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Notizie > Attualità > 20 Febbraio 2016

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Simone Cristicchi cittadino onorario di Trieste. Ieri la cerimonia al palazzo municipale

Foto Ufficio Stampa Comune di Trieste

Trieste (TS) - Emozione e gioia, spirito di condivisione delle memorie e vicendevole superamento delle pagine dolorose del passato per costruire un futuro basato sul reciproco rispetto, questi sono stati in sintesi i sentimenti comuni con i quali i tantissimi presenti hanno vissuto ieri, con grande partecipazione emotiva, la solenne cerimonia tenutasi nella Sala del Consiglio Comunale di Trieste, riunito in seduta straordinaria, per il conferimento della Cittadinanza Onoraria a Simone Cristicchi, il giovane autore e interprete teatrale che – come noto - con il suo “Magazzino 18” ha saputo magistralmente trattare una pagina tra le più difficili e sofferte della storia recente di queste terre, dando voce e facendo conoscere diffusamente agli italiani le tragiche vicende dell'Esodo dall'Istria, Fiume e Dalmazia.

La cerimonia ufficiale è stata preceduta poco prima – come da tradizione in queste occasioni - da un breve ma anch'esso toccante incontro nel Salotto Azzurro dove il “neo-cittadino” ha firmato il Libro d’Oro degli ospiti illustri del Municipio – iscrivendovi la frase “Con tutto il mio cuore, Grazie. No dimentighemo” (usando qui un'espressione della parlata istro-dalmata) -, alla presenza del Sindaco Cosolini e ricevendo una gradita sorpresa musicale da parte del Coro “I Giocosi di Trieste” diretto dal maestro Severino Zannerini che ha magistralmente eseguito “Ti regalerò una rosa”, la canzone con cui Cristicchi si affermò al 57° Festival di Sanremo, nel 2007.

Subito dopo, l'apertura della seduta consiliare, con l'appello che ha visto presenti la quasi totalità dei consiglieri e della Giunta Municipale, e con il saluto del Presidente Iztok Furlani?. Seduta che, tra l'altro, è stata anche trasmessa in diretta streaming sul sito della Retecivica.

Ampio e intenso l'intervento del Sindaco Roberto Cosolini che ha innanzitutto rievocato il ricordo di “quel grande applauso 'liberatorio' scattato dai 1500 spettatori presenti alla prima di “Magazzino 18”, al suo esordio nel 2013 al Politeama Rossetti. C'era stato allora – ha rammentato Cosolini – il forte timore di polemiche, delle allora costanti polemiche triestine su questi temi. Invece così non fu, e quello spettacolo divenne una festa di tutti, segno che i muri del passato si stavano finalmente e definitivamente sgretolando. Quei muri che fino ad allora sembrava dovessero per sempre separare i dolori, e negare il dolore degli 'altri'. Invece fu chiaro in quel momento che si poteva assieme cambiare strada. E che compito della politica - lasciando alla storia ogni necessario ulteriore approfondimento - doveva essere quello di preparare un miglior futuro per tutti, a cominciare da una città che aveva già dimostrato di poterlo fare, come anche gli ormai “storici” incontri non casualmente svoltisi a Trieste fra Violante e Fini, e fra Lucio Toth e Milos Budin, nella ricerca di una 'ricomposizione delle memorie', stavano a testimoniare.”
“Tanta strada era stata in effetti già fatta in questo senso. Ma mancava ancora un momento simbolico di grande forza evocativa, come forse solo il teatro e la musica possono offrire. E allora, grazie Simone – ha continuato il Sindaco – per averci fatto questo dono che ha dato un forte contributo ad 'aprire' e a trasmettere a chi ancora non le conosceva le vicende e i valori civili profondi delle popolazioni dell'Adriatico Orientale, rappresentando nel contempo un messaggio di rispetto reciproco e di comprensione fra tutte le memorie che vivono in una terra e in questa nostra città. Solo così, con questo rispetto e questa conoscenza e vicendevole comprensione di tutte le memorie e tutte le storie, ci si può scoprire, alla fine, dopo tanto tempo, finalmente liberi e più coesi, guardando a un miglior futuro di tutta intera la nostra comunità. Credo che anche da questa nuova coscienza sia derivato quel grande applauso liberatorio quella sera al “Rossetti”. Un applauso che ci ha unito, e non diviso; come sta avvenendo, ad esempio, anche con le nuove riflessioni che stiamo conducendo in questi ultimi anni sulla Grande Guerra, sempre in questo spirito di ritrovamento di valori comuni che ricompongano la comunità, al di là delle visioni distanti e opposte di un tempo.”
“Ho considerato in questi anni – ha concluso Cosolini – di voler dare un contributo anche personale a questo percorso; e non per un gioco di convenienze, ma perchè mi rendevo conto che era davvero necessario e giusto dare a ognuno, a ogni storia, a ogni memoria, ciò che andava dato e riconosciuto: unico metodo questo per poter di nuovo guardare assieme al futuro di tutti, e dei nostri giovani in particolare. Anche perchè non dobbiamo dimenticare che le tragedie possono sempre ripresentarsi, in molte forme – e lo stiamo vedendo anche oggi -, se non si praticano, in modo condiviso, i valori fondamentali di tolleranza, solidarietà, libertà, ricerca di serenità nella democrazia. Questi sono i veri antidoti alla violenza e al ritorno di tragedie come quelle che purtroppo queste terre hanno già vissuto.”

Concluso il suo intervento, il Sindaco Cosolini ha quindi letto la motivazione del conferimento; motivazione che recita: “Per l'impegno forte e intelligente e il grande equilibrio e rispetto con il quale ha trattato una pagina dolorosa e controversa della storia del Novecento, contribuendo a portare alla conoscenza di tanti italiani, grazie allo strumento del palcoscenico, le tragiche vicende dell'Esodo”. E infine consegnato – come previsto dal protocollo - la Pergamena e la Medaglia della Cittadinanza Onoraria al “neo-cittadino” Cristicchi, consegne che si sono svolte fra un vivissimo e incessante applauso da parte di tutti i presenti in piedi.

E' seguito l'atteso intervento di un Simone Cristicchi chiaramente emozionato, che ha aperto richiamandosi a una significativa espressione di Carlo Levi: “Il futuro ha un cuore antico. Non si costruisce il domani senza la ricchezza del passato”. Per subito rimarcare come nel suo percorso, “in questi 10 anni di carriera” ogni suo viaggio sia “iniziato da un silenzio”, dagli ex manicomi (Cristicchi visitò anche l'ex OPP di San Giovanni, girando tra gli storici manicomi d'Italia al tempo di “Ti regalerò una rosa”, n.d.r.) alle miniere abbandonate, incontrando i “silenzi” degli anziani e dei reduci di guerra; e fino agli 'armadi della vergogna' del nostro Paese che contengono – ha detto – “gli enormi e oltraggiosi silenzi e le grandi amnesie della Storia”, riempire le quali “con poesia, parole e musica, è sempre stata una mia personale urgenza, una forma di resistenza all'oblio e nei confronti del potere accecato, dell'istituzione totalizzante, degli uragani del destino: mostri che schiacciano l'uomo, polverizzando la sua identità.”
E “senza memoria non siamo niente” – ha evidenziato Cristicchi, proclamando il suo forte messaggio-appello civile, quasi un grido di resistenza e opposizione a ogni oppressione, passata e verosimilmente anche contemporanea, anche forse riferendosi alle nuove dittature del 'pensiero unico' che si stanno profilando oggi -. Infatti – ecco il suo pensiero più attuale e urgente - “un uomo senza radici, senza identità, sarà un essere più manipolabile, anzi, sarà innocuo! Ecco perchè ricordare è una forma di resistenza!”
E “come nuovo cittadino di Trieste spero che un giorno il Magazzino 18 possa spalancare le porte agli italiani, diventare un museo a tutti gli effetti, visitabile in ogni periodo dell'anno – ha soggiunto Cristicchi – e diventi un'ennesima ricchezza di questa splendida città che oggi mi adotta!”
“E questo – ha detto ancora, con riferimento alla Cittadinanza, con emozione e con parole piene di affetto per Trieste – è uno dei regali più belli che abbia mai ricevuto nella mia vita.”
Passando poi a ringraziare tutti i presenti, dal Sindaco Cosolini ai componenti del Consiglio Comunale, “tra i quali in particolare – ha detto – Lorenzo Giorgi che è stato (con una propria mozione consiliare, n.d.r.) il primo promotore di questa iniziativa”, e quindi Jan Bernas (co-autore di “Magazzino 18”) e tutto lo staff del Teatro Stabile “Rossetti”, con il presidente Budin e il maestro Antonio Calenda “che hanno creduto e realizzato questa mia visione”; e ancora le associazioni degli Esuli, l'IRCI con il direttore Piero Delbello, e Maurizio Tremul, Fabrizio Somma e l'Università Popolare di Trieste “per aver portato il mio spettacolo nei teatri dei connazionali dell'Istria”.
E ringraziando infine nuovamente “i 17 mila spettatori di Trieste che incontrandosi a teatro hanno deciso di ritrovarsi come comunità... e a tutti quelli che hanno voluto superare con me gli schemi ideologici, politici, etnici, volendo fare un passo in avanti verso la riconciliazione, che è il vero senso di questo lavoro. Perchè davvero – ha concluso Cristicchi -, chi ha bisogno di nemici non è in pace con se stesso.”

E non sono mancati da parte del “neo-cittadino” due 'regali' finali: la bella proposta, già discussa – ha precisato Cristicchi - con il Vicesindaco Fabiana Martini di offrire nel luglio prossimo a tutti i cittadini un grande concerto in piazza Unità “quale omaggio all'opera del grande Sergio Endrigo, di cui mi farò interprete assieme all'Orchestra Sinfonica della Mitteleuropa”; e, ancora, la sorpresa di una poesia, scritta dallo stesso Cristicchi e da lui recitata oggi in un'Aula consiliare silenziosa e commossa; un poemetto espressamente dedicato a Trieste, dai toni, per certi aspetti, di un candore fanciullesco, ma in ogni verso nutrito di un grande amore e di ammirazione verso la nostra Città: una Trieste vista come “culla di memorie che inventano il futuro” ma anche “sicuro approdo di un poeta in cerca di radici”; città “nascosta, impossibile, misteriosa” dove sono protagoniste la Bora, i tramonti e l'”improvvisa benedizione in gocce d'acqua marina”; città “porto di ipotetici orizzonti... dove l'onda ritorna e riporta nuovi respiri, sempre di libertà!”; “città mosaico, che ogni giorno riunisci i pezzi”... da guardare “con gli occhi di un bambino e l'innocenza perduta di chi non mente, perchè non c'è peggior sventura che non stupirsi più di niente”. Dichiarando infine e sottolineando fortemente – anche con chiaro riferimento al grande successo di “Magazzino 18” e alle sue più di 200 repliche con oltre 100 mila spettatori in tutta Italia - che “Tornerò qui sempre, città che come trampolino mi hai lanciato allo Stivale. Il tuo nome e le tue infinite storie, nella mia valigia di gemme preziose, Trieste mia, le regalerò come rose!”.
Vi si può leggere, forse, un richiamo alle sofferte rose dell'inizio della sua carriera musicale, ma certamente, indubbiamente, un grande affetto per questa città che ha chiaramente conquistato questo giovane artista romano.

Lunga più del consueto, pari ai sentimenti espressi da tutti i presenti, l'uscita dall'Aula consiliare, fra mille saluti, abbracci di estimatori, centinaia di foto ricordo che tantissimi hanno voluto farsi scattare assieme a Simone Cristicchi, triestino da oggi, ma forse da sempre...


INFO/FONTE: Ufficio Stampa Comune di Trieste

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