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Cultura > Film > 06 Marzo 2016

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Al Cinema Ariston si proietta l'edizione restaurata di "Rocco e i suoi fratelli" di Visconti

Scena dal film "Rocco e i suoi fratelli" di Luchino Visconti

Trieste (TS) - Prosegue al cinema Ariston la rassegna di classici restaurati “Il cinema ritrovato”, organizzata in esclusiva per Trieste da La Cappella
Underground in collaborazione con la Cineteca di Bologna.

Lunedì 7 marzo in programma con proiezioni alle ore 17.00 e 20.30 il
capolavoro di Luchino Visconti “Rocco e i suoi fratelli” (Italia-Francia, 1960, 177’), al cinema per la prima volta in versione integrale nel nuovo restauro realizzato dalla Cineteca di Bologna e Titanus, in occasione del 40° anniversario della scomparsa di Luchino Visconti.

Protagonisti del film, nel grande affresco con cui Visconti ha raccontato l’Italia che cambiava negli anni dello sviluppo industriale e la migrazione interna da sud a nord, Alain Delon, Claudia Cardinale, Renato Salvatori, Annie Girardot: interpreti che hanno segnato l’immaginario di intere generazioni italiane.

Basato sul libro “Il ponte della Ghisolfa” di Giovanni Testori, "Rocco e i suoi fratelli" raccoglie in realtà molte suggestioni letterarie, dal Thomas Mann di “Giuseppe e i suoi fratelli” al Dostoevskij de “L'idiota”, senza dimenticare naturalmente la grande letteratura meridionalista del “Cristo si è fermato a Eboli” di Carlo Levi e “Contadini del Sud” di Rocco Scotellaro. Affidato il soggetto (che coinvolgeva anche Vasco Pratolini) alle penne di un super pool di sceneggiatori (Suso Cecchi D’Amico, Pasquale Festa Campanile, Massimo Franciosa, Enrico Medioli), Visconti scelse poi due maestri come Piero Tosi per i costumi e Giuseppe Rotunno per la fotografia, coinvolto anche a supervisionare il restauro, che recupera i tagli di censura avvenuti dopo la prima alla Mostra del Cinema di Venezia nel 1960.

«Salutato alla sua uscita come il ritorno di Visconti al Neorealismo – racconta il direttore della Cineteca di Bologna, Gian Luca Farinelli –, in effetti non lo fu affatto. “Rocco e i suoi fratelli” è una tragedia in cinque atti, ognuno dei quali prende il nome da uno dei figli (Vincenzo, Simone, Rocco, Ciro, Luca), è l’esplorazione dei destini individuali dei cinque fratelli Parondi, dove ognuno sceglierà il proprio destino. Protagonisti prediletti, sono ancora una volta, i vinti, ma qui vinte non sono solo le persone, è una civiltà che sta per essere annientata. Il tema della famiglia che si autodistrugge per una lotta fratricida, che sarà ampliato ne “La caduta degli Dei” e in parte era presente in “La terra trema”, è uno dei centri del film e Visconti si occupò prevalentemente del contrasto drammatico fra Rocco e Simone e dell’uccisione di Nadia, svelando tutto il suo talento nelle scene madri, nelle opposizioni violente, nei dialoghi serrati, in particolare quelli trai tre protagonisti, Simone, Rocco e Nadia, personaggi complementari, presenze tragiche, che esprimono costantemente la difficoltà di vivere al Nord, in una società disumana.

Le scene più riuscite, entrate a far parte del nostro immaginario, sono, come in ogni vero melodramma, le più impossibili: quella sul tetto del Duomo e quella dell’uccisione di Nadia, dove l’effetto melodrammatico è potente e perfetto. La scena girata sul tetto del Duomo sottolinea la sacralità della rinuncia di Rocco, che successivamente si libererà, si purificherà a ogni combattimento, come un angelo che compie il sacrificio purificatore. Mentre l’uccisione di Nadia, montata in contrasto con un combattimento vittorioso di Rocco, ricorda il finale della “Carmen” di Bizet (le minacce di don José, il rifiuto di Carmen, la vittoria del torero Escamillo)».

Informazioni sul sito www.aristoncinematrieste.it e sulla pagina facebook cinema.ariston.trieste.


INFO/FONTE: La Cappella Underground

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