemente un accompagnamento dello
spettacolo, ma un suo momento portante, capace di interagire con la narrazione e di sostenerla.
C’è poi, naturalmente, la dimensione degli attori e del narratore, che danno voce ad una storia parallela, che nell’ordine della metafora ci racconta di un terremoto avvenuto nell’antichità ai tempi della Guerra di Troia. Essa rifrange sugli eventi del Friuli angosce che gli uomini hanno conosciuto in ogni tempo…

A questa dimensione lontana, lirica eppure così viva, s’intreccia la potente verità delle voci del 1976 – terza linea dello spettacolo – raccolte con grande sensibilità dallo stesso Collavino e da Renato
Rinaldi: voci di persone che hanno sofferto sulla propria pelle il terremoto del Friuli, testimonianze dirette di abitanti dei paesi devastati dal sisma, interventi di sismologi dell’OGS-Istituto Nazionale
di Ocenografia e Geofisica di Trieste, come Livio Sirovich e Dario Slejko, che per primi lo “misurarono” e ne localizzarono l’epicentro.

E poi le voci concitate dei radioamatori che si rincorrevano nel tentativo di portare più informazioni e aiuto possibile con i loro fondamentali ponti radio, i ricordi di Giuseppe Zamberletti che gestì
l’emergenza come Commissario straordinario del Governo, ed i versi di poeti friulani come Ida Vallelugo e Leo Zanier…

«C’è sempre un nesso tra i mondi possibili su questa terra» spiega Andrea Collavino nelle note di regia. «Le storie che raccontiamo forse parlano tutte di una stessa storia, che poi ci riguarda, e che continua ad essere raccontata perché parla dell’avventura umana, della catena di eventi e di azioni che costituiscono il vivere. Uno degli eventi più sconvolgenti e inspiegabili, imprevedibili che esistono è il terremoto, il movimento della terra che per definizione è ferma, anche solo per
distinguerla dal mare, che è mosso o calmo, ma sempre in movimento, per esempio» scrive ancora Andrea Collavino nelle sue note. «Eppure da quando il nostro pianeta esiste esistono i terremoti, e da quando possiamo raccontarli, sono stati oggetto di narrazioni. In occidente, hanno originato miti e Dei per renderli concepibili, per toglierli dall’incertezza sovrannaturale, così da essere familiarizzati.
Poseidone, Dio del mare e scuotitore della terra, scatena un terremoto e le conseguenze sono straordinarie, ferma una guerra che dura da più di dieci anni e che sembrava non dovesse finire mai. In pochi secondi tutto è cambiato e niente sarà più come prima, perciò non possiamo fare altro che cercare di ricomporre il “com’era” rimettendolo “dov’era”, almeno nella memoria.
Il racconto epico, la fiaba, diventano il modo per parlare di ciò che si può spiegare a livello scientifico, ma che rimane pur sempre misterioso alla percezione umana e animale. I cani ululavano, i grilli smisero di cantare e i serpenti uscivano dai loro rifugi sotterranei. Il soprannaturale sembra essere ciò che riunisce le persone, che le riporta alla ragione. Di fronte alla catastrofe si abbattono delle barriere che sembravano incrollabili.
Nel 1976, in piena guerra fredda, il terremoto del Friuli accende una gara di solidarietà che comprende sia il mondo occidentale sia il blocco comunista. Nonostante la reciproca diffidenza, davanti al bisogno c’è una sospensione della belligeranza, che ne palesa anche l’aspetto superfluo. Questi parallelismi c’entrano proprio con il tentativo di familiarizzare con la Natura, che a volte sembra nemica, quando invece non è altro che estranea, sconosciuta. E, infatti, la vicenda che
raccontiamo ha inizio dalla Grecia omerica, dalla nascita di Poseidone, dalle origini della storia.
Possiamo forse ritrovare in quella storia ancora lati sorprendenti, che parlano al presente con limpida chiarezza e ci danno il senso di questo narrare… Cantami, o Diva, del Pelìde Achille l'ira funesta che infiniti addusse lutti agli Achei, molte anzi tempo all’Orco generose travolse alme d’eroi…»

“Genius loci - dov’era… com’era. A quarant’anni dal terremoto” nella scrittura e regia di Andrea Collavino interpretato da Omero Antonutti e Riccardo Maranzana, Maria Grazia Plos e con la Corale “Renato Portelli” di Mariano del Friuli diretta dal M° Fabio Pettarin (accompagnata da
Giovanni Davide Leonardi al pianoforte, Alessandro Sluga al violoncello ed Anna Maria Delbianco alle percussioni) prodotto dal Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, va in scena sabato 28 maggio nella Caserma “Manlio Feruglio" di Venzone.

Lo spettacolo avrà inizio alle ore 20.30. La recita di sabato 28 maggio è in parte ad invito, in parte i posti saranno messi a disposizione a ingresso gratuito previa prenotazione che dovrà essere effettuata presso l’ufficio turistico della Pro Loco di Venzone (dalle ore 10 alle 12, tel. 0432.985034), fino ad esaurimento della disponibilità.


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia

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